I misteri di Laura, la recensione


Riflessioni e appunti sull'esordio della serie interpretata da Carlotta Natoli


C’è infatti molto di più nella fiction prodotta dalla Casanova Multimedia. C’è il richiamo alla vecchia e alla nuova maniera di essere un detective al femminile, ci sono le atmosfere di un giallo che stinge nel rosa, di una commedia che sfocia nel dramma e nel delitto. C’è, insomma, la pretesa di abbracciare il rosa e il nero, c’è la crisi matrimoniale nella quale si intrufola subito il terzo “aitante” incomodo impersonato da Daniele Pecci. C’è il marito fedifrago (Gian Marco Tognazzi) che ha tradito spudoratamente la moglie Laura dalla quale sta per divorziare.

Il pensiero non può che correre ad un’altra collega di Laura, Camilla Baudino. Solo che la Prof (interpretata da Veronica Pivetti) di mestiere fa l’insegnante ed ha solo la passione per le indagini. Per il resto le similitudini sono molte. E non dimentichiamo che c’è stata una serie dal titolo significativo Donna detective che è vissuta su Rai1 per due stagioni, dal 2007 al 2010. Nel gran calderone delle indagini al femminile c’è anche Suor Angela, ovvero la Elena Sofia Ricci di Che Dio ci aiuti. La lista sarebbe ancora lunga.

Ma I misteri di Laura ha attinto da ognuna, con un occhio attento anche alle omonime serie tv straniere per la caratterizzazione dei personaggi, soprattutto del commissario Moretti.

C’è da riconoscere, infatti, agli sceneggiatori, di aver tratto ispirazione da una lunga quantità di serie tv: ci sono persino rimandi al famoso Hercule Poirot che, per la risoluzione del caso convoca tutti gli indiziati del delitto. Anche Laura Moretti ha seguito questo criterio. E, senza certo nasconderlo, si divide tra una Miss Marple più giovane e un tenente Colombo in gonnella. I risultati, però, sono modesti.

Come interprete, Carlotta Natoli ha ampiamente superato l’esame: la sua recitazione è credibile e regge in pieno il personaggio. Sono le situazioni in cui si trova a non avere nulla di originale: il tradimento del marito, il ruolo di mamma-lavoratrice, la presenza dell’aitante collega messo lì per scatenare dinamiche sentimentali, come il poliziotto Berardi con cui collabora la Professoressa Baudino-Pivetti.

Una menzione particolare va a Fatima Trotta nel ruolo della baby sitter: è stata credibile e divertente.

Insomma un dejà vu che, però, riesce ad amalgamarsi in un contesto leggero e comune a molti nuclei familiari. Vi si aggiunga la presenza di bambini che serve a catturare l’interesse di un pubblico più giovane.

Il tutto sullo sfondo di delitti settimanali (uno a puntata). Delitti che sono diventati l’elemento indispensabile per l’impalcatura della fiction made in Italy.



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