ZeroZeroZero: la conferenza stampa della serie in anteprima a Venezia 76


La conferenza stampa della serie tratta dall'omonimo libro di Roberto Saviano. Due episodi sono proposti in anteprima alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.


ZeroZeroZero è una serie originale Sky Studios tratta dall’omonimo libro di Roberto Saviano e include nel team creativo Stefano Sollima, Leonardo Fasoli e Mauricio Katz. Il progetto comprende otto episodi, i primi due diretti dallo stesso Sollima, 4, 5 e 6 da Janus Metz, mentre 6, 7 e 8 da Pablo Trapero.
La messa in onda è attesa nel 2020 su Sky in Italia, Regno Unito, Irlanda, Germania e Austria, su CANAL+ in Francia e nei paesi francofoni di Europa e Africa, su Amazon Prime Video negli USA, in Canada, America Latina e Spagna. Il distributore internazionale è STUDIOCANAL TV.

Tre continenti (America, Europa e Africa), sei lingue (inglese, spagnolo, italiano, francese, wolof e arabo) e quasi un anno di riprese per un cast internazionale di livello, con protagonisti Andrea Riseborough, Dane DeHaan, Gabriel Byrne, Harold Torres, Giuseppe De Domenico, Adriano Chiaramida, Francesco Colella e Tcheky Karyo.

Anticipazioni sulla trama

«ZeroZeroZero racconta sistemi criminali e familiari diversi tra loro ma ugualmente violenti e assetati di potere, e come i cartelli messicani, la ‘ndrangheta e uomini d’affari americani corrotti si contendano la supremazia delle rotte della merce più distribuita al mondo: la cocaina» (dalla sinossi ufficiale).

Alla Mostra del Cinema di Venezia 2019 sono stati presentati i primi due episodi.

Ecco la conferenza stampa di presentazione della serie con le dichiarazioni degli intervenuti.

Riccardo Tozzi (produttore Cattleya) a proposito dell’impegno economico per la realizzazione della serie: “abbiamo l’abitudine di non svelare cifre, ma è stata una produzione estremamente complessa da mettere in piedi. Ci è successo anche che un sindaco in Messico non ci desse delle location e questo ha portato a un blocco di tre settimane”.

Stefano Sollima: mentre stavamo scrivendo il progetto pensavamo che non saremmo mai riusciti a realizzarlo. Ce l’abbiamo fatta grazie ai produttori.

Nicola Maccanico (Sky Italia): interagiscono culture diverse che sotto la linea del narcotraffico mostrano i diversi approcci. Penso che viaggerà molto non solo nelle vendite.

La moderatrice Giulia D’Agnolo Vallan interroga gli sceneggiatori

Leonardo Fasoli: abbiamo fatto un grande lavoro di ricerca, siamo stati in Messico, Africa e Stati Uniti. Abbiamo intervistato giornalisti e forze dell’ordine. Dovevamo toccare con mano quel mondo prima di immaginare i personaggi
Mauricio Katz: abbiamo deciso di raccontare come tutti sono delle piccole isole, vivono in questo mondo della legalità e vendono le proprie anime.

Partono le domande

A Roberto Saviano: pensavi già che sarebbe diventato un film?
Quando si scrivono libri su questo tema le immagini sono dominanti. L’Aspromonte è l’Amazzonia d’Europa. La caratteristica dello sguardo italiano è peculiare perché avendo, purtroppo, l’Italia le mafie più antiche, quando il cinema racconta tutto questo, deve avere un punto di vista differente.

Per gli attori: quanto conoscevate quest’opera?

Interviene Riccardo Tozzi: quando è uscito il libro di Roberto è venuta subito in mente l’idea del progetto.
Andrea Riseborough: è un rapporto di grande ammirazione. Non lo conoscevo ancora di persona. Diversamente da molti autori, lui è sia artistico che innovativo. La serie è un prodotto diverso ed è stato importante consentirgli una propria vita per cui ho guardato a Stefano per ottenere un senso.
Dande DeHaan: non conoscevo le.opere di Saviano, ma conoscevo quelle di Stefano. Ci siamo incrociati in aereo ma non sapevo chi fosse (ride).
Adriano Chiaramida: quando si mettono in scena serie basate su fatti che ci parlano direttamente, io penso per prima a Sollima. Ci siamo conosciuti ai tempi di Romanzo Criminale e già apprezzavo la sua regia. Mi sono divertito nell’interpretare un boss. Vengo dal teatro, ho trovato una troupe fantastica e lavorare in questo modo è bellissimo. Dobbiamo far vedere ai giovani quella che è la nostra realtà, il bello di questa serie è che entra nell’animo delle persone. Mi auguro che possa avere successo per il sacrificio e l’impegno di tutti. Dobbiamo capire dove viviamo. Saviano rischia la vita per parlare di queste cose, noi no – o almeno me lo auguro – e dobbiamo farci carico di certi racconti.

Harold Torres: avevo già sentito parlare di Saviano. Per me è stato interessante addentrarsi nelle varie dinamiche della mafia e ho creato un personaggio profondo.

Per Saviano e Sollima: secondo voi avverrà la legalizzazione della droga?
Saviano: questa serie racconta senza mai spettacolarizzare. Con Stefano siamo stati insieme in fabbrica e abbiamo capito come raccontare senza svelare.
La coca arriva in Italia a 54000€ al chilo, con 10000€ di cocaina pura in Sudamerica diventi milionario. Da un chilo di coca pura ne ricavi circa 3000 dosi. La facilità con cui la coca viene venduta è incredibile. La legalizzazione potrebbe interrompere questa massa di guadagni infiniti, ma cambierebbe l’economia. Nel primo episodio il boss propone 27000€, quindi il prezzo americano. Il commercio di coca è l’unico equiparabile al petrolio.
Stefano Sollima: qui il romanzo di Roberto osservava il narcotraffico da un’angolazione speciale. La vita è continuamente influenzata dal traffico di cocaina, qualsiasi cosa che ci circonda potrebbe essere stata toccata dal fenomeno e questo ci ha portato a realizzare la serie.

Come mai avete avuto l’idea della sindrome di Huntington? (malattia rara neurodegerativa del sistema nervoso centrale, caratterizzata da movimenti involontari)

Sollima: l’hanno avuta Leonardo e Maurizio.
DeHaan: non avevo mai sentito nominare questa sindrome, ho letto libri e visto un doc realizzato da una persona che ne era affetta. Mi è piaciuto moltissimo com’è stata utilizzata nel film.
Per Sollima: qual è la sua sfida come regista per migliorare ancora?
Rimanere il più vicino possibile a quelle che sono le intenzioni iniziali e soprattutto non farsi mai distrarre da ciò che ci circonda. Cerco di rimanere me stesso.
Per Saviano: torna l’elemento religioso…
La serie si apre con il decalogo su cos’è la vita dal punto di vista di un uomo d’onore. Ho lavorato tanto su quel monologo. L’ “etica” mafiosa coincide in molti punti con tali direttive: “guadagna il più che puoi, difenditi da tutto ciò che hai intorno e non ti fidare di nessuno”. Perché le droghe sono così regine? La risposta può sembrare violenta: ci si riempie di coca perché la vita è una merda. La coca la usano i chirurghi, gli operai. L’eroina ti disattiva dal mondo invece. La questione religiosa entra esattamente in questa logica: qui su questa terra sei per patire, mentre Dio può capirti.

Saviano conclude: Il potere ha molto a che fare con la mistica religiosa, in questo Sollima ha sempre uno sguardo sulla trascendenza, questi boss vivono come gli ultimi calvinisti del mondo. Sono la classe dirigente disposta al sacrificio. C’è un concetto chiave: si paga tutto con l’odio, la solitudine, il carcere o la morte. Non dimenticherò mai le parole di un magistrato mentre leggeva sentenze fine pena mai: i boss non ragionano per anni, ma per ere.

La conferenza stampa si conclude qui.


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