I talk show e l’esasperata ricerca della comicità


Analisi critica delle prime puntate dei principali talk show nazionali


La stagione autunnale è ormai pienamente avviata e, come da tradizione, i primi programmi ad essere tornati sul piccolo schermo sono stati i talk show. Tra le pochissime novità che li hanno coinvolti una è emersa con forza: la spasmodica ricerca ad assoldare un comico.

Da anni si assiste ad un progressivo declino del genere dei talk show: risse verbali (e in alcuni casi anche peggio), confusione, mediatori incapaci di tenere in pugno la discussione, soliti ospiti e argomenti. Tutto questo ha portato ad affermare in più di una circostanza che queste trasmissioni sono ad un passo dallo scomparire.

In realtà, però, ogni anno nascono al fianco delle storiche trasmissioni, come Porta a porta o Matrix, nuovi esperimenti e programmi, che finiscono solo per intasare il palinsesto e creare ancora più confusione nei telespettatori, che il più delle volte, dopo aver assistito al dibattito, sono ancor più disorientati di prima.

Dopo le prime puntate possiamo affermare che anche in questa stagione gli autori hanno preferito affidarsi alla tradizione: così ritroviamo #Cartabianca con i tradizionali tre spazi ben identificati, l’ultimo dei quali dedicato a spettacolo e/o cultura, di Martedì con la sua interminabile durata (quasi 4 ore di trasmissione) e l’intermezzo dedicato a salute e alimentazione.

C’era attesa per l’approdo di Fabio Fazio su Rai1, ma di fatto, l’unica novità di Che tempo che fa è stata la rete di messa in onda; anche gli ospiti sono stati gli stessi. Annalisa Bruchi con il suo Night Tabloid invece ha cambiato giorno di programmazione, ma cast e schema narrativo sono identici al passato.

L’ulteriore problema dei talk show è rappresentato poi dal dilagare dell’infotainment. La rincorsa agli ascoltatori, con la conseguente ansia da guerra dell’Auditel, ha fatto si che anche nelle trasmissioni più istituzionali siano stati inseriti elementi e spazi tipici del mondo dello spettacolo. Questa tendenza è esplosa nella stagione in corsa con la ricerca del comico da presentare in video.

Il capostipite di questa tendenza può essere individuato in Maurizio Crozza (tornato in onda su Nove con il suo Crozza nel paese delle meraviglie) che sbarcò a Ballarò con le sue pungenti copertine satiriche. Il comico ligure, poi seguì Giovanni Floris, a di Martedì, su La7, fino al definitivo passaggio a Discovery. Da qui in avanti si sono scatenate trattative e trasferimenti tali che non si riscontrano nemmeno nel più folle calciomercato estivo.

La scorsa stagione Crozza fu sostituito da Luca e Paolo, che però in estate sono approdati alla Rai, per questo Giovanni Floris ha affidato la parte satirica iniziale a Gene Gnocchi, proveniente da Quinta Colonna, uno dei pochi programmi rimasti senza spazio comico insieme a Piazzapulita su La7. Il livello qualitativo è progressivamente sceso, al punto che non si tratta più di satira ma di mediocre comicità.

Anche il principale competitor, #Cartabianca, punta ad accaparrarsi ascoltatori sin dall’inizio della puntata con uno spazio satirico/comico: sulla terza rete il compito è affidato a Geppi Cucciari. Non si discosta da questa tendenza nemmeno Fabio Fazio: scontata la presenza di Luciana Litizzetto e la sua divertente irriverenza in Che tempo che fa.  Il conduttore, inoltre, fatto un gran colpo, in apertura di Che fuori tempo che fa, “riportando” in Rai proprio Maurizio Crozza.

Per rendere più vivace la trasmissione, anche Annalisa Bruchi, in Night Tabloid, da anni è affiancata da Dario Vergassola, che a differenza degli altri format, non è limitato all’inizio della trasmissione, ma è un battitore libero. A sorpresa anche Matrix, nella puntata del giovedì, da quest’anno, propone in studio la presenza di un comico: Maurizio Battista.

Infine, non poteva che uniformarsi a questa tendenza anche l’ultimo talk show arrivato: Sabato italiano. Il nuovo programma di Eleonora Daniele, è apparso molto simile a quello della concorrenza (ndr Verissimo); toni leggeri, spettacolo e tv protagonisti e soprattutto le imitazioni di Emanuela Aureli, non  sempre riuscite, a tener compagnia a ospiti e telespettatori.

In programmi all’insegna di urla, politichese e prepotenze, una vena comica potrebbe non essere una scelta sbagliata, per avvicinare alla politica e all’informazione anche fasce di pubblico solitamente ostiche a questo genere. Il problema semmai potrebbe essere un altro: quale è il livello qualitativo della comicità, o meglio ancora della satira, in Italia? Tranne qualche eccezione, il genere sicuramente ha attraversato momenti migliori.



0 Replies to “I talk show e l’esasperata ricerca della comicità”

Lascia un commento

Riempi tutti i campi per lasciare un tuo commento. Il tuo indirizzo non verrà pubblicato

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>
*