Romanzo famigliare, la recensione


Analisi della prima puntata della serie firmata alla regia da Francesca Archibugi.


Una storia complicata, rapporti “famigliari” contrastati, gravidanze che si susseguono di madre in figlia anche alla medesima età a caratterizzare generazioni solo apparentemente differenti.E poi un linguaggio infarcito di grossolanità che troppo spesso sfocia nel volgare e che dovrebbe rappresentare l’idioma preferito dalle giovani generazioni. Espressioni che, forse, erano più adatte alle ex sessantottine che a giovani donne del duemila.

Romanzo famigliare, di cui i telespettatori hanno visto la prima puntata lunedì 8 gennaio, strizza l’occhio prevalentemente, ad un pubblico giovane di cui vuole accattivarsi le simpatie riproponendone modi di parlare, comportamenti e tendenze. I personaggi di Micol (Fotinì Peluso), del suo insegnante di clarinetto Federico (Francesco di Raimondo) e dei suoi amici di scuola rappresentano l’universo delle new generation che non vuole prendere contatto con la vita.

Dall’altra parte, tra i senior, si trova il Cavalier Gian Pietro Liegi  (Giancarlo Giannini) con il suo entourage “famigliare”. I genitori di Micol, Emma (Vittoria Puccini) e Agostino (Guido Caprino) oscillano tra le due categorie grazie ai loro comportamenti ora da adulti, ora da adolescenti viziati.E’ soprattutto la figura della madre a presentare leggerezze inammissibili. Emma non si accorge che la figlia è incinta di tre mesi perchè presenta le debolezze di una donna mai cresciuta, viziata, che non riesce a guardare al di là del proprio limitato orizzonte. E dire che anche lei, alla stessa età della figlia, aveva avuto la sua prima e unica gravidanza.

L’immagine della famiglia proposta dalla serie è malinconica e distruttiva. Una famiglia spezzata, corrosa da contrasti mai sedati che si ripresentano integri, nella loro virulenza, dopo oltre sedici anni. La sedicenne Micol incontra, per la prima volta il nonno in un ospedale dove le era stato diagnosticato il suo stato di gravidanza avanzata di oltre tre mesi. Emma, a sua volta, non vede il padre da quando, sedici anni prima, era fuggita di casa a sua volta incinta.

Amori giovanili troppo spesso dettati da inesperienza e leggerezza, si intrecciano sulla medesima linea narrativa, a quelli più anziani. Ma dietro tutto c’è sempre un doppio fine, l’illegalità di svariate situazioni nelle quali molti personaggi sono coinvolti.

La regia di Francesca Archibugi si posa sui personaggi con competenza e autorevolezza ma anche con estrema pretenziosità. L’obiettivo è sottolinearne la diversità del prodotto nell’universo del racconto televisivo, ma non si riescono ad evitare alcune atmosfere scontate presenti in troppe serie equivalenti. Specie quando si preme l’acceleratore sulle tematiche giovanili.

Personaggio comprimario è la città di Livorno che viene fotografata nei suoi aspetti più caratteristici. E’ il valore aggiunto del racconto.

Da sottolineare, infine, la prova convincente offerta dalla giovane attrice solo diciottenne Fotinì Peluso nel ruolo di Micol. La migliore in assoluto per una recitazione che, solo nelle intenzioni, avrebbe dovuto essere corale. Invece, spesso è slegata, sembra quasi procedere a compartimenti stagni.



One Reply to “Romanzo famigliare, la recensione”

  • Dama

    Mah… gli attori mi hanno convinto parecchio, forse Micol a volte un pò forzata nella recitazione, ma è giovane, si farà. Pamela Villoresi da urlo, Giannini, la Puccini calata perfettamente nella parte…senza questo cast sarebbe stato un disastro. La storia non è del tutto convincente, poco originale, scontati molti passaggi. L’impressione è che poteva riuscire molto meglio, ma non saprei indicare esattamente cosa mi ha disturbato. Vediamo la seconda puntata, comunque la guarderò anche solo per Guido Caprino che è un attore strepitoso e pure un bell’uomo.

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