Chi l’ha visto? | Puntata 12 giugno 2019 | Diretta


Chi l'ha visto? | Puntata 12 giugno 2019 | Diretta. L'appuntamento in prima serata con gli aggiornamenti sui casi di sparizione e cronaca nera. Sotto i riflettori la storia del sommelier statunitense Liam Biran, scomparso a maggio, e l'evolversi delle indagini sulle cosiddette truffe romantiche


Inoltre, la conduttrice Federica Sciarelli ha dedicato altro spazio agli aggiornamenti sulle vicende relative alle “Truffe romantiche”. Sono decine le donne che continuano a presentarsi negli uffici delle forze dell’ordine per denunciare di essere state sedotte su internet e poi raggirate. Circa 50 uomini, contestualemente, sono stati vittime di furto delle proprie identità, sfruttate per circuire le vittime.

Non si è tornato – come del resto già nella scorsa puntata – sulla storia tra Pamela Prati e Mark Caltagirone.

Chi l’ha visto? ha ricevuto critiche per aver approfondito il caso con attenzione definita esagerata, salvo poi incassare le difese da parte della scrittrice Dacia Maraini e di Maurizio Costanzo, che negli ultimi giorni l’avevano definito un doveroso atto di cronaca e di chiarimento.

Di seguito potrete ripercorrere la diretta Chi l’ha visto?.
I
n apertura, un nuovo caso: quello di un operaio 52enne della FCA (Fiat), scomparso ieri all’alba da Isola Del Liri (Frosinone). Si chiama Piero Pallagrosi.


È uscito di casa alle 5 circa, per prendere l’autobus che avrebbe dovuto portarlo al lavoro. In realtà, sembra essere sceso dopo sole quattro fermate – lo confermerebbe l’aggancio della cella del suo telefono – e poi di lui non si è saputo più nulla.

Seguono gli aggiornamenti sulle cosiddette “Truffe romantiche”. Le foto riconducibili a identità rubate arrivate in redazione sono ormai più di sessanta.

Sono persone di varie nazionalità, il cui volto è stato utilizzato per ammaliare le vittime, sedotte e poi derubate con pretesti di ogni tipo.

Il numero dei coinvolti è ancora in crescita. Hanno perso anche decine di migliaia di euro, convinti di aver trovato un amore perfetto che ad un certo punto aveva bisogno di aiuto.

Anche l’attore Maurizio Aiello ha visto utilizzare le proprie foto – in alcune delle quali c’è il figlio – per portare a termine i raggiri.

La novità è che tra le vittime ci sono non solo donne, ma pure tanti uomini (che, semplicemente, provano vergogna nel denunciare il tranello) e che non si tratta solo di persone vulnerabili.

Francesca è una donna d’affari giovane e non certo disabituata alle relazioni interpersonali. Nel suo caso la truffa ha sfiorato il disastro economico – visto che ha coinvolto anche gli affari – e l’ha portata in giro per il mondo.

Alle telecamere di Chi l’ha visto? confessa di essersi letteralmente innamorata dell’uomo che l’aveva contattata, a cui aveva inviato documenti e foto molto intime, convinta di essere di fronte alla relazione della sua vita. È riuscita a cavarsela con danni seri ma gestibili a livello economico, ma i documenti e le foto rimangono in mano ai criminali.

La Polizia ha spiegato che i malviventi sembrano avere le basi in Paesi africani come Ghana e Nigeria. Il business è iniziato lì perché è in quelle zone che vengono spedite le carcasse dei nostri vecchi computer e alle organzzazioni criminali è venuto in mente di estrapolare i dati dagli hard-disk gettati in discarica.

Maurizio Aiello racconta di come sia venuto a conoscenza di ciò che sta accadendo solo negli ultimi giorni, quando una donna francese l’ha contattato avvisandolo del profilo falso aperto con la sua foto. Ha fatto chiudere il profilo e denunciato l’accaduto alla Polizia Postale, ma non è in grado di sapere se ci sono altre donne meno fortunate di quella francese (che se ne è accorta subito) e quante sono.

Non può dire se ci sono altri profili falsi generati col suo volto, né sapere come possano essere state usate le immagini con i figli. Consiglia molta prudenza a chi si avventura in relazioni online ed esorta i telespettatori ad essere scrupolosi nel cercare di capire chi hanno di fronte.

Il caso successivo è datato di due anni ed è quello della calabrese Maria Chindamo. È sparita nel 2016 – caricata in un’auto e famai più trovata – nel giorno dell’anniversario del suicidio di suo marito, lasciato per un altro uomo. Si indaga per omicidio ed occultamento di cadavere, ma il corpo di Maria ancora non è stato trovato.

Ora, una lettera anonima inviata al settimanale “Giallo” tira in ballo persone conosciute dalla vittima e in relazione al movente mette insieme questioni economiche – terreni e attività dell’azienda agricola di famiglia – e la vendetta dei parenti dell’ex-marito. È una missiva piuttosto vaga in alcuni passaggi decisivi, però prova ad indicare il punto in cui è stata sepolta, un campo al di sotto del livello stradale. I Carabinieri non l’hanno trovata.
La figlia Federica e la madre di Maria sperano che la lettera possa aiutare ad aumentare l’impegno degli inquirenti e a fornire elementi decisivi per alimentare piste più convincenti. Federica: “Studierò e farò il magistrato per capire cos’è successo a mia madre. Lo farò finché respiro”.

In studio c’è pure Vincenzo Chindamo, il fratello di Maria. Conferma la tesi secondo cui la donna è stata punita per la sua scelta di libertà e la voglia di realizzarsi. E lancia un appello affinché chi sa parli.

Federica Sciarelli risponde all’autore della lettera anonima – che l’ha citata esplicitamente tra i destenatari – chidendogli, a questo punto, di scrivere ulteriormente e con maggiore precisione.

Si torna al caso di oggi, quello dell’operaio Piero Pallagrosi, di Isola del Liri. A casa lo aspettano la moglie e il figlio, mentre a al telefono in diretta c’è Maria, sua sorella.

Spiega che è stato ripreso per l’ultima volta dalla telecamera di un supermercato a poche centinaia di metri dal punto in cui era salito sull’autobus per andare a lavoro, diretto allo stabilimento FCA di Piedimonte San Germano. Erano le 4:50 del mattino.

Poi, più nulla, anche perché la videosorveglianza del supermerato riprende solo il parcheggio e la relativa recinzione. La sorella si appella agli automobilisti passati a quell’ora sulla strada – tra le principali della cittadina – e subito dopo rivolge direttamente al fratello un’accorato messaggio, offrendogli aiuto (nel caso ne avesse bisogno) e chiedendogli di tornare a casa.

Si passa alla sparizione di Liam Biran. Statunitense, sommelier e agente commerciale è scomparso il 9 maggio scorso vicino ad Aosta. I contatti con i famigliari risalgono a due giorni prima, quando aveva detto ai suoi che avrebbe continuato il viaggio in Europa – inizialmente di lavoro – verso Parigi. Al 9 maggi risale un biglietto ferroviario per il capoluogo valdostano, acquistato tramite carta di credito.

Il padre e il fratello sono in Italia per cercarlo insieme ad un investigatore privato e alla troupe di Chi l’ha visto?. Dopo un falso allarme, almeno due testimonianze attendibili riferiscono di averlo visto tra Aosta e Courmayeur, a piedi, in abiti da trekking e zaino in spalla. Aveva l’aria serena e rialassata, specifica un ragazzo sicuro di averlo riconosciuto.

I fatti sarebbero confermati da una richiesta di amicizia su Facebook arrivata da un ragazzo di Aosta proprio in quei giorni.

Liam non è nuovo a lunghi cammini e tra le altre cose aveva con sé una tenda da campeggio, come se effettivamente avesse in mente di avventurarsi. Di lui, tuttavia, nessuna traccia, nonstante l’impegno sul campo degli stessi inviati della trasmissione.

Federcia Sciarelli e la sua squadra continueranno ad occuparsi della storia, dopo lo spazio dedicato anche nella scorsa puntata.


Adesso, una storia inquietante, risalente addirittura al biennio 1997/1998, conosciuta dal grande pubblico per un’inchiesta e un podcast circolati molto – oggi diventati anche un libro, “Veleno” – realizzato da Pablo Trincia per la Repubblica.

Racconta delle testimonianze di decine di bambini emiliani su abusi sessuali e messe sataniche con riti terribili, durante i quali erano costretti anche ad uccidere animali e berne il sangue. Le accuse erano rivolte principalemente ai genitori – alcuni dei quali suicidi negli anni – ma coinvolsero anche Don Govoni, un prete accussato di pedofilia e satanismo, poi morto d’infarto.

Almeno sedici bambini vennero sottratti alle famiglie e separati forzatamente dai fratelli. Non pochi genitori furono incarcerati per anni e molti di loro non sanno ancora oggi dove sono i figli che gli vennero sottratti.

Il problema principale è che non sono state trovate prove convincenti di quelle testimonienze agghiaccianti, mentre le inchieste – prima giornalistiche, poi anche degli investigatori – hanno delineato un quadro fosco intorno ad alcune figure responsabili della sottrazione dei minori.

Su una buona parte delle registrazioni in cui si sentono i bambini raccontare degli abusi ci sono forti dubbi che siano state quantomeno viziate a seguito di un vero e proprio plagio.

In particolare, c’è da chiarire il ruolo di un’assistente della ASL, Valeria Donati, che gestiva anche il centro privato in cui venivano portati i bambini dopo essere stati sottratti alle famiglie. Quel centro veniva pagato dalle istituzioni con somme ragguardevoli.

L’inchiesta di Pablo Trincia ha evidenziato le anomalie nei colloqui e i tasseli mancanti nelle procedure di sottrazione ai genitori, oltre che nella formulazione delle accuse nei loro confronti.

Oltre a Trincia, in studio ci sono due genitori protagonisti della vicenda. Una donna a cui sono stati portati via quattro figli – salvo poi essere assolta da ogni accusa – e un uomo, a cui è capitata la stessa sorte ed ha passato anche anni in carcere.

Mario Biondo era un cameraman palermitano, morto sei anni fa a Madrid, in casa della compagna, la conduttrice televisiva Raquel Sánchez Silva.

I familiari di Biondo non sono mai stati convinti di come furono condotte le indagini e della fretta con cui il caso venne chiuso, archiviato come suicidio.

Ora – a seguito dell’emersione di nuove foto del cadavere di Mario Biondo, inizialmente sparite, mai fornite agli inquirenti italiani e agli avvocati – il medico legale che si occupò dell’autopsia è finito sotto inchiesta in Spagna per una serie di gravi mancanze durante il lavoro fatto in quell’occasione.

Dal suo coinvolgimento, sono emersi a catena decine di altre incongruenze che hanno coinvolto tutti gli attori protagonisti della vicenda. Investigatori e Giudici potrebbero aver sottovalutato o alterato prove potenzialmente decisive e quello che sembrava un suicidio per mezzo di una sciarpa, potrebbe rivelarsi un omicidio.

Il sospetto dei genitori, ospiti di Chi l’ha visto?, è che errori così macroscopici e numerosi possano essere stati non casuali. Non è esclusa l’ipotesi di una macchinazione messa in atto per proteggere l’immagine della moglie di Mario Biondo. La sua notorietà l’avrebbe spinta a cercare in ogni modo la chiusura delle indagini il più presto possibile, pur di non intaccarla.


Adesso Chi l’ha visto? torna ad occuparsi di un quadro: “La Madonnina” di Roberto Ferruzzi, datato alla fine dell’800.

Discendenti famigliari, colleghi, storici dell’arte, critici, lo cercano da decenni, ma le ultime tracce certe dell’originale vengono dall’archivio fotografico di Vittorio Alinari e risalgono all apima metà del Novecento.

Ora, un restauratore sostiene di poter essere al lavoro su quello che potrebbe essere quantomeno un bozzetto del quadro, dipinto dal Ferruzzi. Chi gli a commissionato il lavoro, ha comprato la tela per circa cinque euro in un mercatino.

Tuttavia, ci sono dubbi sulla possibilità che possa essere addirittura il quadro originale, dicono i famigliari (che sono anche storici, archeologi e critici d’arte) e gli altri esperti contattati.

La puntata di Chi l’ha visto? finisce qui. Appuntamento a marcoledì prossimo.



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