Fuori dal coro, 25 marzo 2020, diretta puntata


Torna il programma di approfondimento di Rete 4. Al timone Mario Giordano che affronterà, con gli ospiti in studio, temi di attualità e questioni politiche


Questa sera, 25 marzo 2020, alle ore 21.30 su Rete 4 andrà in onda una nuova puntata di Fuori dal coro. Il programma, condotto da Mario Giordano, ci aggiornerà sull’emergenza Coronavirus. Ospiti: Prof. Massimo Galli, Carlo Calenda, Vittorio Feltri ed Elisabetta Franchi.

Fuori dal coro, 25 marzo 2020, diretta puntata

“In questi giorni c’è la melassa, siamo tutti buoni. Noi ci siamo rotti le scatole. 31 medici sono morti e gli altri sono ancora in prima linea senza gli strumenti adatti. Non sarà che in passato qualcuno si è preso un po’ di soldini e se li è portati via?” – dice polemicamente Mario Giordano, che presenta poi le tematiche che saranno affrontate nel corso della puntata.

Il giornalista continua mandando in onda l’estratto di un’intervista del Premier Conte. Due mesi fa, interrogato in merito alla possibilità di un’emergenza sanitaria, Conte aveva risposto: “Siamo prontissimi”. Poco dopo era stato dichiarato lo stato di emergenza per sei mesi. “Peggio mi sento. Il primo febbraio è stato dichiarato lo stato d’emergenza e siamo ancora senza mascherine. Da allora abbiamo fatto 14 decreti, non bastavano mai. Puoi fare un decreto e il giorno dopo lo cambi? Non si capisce niente. Mi sono rotto le pa**e!! Alla fine la colpa di tutto finisce sugli Italiani che portano a spasso il cane. Gli Italiani si stanno comportando benissimo. Il 95,5% ha rispettato le regole” – dice Giordano.

Secondo il giornalista anche gli scienziati sono molto confusi, hanno dato diverse versioni contraddittorie, prima tra tutte la discussione sulle mascherine. C’è chi ritiene che siano essenziali e chi pensa invece che siano inutili.

Interviene in collegamento Vittorio Feltri“Siamo un paese disordinato che pretende di combattere il virus ma non è neanche capace di procurarsi le mascherine. Siamo abbandonati al nostro destino, siamo nelle mani di Conte e della sua ciurma, che non sono in grado di fare niente. Per fare una mascherina basta una sarta. Me ne sono fatte fare una cinquantina con 30 euro. Sarebbe bastato che qualcuno del Governo avesse contattato una fabbrica tessile per ordinare delle partite di mascherine che avrebbero impedito a tanti medici ed infermieri di ammalarsi. Siamo andati avanti alla carlona”.

Feltri continua criticando Conte ed il suo ufficio stampa “retto da Casalino, che evidentemente ha cose più ludiche da fare”.

“Non ho argomenti scientifici, però immagino il motivo per cui ci siano tanti contagi in Lombardia ed a Bergamo. La Lombardia è la regione più popolosa d’Italia, ci sono circa 10 milioni di persone. E’ chiaro che si vive in contatto l’uno con l’altro e quindi la trasmissione del virus è facilitata. Bergamo inoltre è una città molto ben tenuta, non ci sono problemi igienici locali, però i paesi intorno sono l’uno appiccicato all’altro. Tra l’uno e l’altro non c’è neanche mezzo km. E’ molto facile che un paese abbia trasmesso ad un paese confinante un qualche motivo di contagio. E’ una valle piena di gente che lavora, i Bergamaschi non stanno mai fermi, e questo può aver agevolato la diffusione. Certo la mia è una interpretazione terra terra” – chiosa Feltri, parlando della sua città.

“Gli eroi servono vivi” – dicono i medici e gli infermieri intervistati dall’inviata di “Fuori dal coro”, lanciando “un grido di dolore, una richiesta d’aiuto”. Aurelio Filippini, Presidente dell’Ordine degli Infermieri, lamenta la mancanza dei dispositivi di sicurezza. Il personale sanitario non ha i camici adatti e le mascherine. Lui stesso ne indossa una “graffettata”. “Voglio professionisti vivi che assistono” – conclude.

Laura Corbellini, Dottoressa operante a Milano, parla delle condizioni di lavoro dei medici di base. Lei ha 1600 pazienti ed ha ricevuto solo 20 mascherine. I camici non li avevano e quindi non le sono stati consegnati. “Si rischia l’evoluzione del contagio e l’aumento dei casi” – dice.

Una Dottoressa di Bergamo, Flavia, intervenuta in una delle scorse puntate del programma, è attualmente ricoverata in terapia intensiva ed attaccata all’ossigeno. Anche lei è stata contagiata.

Il Dott. Assembergs ci parla delle sue condizioni di salute. La Dottoressa sta meglio. Dopo 10 giorni di ossigeno e terapia intensiva, ha superato la fase acuta e domani sarà dimessa, sarà domiciliata per continuare la quarantena.

Assembergs rassicura in merito alla situazione dell’Ospedale di Treviglio. Con l’arrivo di nuovi medici, l’emergenza è sotto controllo. Il Dottore ricorda i momenti dolorosi delle scorse settimane e rivela di essersi messo a piangere al raggiungimento dei 50 decessi. Ad oggi sono purtroppo 197, ma con l’arrivo di nuovi membri del personale sanitario e con il ritorno di medici infettati all’inizio della crisi c’è una maggiore speranza. Dal 22 febbraio sono inoltre nati 80 bambini, un segnale positivo che allevia il cuore.

Fausto Russo fornisce la sua testimonianza. L’atleta ha contratto il COVID 19 e dice di essere riuscito a guarire grazie alla somministrazione di un farmaco per l’artrite reumatoide, il Tocilizumab. Il farmaco gli ha provato un giovamento del 60/70%. “Ricordate che possiamo evitare tutto questo stando a casa. State tranquilli che il leone tornerà più forte di prima” – dice.

Massimo Galli, Infettivologo, commenta queste dichiarazioni e si esprime sugli ultimi dati dell’emergenza. “Mi sono già arrabbiato una volta e non vorrei tornare a far polemica su questo caso. Il farmaco ha sicuramente un ruolo utile, ma il nostro è un utilizzo compassionevole che mira a migliorare alcune condizioni, è un farmaco “contro il fuoco amico”, funziona contro gli effetti negativi del virus. Non è così chiara la cosa. Al momento abbiamo 101 casi trattati. Ad ogni modo il problema di fondo è che si riesce a fare l’accertamento diagnostico in una minoranza dei pazienti che lo richiederebbero. Questo incremento è un po’ drogato da questa insufficiente copertura del test. Il distanziamento sociale è un fenomeno di importanza fondamentale, ma la gente è a casa in molti casi con un’infezione. E’ loro diritto capire che cosa hanno e facilitare forme di quarantena nelle famiglie che si ritrovano un membro con la febbre e gli altri che aspettano di averla. Il tampone è uno strumento, non è la panacea di tutti mali”.

Galli spiega che gli immigrati sono meno soggetti al virus perchè spesso sono giovani e sani e quindi sono più facilmente colpiti dalla forma asintomatica o blanda rispetto ai nostri anziani. L’infettivologo passa poi a commentare il video diventato virale nelle ultime ore: un servizio di Tg Leonardo che risale a 5 anni fa, in cui si parla di un virus polmonare creato in laboratorio per studio. “Questo virus è affine quasi al 90% a quello di un pipistrello ben identificato e qualcuno sostiene che ci sia stato un altro animale anello di passaggio”.

Gianni Zambino è rimasto contagiato dal Coronavirus, ma ora sta guarendo ed è in quarantena a casa. Suo padre purtroppo, anche lui affetto dal virus, non ce l’ha fatta. Il ragazzo è stato 10 giorni in terapia intensiva.

In questo periodo d’emergenza, a Milano si è diffusa l’occupazione delle case. Sono 50 le abitazioni indebitamente occupate e molte di esse appartengono a pazienti anziani ricoverati perchè malati. Gli occupanti, per lo più Rom, sfondano le serrature delle porte e si stabiliscono nella casa.

Andrea Crisanti, virologo dell’Università di Padova, ritiene che le persone non siano state abbastanza responsabili. “Ci sono state sirene di allarme. Ricordo con orrore i 10 giorni in cui tutti hanno fatto a gara per minimizzare, facendo tutte cose che hanno aiutato il virus”.

Interviene Vittorio Sgarbi: “Il virus è inquietante, ne ho ricevute una ventina di copie. Mi fido ciecamente di Ilaria Capua, la cui vicenda umana è stata così tormentata da accuse grottesche e quindi faccio un altro errore. Le scuse che ho fatto agli Italiani sono dipese dalla troppa fiducia in alcuni virologi. E’ certo che qualunque soluzione sembrerebbe rassicurante rispetto al panico che pone nelle persone un atteggiamento di rispetto della legge che non è proprio degli Italiani, ma che deriva dalla paura”.

Sgarbi mette in discussione il decreto che vieta di uscire, a suo parere le norme sono interpretabili differentemente. Il critico ritiene inoltre che il distanziamento sociale sia iniziato con troppo ritardo.

“Ogni mattina noi bergamaschi abbiamo paura a prendere in mano il telefono. Ogni mattina abbiamo qualcuno che conosciamo o amiamo che viene infettato o scompare. Non so se questo periodo ci renderà migliori. Per adesso la filosofia ed il libro cuore non mi interessano, mi interessa invece cercare di trovare una soluzione. Non perdere tempo con le fake news, perderemo giorni a parlare di cose inutili. Vogliamo sapere la verità” – commenta Francesco Facchinetti.

“Non so se c’è qualcuno che la conosce” – risponde Mario Giordano.

Interviene anche l’ex ministro Calenda, che commenta il decreto Cura Italia. A suo parere, confrontando il budget con quello degli altri paesi europei è evidente che non sarà sufficiente. “Dobbiamo ibernare il sistema economico e per farlo bisogna tenere i dipendenti legati alle imprese, dare alla gente i soldi per vivere e bloccare le uscite di liquidità. In economia di guerra si pensa solo a vincere la guerra. Noi dobbiamo vincere la nostra guerra contro il coronavirus, del resto ce ne dobbiamo fregare”.

Facchinetti applaude all’impegno del personale sanitario e sprona a non lasciare indietro nessuno.

Si parla poi dell’assenza di aiuti da parte dell’Europa. “Il fatto che adesso non si faccia viva mi fa sperare che muoia” – commenta Feltri.

Chi invece è vicino all’Italia è la Cina, ma questo aiuto è disinteressato? Secondo Giordano e la sua redazione no. I giornalisti vedono nei gesti cinesi strategie economiche.

Interviene Elisabetta Franchi. L’imprenditrice spiega la difficoltà dei proprietari di aziende ed attività, che in questo periodo stanno provando a “portare la barca in porto”.



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One Reply to “Fuori dal coro, 25 marzo 2020, diretta puntata”
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    Alessandro

    Con la nuova autocertificazione non è possibile per fare acquisti di alimentari per necessitá al di fuori del proprio comune.
    Non è un problema per chi abita in una grande città.
    Tuttavia non si tiene conto che in Italia ci sono comuni piccoli e piccolissimi anche senza neanche un negozio di alimentari e che fanno riferimento a città più grande per fare acquisti a buon mercato, ad es. a 10 km.
    Gli stessi comuni limitrofi sono sprovvisti di supermercati o hanno prezzi meno convenienti disponendo solo piccoli supermercati o negozi.

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