Martedì 23 giugno, su Rai 3, ritorna Che ci faccio qui con la puntata dal titolo Tutta la vita che ho. La trasmissione, partita la scorsa settimana, prende il via alle ore 21:25 circa.
Che ci faccio qui Tutta la vita che ho, gli ascolti del debutto
Al timone di Che ci faccio qui, anche in occasione della serata odierna, è confermato Domenico Iannacone. L’appuntamento, proposto anche in streaming e on demand mediante l’applicazione Rai Play, si concentra su un’altra storia, narrata con il consueto stile, finalizzato a responsabilizzare e far riflettere il pubblico.
Al timone del programma è confermato Domenico Iannacone, giornalista e conduttore del programma sin dalla prima edizione, andata in onda nel 2019. La prima puntata della nuova edizione è andata in onda il 16 giugno scorso e ha ottenuto discreti dati di ascolto, informando 679 mila spettatori con una share del 4%.
La storia del piccolo Roberto
Al centro della puntata dal titolo Tutta la vita che ho di Che ci faccio qui è raccontata la storia del piccolo Roberto. Quest’ultimo è nato con la sindrome di Cockayne, una rara malattia genetica che accelera l’invecchiamento e ne anticipa il declino.
Si tratta di una patologia rarissima, caratterizzata da anomalie cutanee, neurologiche e somatiche e per la quale non c’è alcuna cura. L’evoluzione della malattia è molto rapida, con un’aspettativa di vita che si attesta intorno agli 11/12 anni.
Domenico Iannacone incontra non solo Roberto, ma una madre e un padre che hanno scelto di restare e vivere insieme al figlio nel tempo breve che rimane.
Che ci faccio qui Tutta la vita che ho, come affrontare la vita quando il futuro si accorcia
Nel corso dell’appuntamento intitolato Tutta la vita che ho di Che ci faccio qui, il conduttore Domenico Iannacone focalizza il proprio racconto sul tempo, sulle emozioni e su ciò che rimane quando il futuro si accorcia. Tale consapevolezza fa sì che le giornate si dilatino, si liberino dal superfluo e acquistino una nuova essenzialità.
Il conduttore incontra Roberto e la sua famiglia, con i quali dialoga sulla quotidianità. Il corpo del piccolo, infatti, segue una traiettoria diversa, in cui l’infanzia convive con una progressiva e inesorabile perdita delle funzioni vitali.
Il risultato finale dell’inchiesta è una riflessione profonda sul significato della vita quando il tempo è breve, al punto da non avere un domani da immaginare, ma solo un presente da vivere fino in fondo.
