Web series: ecco le prospettive per il futuro


Nuove prospettive e nuovi linguaggi per il racconto su Internet


Gli autori infatti, si ritrovano spesso a doversi autofinanziare o a poter contare solo su piccoli sponsor, senza riuscire ad ottenere un compenso per il proprio lavoro.
A differenza di quanto avviene nel resto d’Europa, al momento in Italia, i video caricati su YouTube e poi condivisi nei social, sembrerebbero essere solo una palestra per le professionalità dell’audiovisivo, un trampolino di lancio per chi riesce a resistere.
Lo dichiara apertamente uno dei creatori di Freaks!, Claudio Di Biagio, che su YouTube conta quasi 164mila iscritti al suo canale: la speranza è quella di girare materiale per la rete, farsi conoscere e, in seguito, sulla base di questa visibilità, poter arrivare a lavorare per il cinema o la televisione.
Inoltre, per quanto potenzialmente democratico, Internet è ancora una tecnologia “di mezzo” perché è difficile che qualcuno cerchi proprio una specifica serie, a meno che non ci sia un branding intorno. E su YouTube occorrono milioni di visualizzazioni per monetizzare.
Se da un lato c’è un pubblico che quotidianamente fruisce contenuti in modo gratuito, e perciò non è disposto a pagare, dall’altro manca anche la figura di un produttore per il web.

Come si pone la televisione rispetto al fenomeno delle web series? Secondo Di Biagio, così come sono ora, cioè “compiacimenti creativi” degli autori, queste serie non sono appetibili per la tv, il cui pubblico vuole contenuti leggeri e divertenti.
Non si può allora non citare il caso di Una mamma imperfetta, che dal sito dal corriere.it è approdata a Rai Due sino a diventare un format venduto all’americana Abc. Ma si tratta di un’operazione pensata in chiave televisiva: lo dimostrerebbero il montaggio, che non presenta i tempi dei prodotti destinati esclusivamente al web.
Una mamma imperfetta è stata concepita in realtà per un pubblico televisivo; non a caso è stata lanciata dal sito del Corriere, non da YouTube.
Quest’operazione comunque, sostiene il regista Roberto Faenza, è il segnale che il servizio pubblico potrebbe interessarsi al prodotto; in futuro gli autori Wau potrebbero trovare proprio nella Rai l’interlocutore che ancora non hanno.
Non solo: la professione del domani è proprio la figura del videomaker che riprende e monta da sé i filmati. I pubblicitari infatti, pagano meno perché le persone spendono meno: strutturata come è ora quindi, la televisione ha costi di produzione troppo alti rispetto a quelli che sono gli investimenti.
Siamo in una fase pionieristica; l‘autore televisivo Maurizio Gianotti è convinto che la soluzione risieda nel ricambio generazionale. La tv generalista perde audience non perché stia morendo il mezzo televisivo, ma perchè il pubblico del futuro si formerà navigando in Internet, azzerando il gap esistente adesso tra nativi digitali e non.
Nel frattempo però, non si deve dimenticare che c’è una generazione da educare: bisogna riutilizzare il linguaggio della rete perché sia comprensibile a tutti, così da essere più “generalista”.



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