Diario civile, la prima puntata su Don Peppe Diana


anticipazioni sull'argomento affrontato


A lui il compito di introdurre l’argomento di ogni puntata e tracciare i passaggi più significativi di un racconto unico della lotta alla criminalità organizzata, compiuta ogni giorno dalle Istituzioni e dai cittadini. I grandi documentari d’autore, le storie degli uomini e delle donne impegnati a combattere le mafie, il sacrificio degli agenti delle forze dell’ordine, dei magistrati, dei giornalisti che lottano in nome della legalità, i fatti e le iniziative giudiziarie e della società civile, saranno il filo rosso di una narrazione necessaria a comprendere appieno il valore della legalità nell’Italia di oggi. In un periodo in cui le mafie si nascondono scegliendo strade sommerse come l’economia attraverso il riciclaggio dei capitali illeciti, l’attenzione ai fenomeni criminali deve essere ancora più grande, per non abbassare la guardia e non dimenticare storie e personaggi che hanno permesso di conoscere il fenomeno mafioso.

 

Ecco la prima puntata che vedremo questa sera dal titolo  Non Tacerò, la storia di Don Peppe Diana

Il 19 marzo 1994 viene ucciso Don Giuseppe Diana, parroco di Casal di Principe. Negli anni la sua figura è diventata un’icona non soltanto per la chiesa ma per tutto il territorio casertano, per molto tempo regno incontrastato del clan dei Casalesi. Lo stesso Roberto Saviano ha più volte parlato del suo rapporto col sacerdote la cui vicenda avrebbe ispirato il pentimento di alcuni camorristi. La storia di Don Diana, come quella di Don Puglisi a Palermo, è la chiave per raccontare la camorra casalese, l’evoluzione e la sconfitta culminata nel processo Spartacus nel 2004. Ma anche per scoprire storie più nascoste su di lui e su chi lo ha conosciuto.

Il documentario racconterà la vicenda umana del sacerdote e il contesto in cui ha operato. Un’attrice leggerà il testo di “Per amore del mio popolo non tacerò”, la lettera pubblica che Don Diana scrisse con i parroci della zona contro la camorra, nel 1991, e che è diventata il suo testamento spirituale e il manifesto del suo impegno per la legalità. Un ricordo del prete anticamorra sarà affidato anche allo scrittore Roberto Saviano, da sempre impegnato a celebrare la sua figura e a promuovere il suo messaggio.

L’eredità del sacerdote è nel lavoro di Libera, che nelle terre confiscate ai clan nel casertano, opera tutt’oggi con cooperative agricole che promuovono i prodotti tipici del luogo nel nome di Don Diana. A ricostruire la vicenda, saranno i familiari e gli amici del sacerdote, giornalisti ed esperti di camorra, oltre ai giudici Franco Roberti, Francesco Curcio e Raffaele Cantone.



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