Giovanni Floris a La7: molte nubi all’orizzonte


il conduttore di Ballarò ha lasciato la Rai e chiude una fase della sua carriera


                                                                                   

Quest’anno Giovanni Floris, il padrone assoluto del martedì di Rai3, ha deciso di percorrere le orme dei suoi colleghi, tra i quali spiccano Michele Santoro e Gianluigi Paragone.  Deve essere diventato così abnome il super-io del telegiornalista da spingerlo ad assumere atteggiamenti da Re Sole del giornalismo Rai. Si era talmente inorgoglito dei suoi successi da sentirsi persino in grado di oscurare la gloria di Bruno Vespa. Ora è stato disarcionato dal cavallo di viale Mazzini. O meglio, si è disarcionato da solo. Dopo un periodo di incertezze e di “tira e molla” finalmente la verità: Giovanni Floris, coadiuvato dal suo agente Cecchetto (ma da quando i giornalisti hanno un agente?) ha chiuso la porta in faccia all’azienda in cui è cresciuto professionalmente. E la Rai lo ha liquidato con due righe di comunicato.

Qualcuno, come Carlo Freccero, ha parlato di scelta obbligata, in quanto l’uscita di Floris sarebbe il primo atto di un nuovo editto Renzi. Qualche altro, come Debora Serracchiani del PD, parla di poca avvedutezza dell’azienda di viale Mazzini che si sta facendo sfuggire i suoi figli migliori.

Fatto sta che Floris è andato dove gli offrivano un contratto più consistente.

Ma, alla luce di quanto è accaduto ad alcuni colleghi, il futuro dell’ex conduttore di Ballarò potrebbe anche non essere roseo a La7. Innanzitutto perchè la rete è oramai satura di tele-giornalisti impegnati in talk show: si va da Gianluigi Paragone (La gabbia) a Michele Santoro (Servizio pubblico), passando per Myrta Merlino (L’aria che tira) a Salvo Sottile attualmente impegnato a In onda. Difficilmente Sottile tornerà alla cronaca nera, ha trovato nell’attualità poltica un motivo per riciclarsi.

La rete di Cairo non può proporre talk politici 24 ore su 24: ci sono anche Omnibus e gli appuntamenti del mattino da inserire nel contesto. E, soprattutto, domina la presenza ingombrante di Enrico Mentana, divenuto oramai l’uomo delle “all news”. Mentana con gli speciali del suo Tg e con “Bersaglio mobile”, altro talk di approfondimento, monopolizza una grossa fetta dell’informazione made in La7.

Come si fa a inserire in un panorama televisivo già saturo di politica, un ulteriore appuntamento gestito da Giovanni Floris che comprenda anche una striscia quotidiana? L’effetto sui telespettatori potrebbe essere negativo. Una overdose di talk show non fa bene a nessuno: si rischia di frammentare gli ascolti e di allontanare il pubblico, già stanco dei Palazzi e dei suoi inquilini.

Infine: da non dimenticare i tragici destini su La7 di Cristina Parodi e di Rita Dalla Chiesa.



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