Voyager, la puntata del 7 luglio



                                                                                         

Il primo filmato di Voyager è stato dedicato alla Coppa Rimet, “Il sacro Graal del calcio”: si tratta della coppa vinta dalla nazionale vincitrice del torneo, che nel corso degli anni è stata rubata diverse volte.

Voyager: il santo Graal del calcio

Si passa quindi al “Cristo della città meravigliosa“: proprio come la Statua della libertà, anche la statua più famosa del Sud America è stata costruita da un francese. A bordo di un elicottero che sorvola Rio De Janeiro, il conduttore racconta che esistono diverse leggende legate ai miracoli compiuti dal Cristo brasiliano.

Voyager: Il Cristo della città meragigliosa

Viene poi raccontata la storia della famosa scalinata della città, opera del cileno Selaròn. Arrivato a Rio nell’83, Selaròn la iniziò con l’intento di migliorare la strada che portava a casa sua. Tutti i gradini sono ricoperti di maioliche e tessere-specchio; mano a mano, durante la lunga realizzazione, i turisti iniziarono a portare anch’essi le piastrelle della propria città. Con il risultato che in questo imponente omaggio ai brasiliani sono rappresentati ben 60 Paesi.

Segue poi un filmato in cui viene messa in evidenza la dimensione animista e religiosa del Brasile, sottolineata nella fede di Ronaldo e Kakà, due calciatori occidentalizzati che, nonostante questa occidentalizzazione, non esitano a credere in maledizioni che li avrebbero colpiti, o potrebbero farlo, durante la loro carriera. Nel caso di Ronaldo, il riferimento è al malore del 12 luglio 1998, quando i suoi connazionali si convinsero gli fosse stata fatta una fattura.

Voyager: maschere di piombo

Accantonata la magia nera, è la volta delle “maschere di piombo“. Si tratta di due cadaveri ritrovati quasi 40 anni fa che indossavano, appunto, delle maschere di piombo. Un caso ancora aperto, perché i motivi del decesso non sono tuttora chiari e per un certo periodo nel posto non è più cresciuta l’erba; in compenso, nella zona vi erano stati diversi “avvistamenti”, dunque quello dei due uomini potrebbe essere stato un “incontro ravvicinato del quinto tipo”.

Giunti a questo punto, Giacobbo entra nelle favelas, dove gli abitanti, i favelados, vivono con circa tre euro al giorno. Tra loro, una storia di riscatto, per una volta non attraverso il calcio o la musica, ma grazie alla scrittura: è quella di Ottavio Cesar, oggi scrittore 29enne, che da bambino ha inciampato in uno scatolone di libri e ha deciso che quella sarebbe stata la sua arma per uscire dalla povertà.

Voyager: Un libro sconfigge la violenza

Un lungo segmento viene in seguito dedicato ai “bambini ingannati”, cioè i baby predicatori che grazie ad internet riescono a raggiungere grandi masse. In un Paese come il Brasile, spiega la voce fuori campo, è più semplice affidarsi ad una dimensione divina che allo Stato. Ecco allora che questi bambini frequentano scuole di formazione da piccolissimi, parlano alla radio, incontrano le masse, vengono venerati come santi e si convincono di essere dei tramite tra Dio e la gente.

La religione diviene per i genitori brasiliani l’equivalente della tv per certi genitori italiani: un modo per vivere un futuro migliore.

Viene infine approfondita la composizione della popolazione brasiliana, che comprende 225 popoli indigeni distribuiti su tutto il territorio. Le telecamere di Voyager incontrano un indio che ha vissuto nella foresta fino a 17 anni per poi trasferirsi nella capitale dove, dice, a nessuno interessa il benessere degli altri.

Si conclude con un filmato su un pittore “posseduto” dai grandi geni della pittura del passato.

Le immagini finali sono di nuovo a bordo di un elicottero: il conduttore ci mostra entusiasta le scritte sulla montagna, i “petroglifici”.



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