TuttoDante, il XXIV canto nella puntata del 20 maggio


nel secondo appuntamento su Rai1, benigni si occupa ancora dell'Inferno


Nella seconda puntata il Premio Oscar si occuperà del canto XXIV: “Dopo aver incontrato gli ipocriti, Dante accompagnato da Virgilio, arriva tra i ladri puniti nella VII Bolgia, peccatori che vagano nell’oscurità. Il Poeta con la sua guida si arrampicano lungo l’argine della VI Bolgia e giungono nella VII Bolgia dell’VIII Cerchio (Malebolge),in cui sono puniti i ladri. Qui c’è l’ncontro con Vanni Fucci, che profetizza a Dante le vicende del suo esilio.
È la mattina di sabato 9 aprile (o 26 marzo) del 1300, tra le dieci e le undici.
 
{module Google richiamo interno} È uno dei canti più interessanti, sia per i contenuti, sia per la descrizione dei dannati e per il linguaggio utilizzato dal Poeta. 

Il Canto si apre coi due poeti ancora nella VI Bolgia. La similitudine dell’esordio paragona lo sgomento di Dante di fronte al maestro a quello del contadino che una mattina di fine inverno scambia la brina per neve, disperandosi per i propri animali e poi rincuorandosi quando capisce il proprio errore. 

Lo stesso accade a Dante quando vede Virgilio rasserenato, che anzi lo aiuta e lo sprona a scalare la rovina di rocce per guadagnare la sommità dell’argine. È un’ascesa ardua e sfiancante, specie per Dante che ha un corpo in carne ed ossa, ma il maestro lo esorta a proseguire perché non si guadagna la fama restanto sotto coltre (naturalmente è la fama positiva, che si acquista con azioni onorevoli, al contrario di quella dei ladri che si sono macchiati di colpe infamanti: non a caso Vanni Fucci si lamenterà proprio di essere visto da Dante nella miseria della dannazione).

Tra questa cruda e tristissima copia correan genti nude e spaventate, sanza sperar pertugio o elitropia: con serpi le man dietro avean legate; quelle ficcavan per le ren la coda e ’l capo, ed eran dinanzi aggroppate” (vv.91-96) scrive Dante, impegnato in un’ascesa ardua e sfiancante che lo condurrà sino all’incontro con il furente Vanni Fucci, accusato del furto di arredi sacri nel duomo di Pistoia. Al dannato Dante affida le parole che ne svelano la confessione: “Vita bestial mi piacque e non umana, sì come a mul ch’i’ fui; son Vanni Fucci bestia, e Pistoia mi fu degna tana” (vv.124-126).         
 
TuttoDante è stato ospitato a Firenze, accogliendo nei tredici giorni di programmazione più di cinquemila persone ogni sera.



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