Grande Fratello 14: io in fila ai casting (prima parte)

Un'esperienza vissuta in prima persona ai primi provini romani


Aspetto in un angolo che qualcuno esca per fermarlo e chiedere informazioni; al di là della sbarra, nel piazzale, gli aspiranti inquilini di Canale 5 sono in attesa.


I ragazzi vengono chiamati a turni di 15, 20 persone. I tempi sono lunghi: dopo mezz’ora non è ancora uscito nessuno. È chiaro che di questo passo non riuscirò ad ottenere niente.
Guardo in direzione dei provinanti, e mi decido. Mi avvicino al ragazzo con cui avevo parlato poco prima, chiedendogli se non fosse troppo tardi per tentare la fortuna. Basta avere pazienza, mi dice: “Ma certo, il Grande Fratello è il mio sogno da tanto” gli rispondo.
Mi consegna un questionario da compilare e un adesivo con il mio numero: è il 972. Entro.

L’occhio cade subito sui soggetti più appariscenti. In sequenza: un ragazzo con barba e capelli dalla sobria tonalità Puffo, una ragazza tatuata da capo piedi, una bionda munita di ventaglio, extension e shorts di jeans in formato mutanda. Un tizio va in giro in giacca da Elvis, con l’aggravante di avere anche pantaloni e scarpe abbinate.
L’età è varia: il piazzale è popolato di imberbi ragazzini come di capelli brizzolati. Un uomo dello staff sui 50 anni circa, riconosce un coetaneo: c’era anche ieri. Perché tornare se si è appena stati scartati? È chiaro, lo punzecchia, che non hai niente da fare tutto il giorno; sennò non staresti certo a perdere tempo dietro ai casting per il Gf.
Inganno il tempo concentrandomi sul questionario: obiettivi nel lavoro, interessi e passioni, caratteristica principale, difetto principale, descriviti con tre aggettivi, ultimo libro letto e scrittore preferito, descriviti in tre parole, il tuo viaggio più interessante, un’esperienza che ti ha segnato la vita, eventuali trascorsi nel mondo dello spettacolo, perché vuoi entrare nella casa. Che noia.


Si avvicina un ragazzo in giacca blu: “Signora, lei che numero ha?”. Sostiene che dovrò stare lì almeno quattro ore, mentre lui ha solo due ore di tempo. Gli chiedo se è la prima volta che si presenta ai casting: “È la quarta”, mi risponde. Poi spavaldo, aggiunge: “Stavolta m’hanno chiamato loro” e insomma, visto che lui ha solo due ore, i selezionatori dovranno sbrigarsi per non perdersi cotanto personaggio.
Penso che il tipo sia sbruffone come pochi, antipatico come la morte: potrebbe seriamente riuscire a superare il turno.
Nel frattempo ho scoperto che la socializzazione può passare attraverso una penna: un oggetto che diviene bene scarso in questo microcosmo che sono i casting per il Gf. Elargisco la mia penna con generosità, notando che il tempo per tornare indietro è, ogni volta, di circa un’ora. Dev’essere impegnativo questo questionario; ne ho chiaramente sottovalutato il potenziale.

(fine prima parte)… Continua



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