Il Giornalismo ai tempi dell’Auditel



Un certo tipo di giornalismo condizionato proprio dall’Auditel, cerca compromessi, si spinge ad una ricerca affannosa dello scoop che viene cercato, inseguito, spesso addirittura “montato” a tavolino, unicamente per stimolare la curiosità di un pubblico che sta sempre più abituandosi ad un vero e proprio voyeurismo anche nel campo dell’informazione. Un voyeurismo che si amplifica soprattutto nella trattazione dei casi di cronaca nera: le interviste ai parenti delle vittime, ad esempio, sono realizzate sempre con i primi piani in evidenza. La telecamera è pronta a cogliere ogni inflessione del volto, anche la minima emozione: il tutto sollecitato dalle insistenti domande del cronista che scava, impietosamente, nei ricordi e sfrutta la debolezza psicologica dell’interlocutore.

La lotta all’ultimo telespettatore è, in particolare, dettata da esigenze di raccolta pubblicitaria  e sollecitata dai responsabili di rete per esigenze di budget. Ma rischia di mortificare i principi basilari della professione giornalistica: rispecchiare, nella maniera più esaustiva, il pensiero di chi si affida all’intervistatore per esprimere e far conoscere ai lettori o ai telespettatori, la propria opinione. Il rapporto tra chi parla e chi scrive o ascolta deve, sempre, essere improntato sulla massima fiducia.

Purtroppo, a volte, il giornalista viene considerato un professionista da evitare proprio per l’insistenza con cui insegue testimoni e persone che ritiene nesessari per illustrare il caso trattato e far guadagnare alla rete e al programma il maggior numero di consensi possibili.

Ricordate la vicenda di Morgan che, dopo aver rilasciato l’intervista concordata, confidò in privato al giornalista, di far uso di alcune droghe?  La sua confessione venne subito pubblicata suscitando  polemiche e reazioni contrastanti tanto che, quell’anno, il cantante fu escluso dal Festival di Sanremo. Un esempio di come si possa sfruttare, impunemente, un momento di debolezza di una persona che riteneva di potersi fidarsi del suo interlocutore.

Fabio e Mingo

Il giornalismo, ai tempi dell’Auditel, passa anche attraverso una vera e propria rincorsa agli ospiti e, soprattutto, ai personaggi ritenuti più interessanti per il coinvolgimento del pubblico.

Madri, padri, parenti, amici, anche semplici conoscenti, vengono contesi dalle varie reti che cercano di assicurarsene la presenza “in esclusiva”. Sono soprattutto i contenitori di cronaca del mattino e del pomeriggio, in onda su reti concorrenti, a porre in atto un vero “marcamento stretto” dell’ospite ritenuto più interessante.

Troppe volte si è disposti persino a fare carte false pur di presentare lo scoop, la notizia nuova che, spesso, è soltanto un dettaglio aggiuntivo, magari privo di interesse, per lo sviluppo della vicenda che si sta affrontando. Si assiste così, lentamente, ad uno svilimento della professione che rischia di trascinare nel degrado un’intera categoria. .

La professione del giornalista somiglia, per certi aspetti, alla missione sacerdotale: bisogna essere in grado di mantenere il più stretto riserbo sulle fonti  da cui si attingono le notizie e rispettare chi si fida del cronista o dell’inviato e si attende di essere informato correttamente.

Spesso abbiamo visto, grazie a Striscia la notizia, anche cronisti che costruiscono ad arte le proprie interviste pagando sottomano persone che, una volta sotto i riflettori, sostengono opinioni precedentemente concordate. E fingono persino di trovarsi, per caso, sul luogo dal quale si effettua il collegamento.

Nonostante un andazzo estremamente discutibile, caratterizzato dal comportamento anomalo di pochi,la categoria in generale, è ancora rispettabile, soprattutto quando svolge correttamente  il proprio lavoro. Compito dei “vecchi maestri” è trasferire ai giovani, che si preparano alla professione,l’importanza del valore etico del loro impegno. Un impegno che, per esprimersi al meglio e conquistare la piena fiducia degli utenti, dovrebbe fare a meno anche di sovrastrutture spettacolari e strappa- audience. Tra queste, ad esempio, andrebbero evitati: i plastici di Porta a porta, la presenza dei parenti più stretti delle vittime in studio e la ricostruzione, spesso granguignolesca, dei casi di cronaca nera trattati con dovizia di macabri particolari. E soprattutto andrebbero evitate le “D’Urso- interviste” presenti nei contenitori Pomeriggio 5 e Domenica live: motivo per il quale la conduttrice è stata denunciata per esercizio abusivo della professione giornalistica,



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