MasterChef 3, il bilancio della terza edizione


Considerazioni sul cooking show di Sky Uno che ha chiuso i battenti


 Il gradimento del pubblico pagante ha premiato il format che ha conquistato quasi costantemente circa un milione di telespettatori. Nel corso delle settimane alcuni concorrenti sono riusciti a distinguersi e a catturare l’attenzione anche al di fuori delle probabili o improbabili capacità culinarie. Questa è stata la caratteristica dell’edizione appena conclusa.  Ma gli aspiranti Chef bocciati dai giudici e promossi dal popolo dei social network sono stati davvero pochi.  Intorno a loro, Rachida, Emanuela, Beatrice, Alberto, si è cercato di creare delle dinamiche che non sempre hanno ottenuto l’effetto sperato.

Il cuore pulsante del cooking show sono i tre giudici di gara. Carlo Cracco, Bruno Barbieri e Joe Bastianich, rispetto alle passate edzioni, hanno accantonato una buona dose di severità, per lo più costruita a tavolino, per mostrare un aspetto meno burbero. Certo i piatti sbattuti a terra o vuotati per l’immangiabilità del contenuto, non sono paragonabili, come numero, a quelli delle passate edizioni. La “cattiveria” ha dovuto fare i conti con le dinamiche del talent e la necessità di far restare in gioco aspiranti chef senza molte capacità di destreggiarsi ai fornelli. Il nome è sempre uno: Rachida. I giudici nel corso delle settimane le dicevano chiaramente di non gradire il suo modo di cucinare eppure ce la siamo trovata a spadellare fino allo scorso 20 febbraio.

A suscitare la curiosità è sempre il fattore “fornelli accesi”. Stare in cucina piace al pubblico made in Italy che ha riconosciuto in MastreChef la nuova frontiera del cooking show. A Sky, inoltre, va riconosciuta l’intuizione di aver realizzato un programma con un investimento economico molto basso: tutto è stato coperto dall’uso accorto delle pubblicità nelle quali i tre giudici di gara hanno avuto un ruolo da protagonisti. Oramai non c’è prodotto alimentare che passi in video senza essere associato ad uno di loro. E l’ulteriore inserimento di altre finestre pubbliciitarie, nel corso della trasmiissione, ha limitato ulteriormente il budget in tempi di spending review.

Elemento fondamentale per la buona riuscita del talent culinario è il montaggio che è stato in grado di velocizzare i tempi, annullare le lungaggini, imprimere alle varie fasi del cooking show ritmi rapidi. La fase conclusiva della proclamazione del vincitore, invece, in diretta, ha mostrato tutti i limiti possibili. E ha messo in chiaro che il live non è adatto a MasterChef. 

  Infine: a incidere favorevolmente sul gradimento di MasterChef, ha contribuito il coinvolgimento dei social network, soprattutto di Twitter.



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