The Voice 3 tutti i limiti del talent show


Riflessioni sulla terza edizione del talent show targato Rai2


 Ad eccezione delle blind audition con il loro carico di curiosità e di suspense, tutto il resto di The voice of Italy 3 va posto nel dimenticatoio. Pensare ad un ipotetico futuro del talent show di Rai2 significa, innanzitutto, rivoluzionarne la struttura. Cercare un’idea creativa che possa rivoltare la formula e riproporlo sotto un’ottica e una chiave completamente differenti.

Primo step è rinunciare alla coppia Facchinetti padre e figlio. La loro presenza non ha apportato nulla di positivo all’economia del talent, al contrario lo ha appesantito, quasi stravolto. Due al posto di uno: con le immancabili discussioni, le possibili scelte differenti, i gusti musicali agli antipodi, separati dal gap generazionale.

Dicono che sia stata una scelta della casa di produzione la presenza dei Facchinetti. Ma hanno fatto immediatamente rimpiangere Raffaella Carrà: una signora che aveva trovato nella poltrona di coach una giusta ricollocazione televisiva.

The Voice, lo scorso anno, è stato graziato dalla presenza di Suor Cristina. J- Ax il coach scelto dalla religiosa, si è trovato. a sua insaputa, al centro di un caso mediatico che ha coinvolto la suora e il programma a livello internazionale.

Quest’anno la totale assenza di un personaggio in grado di prenderne il testimone, ha sfiancato lo show. InoltreThe Voice of Italy si è rivelato non in grado di sfornare veri artisti nel campo musicale contrariamente ad Amici e X Factor. Perchè? Il talent di Maria De Filippi ha avuto il coraggio di rinnovarsi, edizione dopo edizione. Soprattutto negli ultimi due anni, è divenuto uno spettacolo completo con atmosfere da musical nel quale si trovano tutti gli ingredienti necessari a catturare il pubblico più trasversale. E le varie edizioni di X Factor sulla piattaforma satellitare hanno cercato sempre nuovi spunti, anno dopo anno.

The Voice ha bisogno di una simile rivoluzione, necessità di una iniezione di professionalità, di un coordinamento che riesca a superare le singole divisioni autorali, troppo evidenti.

Il talent ha bisogno di un quid che ne faccia la differenza e lo rilanci: altrimenti è meglio chiudere alla terza edizione.



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