Un caso di coscienza 5. il bilancio della serie

Riflessioni finali


Le vicende raccontate, i casi affrontati, sono di stampo schiettamente italiano. Ma Un caso di coscienza 5, nel corso delle puntate, ha evidenziato la presunzione di riproporre le medesime atmosfere da legal-drama delle più note serie statunitensi. Il racconto ha tentato di ricalcare i modelli d’oltre oceano con tematiche attuali, molte delle quali, proprio in questo periodo, al centro delle attenzioni.

Lo smaltimento illegale di rifiuti tossici ha tenuto banco per tutta la serie e solo nella puntata conclusiva è stato svelato che al centro di tutta l’operazione c’era il più stretto collaboratore della Pm Giulia Longo interpretata da Vittoria Belvedere. E’ come aspettarsi che l’assassino in un romanzo giallo è il solito maggiordomo. Quindi questo è già il primo motivo di debolezza della serie che è apparsa scontata e non in grado di proporre un intreccio più ambizioso dal punto di vista della creatività degli sceneggiatori. La linea narrativa sui rifiuti tossici  ha sicuramente catturato la curiosità del pubblico. Anche perchè ha dei forti legami con la realtà, come hanno dimostrato le recenti inchieste del programma Le Iene show.

Tale aderenza doveva rappresentare il punto forte della sceneggiatura. Ma tutto, invece, scorreva sui soliti binari della prevedibilità evidente anche nella vicenda del solito poltico apparentemente incorruttibile, ma invece, colluso con la criminalità organizzata. Doveva forse rappresentare il segnale che il tradimento, anche nella vita reale, è molto più vicino di quanto non si immagini.

Un caso di coscienza 5 per catturare l’interesse del publico in questa stagione televisiva, non ha lesinato morti eccellenti (il marito della Pm Giulia Longo, ucciso con una forte dose di farmaci) e ha messo al centro della sceneggiatura il tradimento non solo professionale ma anche coniugale. La Pm Longo è stata doppiamente tradita, dal suo più stretto collaboratore e dal marito che aveva una realzione extraconiugale con una poliziotta a lei vicina. Alla fine è restata sola, ma animata ancora dalla voglia di continuare a combattere contro il crimine. Debole e scontato, persino retorico, questo presunto messaggio di speranza.

Infine: scontata e prevedibile anche la conclusione positiva dell’eterno e conflittuale rapporto tra l’avvocato Rocco Tasca e Loredana Cannata nel ruolo di Alice, la baby sitter della figlia. Su di loro è sceso l’happy end con la notizia che Alice (la Cannata) attende un figlio. Ma c’è da scommettere che anche questo lieto fine verrà clamorosamente rimesso in discussione ne Un caso di coscienza 6.



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