Il commissario Montalbano 2019 | la recensione


Il commissario Montalbano 2019 | la recensione. Riflessioni e analisi critica del primo tv movie tratto dall'omonimo romanzo di Andrea Camilleri.


E’ tornata Vigata con la sua splendida luce quasi abbagliante, con gli scorci delle stradine sempre rigorosamente vuote, con la profondità dei paesaggi illuminati dalla regia letteraria di Alberto Sironi. Ed è proprio lo storico regista, con la struggente poesia delle sue inquadrature e la valorizzazione dei personaggi, a salvare la serie dal rischio del dejà vu.

C’è, infatti, molto di differente dall’ultimo film tv andato in onda lo scorso anno. E non ci riferiamo all’assenza del dottor Pasquano, il medico legale grande amico- nemico di Montalbano. E’ il racconto televisivo ad essere stato modificato. Ed anche i protagonisti.

Cominciamo da Mimì Augello interpretato da Cesare Bocci: il suo ruolo in L’altro capo del filo, è stato meno importante e impegnativo rispetto al passato. Augello, notissimo “sciupafemmine”, è apparso quasi di contorno, più defilato, con compiti di minore responsabilità. E non ha mostrato neppure la naturale passione per le gonnelle che lo ha sempre contraddistinto. Insomma un Augello più spento. Una tale limitazione deve aver certamente influito sul rendimento professionale di Cesare Bocci che ci è sembrato più svogliato, pur nel rispetto del suo lavoro. E’ come se Andrea Camilleri gli dedicasse meno spazi.

Nella vicenda raccontata in L’altro capo del filo, tutto è stato concentrato prevalentemente sulla figura del commissario. Anche il devoto e fedele Fazio (Peppino Mazzotta) ha perso rilevanza. I due assistenti del capo, insomma, hanno agito marginalmente nella ricerca dell’assassino.

Evanescente anche la presenza della storica fidanzata Livia (Sonia Bergamasco). Si aveva la sensazione che fosse indispensabile solo per giustificare alcuni fondamentali passaggi iniziali: la sarta, amica di Livia, viene trovata assassinata brutalmente a forbiciate.

Un discorso a parte merita Catarella(Angelo Russo) il poliziotto pasticcione ma fidatissimo, grande esperto di informatica. Nell’atmosfera, quasi da noir, in cui si svolgeva L’altro capo del filo, nel meccanismo sofisticato e intrigante del giallo alla Camilleri, stride la figura maldestra e confusionaria di Catarella il cui comportamento goffo, impacciato e imbranato, fa precipitare di molto la qualità del racconto.Bisognerebbe moderarne l’aspetto troppo confusionario,farlo rientrare in canoni più accettabili.

Montalbano oramai è un cult, un prodotto che si allontana dalla nazional- popolarità anno dopo anno. Il suo interprete Luca Zingaretti, è stato baciato dalla fortuna venti anni fa per essere stato scelto come interprete del commissario di Vigata. Solo dopo molti anni si è reso conto di quanta dignità professionale gli ha conferito il personaggio letterario. La consapevolezza di tale privilegio si è, purtroppo, tradotta in una sorta di irritante alterigia nell’attore. Un attore che trova la sua collocazione artistica e la sua credibilità solo quando dietro la macchina da presa c’è Alberto Sironi che ne valorizza ogni particolare della sua fisicità, compreso il modo di camminare.



2 Replies to “Il commissario Montalbano 2019 | la recensione”
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    Carlo Villata

    Montalbano/Zingaretti sta diventando la parodia di se stesso, fornendo una recitazione sempre meno convinta, così come quella tutti i suoi collaboratori, la cui importanza nel racconto si è tra l’altro, negli ultimi episodi, quasi del tutto esaurita e rimangono solo le loro macchiette.
    Direi che potremmo passare oltre.
    Cordiali saluti.
    Carlo

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    Carlo Villata

    Per commentare la seconda ed ultima parte delle avventure di Montalbano nuova serie, basta pensare che il racconto, come affermato dall’autore, si basava su due storie vere, e che ciononostante sono riusciti a farlo diventare una vicenda improbabile, con fanciulli di 15 anni, provenienti, almeno così è parso, dal popolo, nel 1943, in un’Italia, sud in ispecie, ben lontana dall’essere scolarizzata, che scrivono il loro diario con cura ed abilità sintattica, come gli studenti dei nostri tempi, almeno fino a qualche anno fa.
    L’unica differenza stava nel fatto che, al posto delle foto dei cantanti o dei calciatori, avevano quelle del Duce.
    Ma mi faccia il piacere!
    Penso che sarebbe ora di tirare un tratto di penna su ogni eventuale ricomparsa del personaggio e rivolgersi magari a qualcuno di coloro che di recente, in un qualche modo, sono stati dichiarati ufficialmente eroi dal Capo dello Stato..
    Almeno proviamoci. Avremo forse modo di conoscere storie normali, trasposte sullo schermo in modo verosimile.
    Cordiali saluti.
    Carlo

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