La porta rossa 2 | la recensione


La porta rossa 2 | la recensione. Riflessioni sull'esordio della seconda stagione della serie interpretata da Lino Guanciale e da Gabriella Pession.


Cagliostro, il poliziotto fantasma che era rimasto sulla terra per scoprire i suoi assassini, dopo la lunga indagine, raccontata dalla prima stagione, ha deciso di non oltrepassare la fatidica Porta rossa che allontana definitivamente i trapassati dal mondo dei vivi.

Ha avuto un’altra visione: la figlia, appena nata dalla moglie Anna Mayer (Gabriella Pession) corre un pericolo immediato, il rapimento e forse anche l’uccisione. E lui adesso, deve trasformarsi in un angelo custode per la bambina. Il legame tra lui, appartenente al mondo dei morti, e la vita, è rappresentato ancora da Vanessa, una ragazzina adolescente che ha il potere di interloquire con l’aldilà.

Con queste premesse diciamo subito che la seconda stagione è ancor più deludente. La prima aveva una ragione per arrivare in video, voleva raccontare un poliziesco sui generis, con un commissario morto ma ancora legato alla vita e al lavoro. L’esordio, due anni fa, aveva portato in Italia un nuovo genere con atmosfere noir simili a quelle del thriller del Nord.

Già allora avevamo riscontrato limiti e inadeguatezze, tra cui il desiderio di colpire l’immaginario di una fascia di telespettatori con ingredienti paranormali.

Ma quel fascino, che a nostro parere non è mai esistito, adesso, nel sequel, si è affievolito ancora di più.

E, nel tentativo di mantenere alta la curiosità, attraverso una sorta di voyeurismo mistico, gli sceneggiatori hanno amplificato molte situazioni rendendole ancor meno credibili.

Inoltre, hanno spinto troppo sulla evoluzione dei protagonisti: Cagliostro (Lino Guanciale) finisce per trovarsi invischiato, sia pure come entità spirituale, in eventi che spesso richiamano la più spinta fantascienza.

C’è anche l’uomo che si risveglia dopo 30 anni di coma proprio nel momento in cui Cagliostro aveva deciso di oltrepassare la porta rossa. Un uomo che mostra un chiaro squilibrio tra l’età in cui si è addormentato e quella in cui si è svegliato.

C’è Anna Mayer che sta sdoppiando la sua personalità tra quella di madre e di magistrato, c’è Vanessa, l’adolescente che sembra quasi essersi innamorata del poliziotto fantasma e lo rimprovera di essere stato lontano da lei.

C’è l’ambiente del commissariato dove lavorava Cagliostro con intrighi e misteri che si susseguono, si amplificano, si spostano da personaggio a personaggio mettendoli in bilico tra il bene e il male senza una identificazione ben definita.

Sullo sfondo c’è Trieste, la città dove si svolge la vicenda che appare completamente diversa dal passato. E’ una Trieste caratterizzata dalla pioggia continua che si abbatte sul selciato ma anche sui protagonisti, forse nella speranza di purificarli dalle colpe di cui si macchiano.

Infine le musiche: lente e tristi, malinconiche e inquietanti, scandiscono le azioni dei personaggi. E proiettano in una dimensione destabilizzante.



One Reply to “La porta rossa 2 | la recensione”
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    Tiziana Ferrari

    Signora Marida Caterini è sempre facile, anzi facilissimo criticare il lavoro degli altri. Chissà se lo facessimo noi… sarebbe meglio? Mah!
    E’ un CrimeFantasy, bellissimo, ingarbugliato e intenso. Grazie Lucarelli per il lavoro scritto e grazie agli attori per averlo interpretato bene. L’adolescente, come la chiama lei, è stata bravissima a calarsi in un personaggio così particolare.
    Mi dispiace per lei, ma spero proprio che la serie prosegua.

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