L’amore strappato | la recensione


L'amore strappato | la recensione. Analisi e riflessioni critiche sulla prima puntata della fiction in onda su Canale 5 con protagonisti Sabrina Ferilli ed Enzo De Caro.


Nel ruolo dei protagonisti Sabrina Ferilli ed Enzo De Caro. E’ la terza serie trasmessa da Canale 5 dedicata a vicende impegnate.

L’amore strappato ha cercato in tutti i modi di catturare l’attenzione del pubblico e di colpire i telespettatori con un racconto intenso e accorato ma spesso troppo teatralmente calcato. Ci riferiamo in particolare alla interpretazione di Sabrina Ferilli nel ruolo della madre coraggio Rosa Macaluso, che ha lottato disperatamente per vedere riconosciuta l’innocenza del marito.

Neanche Enzo De Caro ci è sembrato convincente fino in fondo. L’attore non è riuscito ancora a slegarsi dalla serie Provaci ancora prof: spesso sembrava proprio di rivederlo accanto a Veronica Pivetti. Non è riuscito, insomma, a rendere totalmente la tragicità del personaggio.

La sceneggiatura ha seguito le linee guida del libro Rapita dalla giustizia scritto dalla protagonista reale Angela Lucanto insieme a due giornalisti. Ma ha calcato troppi passaggi del racconto. Forse si voleva rendere la Ferilli una sorta di moderna eroina tragica, senza, però, l’indispensabile espressività. Era evidente solo lo scopo di colpire al cuore i telespettatori.

Però l’impegno di Mediaset è evidente. Si è notato chiaramente l’obiettivo di dare una svolta al proprio racconto televisivo. Ma, almeno qui, tutto è stato drammatizzato. Per cui spesso ci si trovava di fronte ad una teatralità che ha sminuito l’intensità della storia reale.

Il ruolo di una la madre coraggio è difficile da interpretare. Infatti si basa soprattutto sulla capacità di esprimere fino in fondo il dolore e di comunicarlo agli spettatori. E questo accade non solo attraverso la coinvolgente intensità della recitazione, ma anche tramite l’espressività del volto. Queste caratteristiche purtroppo sono mancate nella recitazione della Ferilli, nonostante sia stata ben diretta dalla coppia dei due registi Simona Izzo e Ricky Tognazzi.

Quest’ultimo non si è limitato a stare dietro la macchina da presa ma ha anche interpretato il ruolo dell’avvocato Smiraglia, ovvero il legale che ha assunto la difesa del padre accusato ingiustamente di pedofilia.

Inoltre le fasi processuali sono state alquanto contorte e poco credibili e non hanno reso le atmosfere del tribunale. La recitazione dei bambini ha avuto invece un buon impatto sul pubblico. Anche le riprese esterne hanno evidenziato lo sforzo di rendere credibile al massimo la vicenda kafkiana.

Insomma alla fine l’impressione è che troppe scene siano state finalizzate soltanto alla ricerca della facile retorica del dolore.



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