Rocco Schiavone 3 – recensione della nuova stagione


Riflessioni e analisi critica sulla prima puntata della fiction con protagonista Marco Giallini.


Il vice questore di Aosta sta indagando su Rai 2 e lo farà per quattro mercoledì consecutivi. L’appuntamento per i telespettatori è in prima serata alle 21:25.

Rocco Schiavone 3 – recensione

La prima puntata andata in onda mercoledì 2 ottobre, ha presentato un Rocco Schiavone differente dal passato. Innanzitutto è apparso un uomo solo, deluso ma sempre con una fiducia incrollabile nel proprio fiuto investigativo.

Antonio Manzini, lo scrittore a cui si deve il personaggio di Schiavone, soprattutto in questa nuova stagione, ha attinto a piene mani dal miglior noir internazionale del presente e del passato. Uno dei cult per un investigatore è riuscire a svolgere il proprio lavoro anche lontano dalla scena del delitto e dal proprio posto di lavoro.

È accaduto in passato a Hercule Poirot, il noto investigatore belga creato dalla penna di Agatha Christie. É accaduto a Sherlock Holmes e adesso accade anche a Rocco Schiavone.

Il vicequestore di Aosta, nella puntata analizzata, ha deciso di essere influenzato nonostante il responso del termometro sia stato di soli 37.3 gradi. Un situazione tale da non consentirgli di recarsi sulla scena del delitto. È stato ucciso un ex sacerdote in una baracca abbandonata di montagna e Schiavone indaga dalla sua abitazione.

Intorno a lui innanzitutto la città di Aosta, perennemente piena di neve con le montagne bianche che sottolineano il contrasto tra il paesaggio candido ed immacolato e l’efferatezza dei crimini di cui il vice questore deve prendere coscienza. Quella neve bianca in effetti appare sporca. E qui il pensiero corre ad uno dei migliori noir di Georges Simenon, il cui titolo è proprio La neve era sporca.

Rocco Schiavone 3 opinioni nuova stagione

Il candido mantello nasconde insomma le bruttezze dell’animo umano, omicidi e delitti sui quali Schiavone non indaga mai sommariamente, ma con risolutezza e costanza.

Abbiamo notato un Marco Giallini quasi stanco del suo personaggio, portato avanti con un’evidente lentezza assente in passato. Non è solo l’evoluzione negativa del personaggio in questa stagione, ma un elemento che l’attore protagonista fa difficoltà a nascondere.

Intorno al vicequestore una squadra di assistenti che parlano diversi dialetti, quasi a dimostrazione che l’Italia viene unificata ad Aosta da un coacervo di idiomi regionali.

Schiavone è un personaggio trasgressivo, sopra le righe, si esprime con un linguaggio anche troppo volgare e infarcito di parolacce. È il suo modo di comunicare. Lo abbiamo visto fumare e assumere anche droga. Il ricordo va allo Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle che alle droghe, come l’oppio,è quasi abituato.

La serie non era naturalmente un prodotto da Rai 1 e mai potrà diventarlo, perché la trasgressività va oltre i limiti del consentito. Un esempio per tutti: la prima puntata si è aperta con Schiavone al letto con una prostituta che regolarmente paga mostrandole i soldi sul tavolo accanto al letto. La manda via quasi in malo modo, salvo poi rivederla a metà puntata di nuovo nel suo letto. É sesso puro, scevro da qualsiasi sentimento affettivo.

Infine l’ambiente in cui si muove Schiavone: minimalista, senza orpelli, ridotto al minimo essenziale.



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