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L’amica geniale 2 recensione della nuova stagione

Riflessioni e analisi critica sulla seconda stagione della serie diretta da Saverio Costanzo.

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L'amica geniale 2 recensione
Riflessioni e analisi critica sulla seconda stagione della serie diretta da Saverio Costanzo.
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La recensione de L’amica geniale 2 si basa soprattutto sull’analisi delle due protagoniste Lila Cerullo ed Elena Greco detta Lenù. La prima puntata della seconda stagione è andata in onda su Rai 1 lunedì 10 febbraio. La serie è ispirata alla quadrilogia di Elena Ferrante. Il secondo capitolo, proposto da Rai 1, ha per titolo Storia del nuovo cognome.

L'amica geniale 2 recensione protagoniste

L’amica geniale 2 recensione – analisi dei personaggi

L’attenzione principale è puntata sulle due amiche Lila e Lenù che, in questo sequel, si ritrovano, si allontanano e si incontrano di nuovo in un continuo alternarsi di sentimenti contrastanti. Su tutto però prevale il rapporto quasi ancestrale che esiste tra di loro ed è il filo conduttore anche della seconda stagione.

A rendere complicata la comprensione della fiction è il napoletano arcaico con cui si esprimono Lila, Lenù e tutti i personaggi da cui sono circondate.

I sottotitoli distolgono l’attenzione dallo svolgersi degli eventi. Sarebbe stato meglio utilizzare un linguaggio magari più moderno e comprensibile anche da Napoli in su. Spesso sono più eloquenti le inquadrature ed i primi piani che il linguaggio dei protagonisti cristallizzati in una sorta di dizionario d’altri tempi che non giova all’economia della serie.

Siamo in una Napoli dove vecchie usanze e tradizioni imperano. Nessuno può sfuggire alle leggi del rione. Neanche Lila che adesso si è sposata ma ha scoperto un marito violento da cui è stata massacrata di botte durante la prima notte di nozze.

Lila racchiude in sè i prodromi della indipendenza femminile e della ribellione al maschio accentratore e prevaricatore. L’insofferenza di Lila, che adesso appare soltanto in nuce, è destinata ad amplificarsi. Un segnale, certamente positivo, in una società, l’attuale, dove si lotta disperatamente contro la violenza sulle donne.

L’amicizia tra le due protagoniste procede su schemi predefiniti nei quali le emozioni sembrano ammortizzate dalla sceneggiatura. Una sceneggiatura che ingabbia le due amiche in un dialetto arcaico che rende incomprensibili i dialoghi.

Volutamente L’amica geniale utilizza pochissime musiche di sottofondo in una atmosfera spesso lenta, talvolta addirittura triste. Le due protagoniste, pure adolescenti, vivono, infatti, eventi più grandi della loro età.

L'amica geniale 2 recensione Rione

L’ambientazione e gli esterni

La principale ambientazione, anche della seconda stagione, è la città di Napoli, in particolare il rione dove Lila e Lenù sono cresciute insieme. Il rione si è ingrandito ma la sensazione di trovarsi di fronte ad una costruzione artigianale, rimane la medesima. Forse questo è l’elemento più fragile di tutta la serie. Insomma gli esterni appaiono per quello che sono: senza credibilità scenica. Non basta, a caratterizzare l’epoca in cui si svolge la vicenda, la gran quantità di automobili del tempo. Quasi a giustificare una artigianalità certamente non dovuta a problemi di budget.

Differente la sensazione quando i protagonisti arrivano nella Napoli vera. E qui gli esterni salvano sicuramente la serie. Scorci panoramici della Costiera Amalfitana, con la loro bellezza, fanno da contraltare alla drammatica prima notte di nozze vissuta da Lila.

In questa parte della serie echeggiano anche atmosfere hollywoodiane. La scena in cui Lila ed il marito arrivano nel Grand Hotel a 5 stelle, ricorda analoghe immagini di Pretty Woman.


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Giornalista, esperta di spettacoli, in particolare di televisione. È stata per dieci anni critico televisivo de Il Giornale d’Italia con la direzione di Luigi D’Amato. Dal 1997 si occupa per il quotidiano Il Tempo di spettacoli, soprattutto di tv. Si occupa di cultura per il sito di Panorama. Ha collaborato in passato con le maggiori testate nazionali, tra cui Il Sole 24 ore, Il Mattino, Il Giornale. Ha ricoperto il ruolo di docente di Teorie e tecniche della critica televisiva nel master per laureati in Scienze della Comunicazione, organizzato dall’Università La Sapienza di Roma. Ha vinto il dattero d’argento al Salone Internazionale dell’umorismo di Bordighera. É stata titolare per tre anni della rubrica “Dietro le quinte” su Il Giornale d’Italia, analizzando, ogni settimana, un evento di cronaca, di politica o di spettacolo sotto la lente dell’umorismo.

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