Il Cacciatore 2 recensione serie tv con Francesco Montanari


Analisi e riflessioni critiche sulla seconda stagione della serie interpretata da Francesco Montanari.


La seconda rete ha mandato in onda Il Cacciatore 2 di cui vi proponiamo la recensione. La serie è il sequel della prima stagione. Martedì 19 febbraio sono andati in onda i primi due episodi degli otto complessivi, racchiusi in quattro puntate.

La storia raccontata è tratta dal libro Il cacciatore di mafiosi scritto dal magistrato Alfonso Sabella. Nella serie il suo personaggio è interpretato da Francesco Montanari con il nome di Saverio Barone.

Il Cacciatore 2 recensione – analisi della serie

La seconda stagione è incentrata sulla ricerca di Giovanni Brusca (Edoardo Pesce). Sulle sue tracce Saverio Barone e il suo braccio destro Carlo Mazza interpretato da Francesco Foti. L’esordio ha subito mostrato un ritmo intenso e serrato. La sceneggiatura ha cercato di raccontare i fatti realmente accaduti senza cadere nella trappola della spettacolarizzazione e della retorica.

A fare la differenza è il montaggio ben realizzato e funzionale alla rappresentazione dei personaggi. Ogni protagonista è dignitosamente delineato nel proprio ruolo. La coerenza ai fatti narrati, ad un certo punto però, cede il passo, alla consuetudine di Rai Fiction di inserire alcuni elementi meno reali ma ritenuti funzionali all’economia del racconto.

La regia è molto attenta ai particolari e segue i protagonisti nel loro evolversi nel corso della storia. Anche la voce narrante cerca di essere poco ansiogena nonostante i fatti raccontati.

Il Cacciatore 2 è una serie che racconta la mafia del passato, senza dimenticare la sua evoluzione fino ai tempi moderni. È il bene contro il male con una suddivisione netta e precisa proprio come è stata descritta nella realtà.

Il Cacciatore 2 recensione Edoardo Pesce

La storyline di Giuseppe Di Matteo

La suspense, che pure riempie ogni fase del racconto, è mitigata dalla constatazione che si tratta di fatti veri. Tutta la serie è sottolineata da musiche di sottofondo che inizialmente appaiono discrete e poco incalzanti. Ma quando le operazioni diventano più incisive, anche la musica si trasforma e rincorre i personaggi nei tentativi, per ora andati a vuoto, di catturare Giovanni Brusca e salvare il piccolo Giuseppe Di Matteo.

La storyline del bambino è molto particolare. Viene infatti affrontata in maniera drammaticamente malinconica con immagini spesso solo accennate perché il telespettatore non ha bisogno di vedere la fase cruenta dell’uccisione del piccolo. Queste notizie le ha già apprese dai giornali dell’epoca in maniera brutale e feroce. Ricordiamo che Giuseppe Di Matteo è stato ucciso e il corpo sciolto nell’acido.

Saverio Barone ne ha sentito il rimorso per anni. Lo stesso rimorso del vero pubblico ministero Alfonso Sabella che non si è mai perdonato la morte del piccolo, purtroppo inevitabile.

La serie girata tra Roma e Palermo, presenta il valore aggiunto degli esterni documentati con molti particolari e da una regia che ne ha messo in evidenza tutti gli aspetti rendendoli riconoscibili.

Il Cacciatore 2 recensione – Analisi dei protagonisti

Saverio Barone è rappresentato in una sorta di maschera tragica proiettato solo a centrare l’obiettivo agognato: arrestare Brusca. Forse il personaggio appare alquanto calcato. Pochi i momenti di alleggerimento.

Accanto a lui il coprotagonista Francesco Foti nel ruolo di Carlo Mazza amico fidato. Il personaggio di Mazza ha subito una evoluzione dalla prima alla seconda stagione. Innanzitutto rappresenta il simbolo della fedeltà e dell’amicizia. Sentimenti nati nel corso della vita professionale che sono riusciti ad inserirsi anche nella vita privata. I due personaggi principali riescono a rendere la drammaticità della situazione. E offrono uno spaccato reale dell’Italia impegnata nella lotta, apparentemente impossibile, contro la criminalità organizzata.

Accanto a loro gli altri comprimari che recitano credibilmente e comunicano al telespettatore la sensazione di una lotta senza quartiere.

Insomma una recitazione corale ben sottolineata dal regista Davide Marengo. Un’ultima citazione per Francesca Inaudi e Miriam Dalmazio. I loro personaggi femminili sono il simbolo di un’epoca in cui l’impegno delle donne cercava di confluire in campi differenti.

La Dalmazio, nel ruolo di Giada, la moglie di Barone, rappresenta la donna che ha rinunciato a tutto per seguire il marito. La Inaudi è la donna che ha denunciato il suo capo, che tra l’altro è anche il marito e padre di suo figlio.



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