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Il Commissario Montalbano 2020 recensione della nuova stagione

Riflessioni e analisi critica sui nuovi episodi del Commissario Montalbano.

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Il Commissario Montalbano 2020 recensione Salvo amato Livia mia
Riflessioni e analisi critica sui nuovi episodi del Commissario Montalbano.
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Il commissario Montalbano ha esordito con la stagione 2020 di cui vi proponiamo la recensione. Il primo tv movie dal titolo Salvo amato, Livia mia è stato trasmesso da Rai 1 lunedì 9 marzo. Si tratta della prima pellicola con protagonista il poliziotto di Vigata orfano sia dello scrittore Camilleri, sia del regista storico Alberto Sironi.

L’interesse è dunque di constatare se la nuova regia di Luca Zingaretti si è allontanata da quella che ne ha determinato il successo fin dal lontano 1999.

Il Commissario Montalbano 2020 recensione e analisi

La prima novità della nuova stagione è rappresentato da un dialetto siciliano molto più stretto e talvolta persino incomprensibile. Ed è la prima differenza rispetto al passato. Certo la sicilianità di Montalbano era stata documentata proprio attraverso la lingua parlata. Ma questa volta alcuni dialoghi sono risultati del tutto incomprensibili. Bisogna tener presente che il prodotto è fruibile da un pubblico trasversale, da Bolzano a Trapani.

La regia di Luca Zingaretti ha cercato di discostarsi il meno possibile dal delicato approccio che aveva caratterizzato il lavoro di Alberto Sironi. Zingaretti ha seguito pedissequamente le orme del suo predecessore dietro la macchina da presa. E sotto questo aspetto il contributo da lui apportato alla serie è davvero poco rilevante.

Abbiamo notato lo sforzo di adeguarsi a quanto avrebbe voluto Sironi. Ad esempio era evidente il tentativo di rendere al massimo la luminosità di una Vigata che Alberto Sironi aveva circondato di un’aura letteraria.

Zingaretti nello sforzo di non sfigurare, ha forse esagerato. E Vigata ci è apparsa fin troppo piena di luce. Quasi a contrastare con l’efferatezza del caso di cronaca di cui Salvo Montalbano si è occupato nel primo tv-movie Salvo amato, Livia mia. Insomma il timore di non essere all’altezza gli ha fatto compiere qualche esagerazione.

Inoltre la Vigata che abbiamo visto non è più così desolatamente vuota come in passato. Sironi l’aveva voluta senza alcun passante che potesse disturbare Montalbano e i suoi assistenti nel corso delle indagini. Nel primo tv-movie invece abbiamo notato che la cittadina immaginaria creata da Camilleri, qualche abitante pure lo aveva.

Un altro legame con il passato è la classica scena di Montalbano che nuota nello splendido mare siciliano.

Il Commissario Montalbano 2020 recensione

La modernità dell’ultimo Camilleri

Intanto la trama del tv-movie era basata su due differenti racconti di Montalbano che la sceneggiatura ha unito in un unico film tv. Da sottolineare la modernità dell’ultimo Camilleri che ha mostrato esplicitamente un rapporto omosessuale al femminile, raccontandolo con la normalità dovuta.

Altro aspetto di Salvo amato, Livia mia è la storia di pedofilia alla base dell’omicidio della puntata. La durezza con cui è stato raccontato è un’esplicita condanna che dalle pagine di Camilleri è arrivata sugli schermi televisivi ed è stata recepita dai telespettatori.

L’evoluzione dei personaggi storici

A colpire maggiormente in questa nuova stagione è l’evoluzione di Fazio. L’assistente di Montalbano appare cresciuto professionalmente. Non solo segue le direttive del suo capo, ma prende iniziative che rivelano sempre di più il suo grande intuito.

Insomma Fazio è ulteriormente maturato, mentre Mimì Augello ha conservato le sue caratteristiche ma è decisamente diventato meno “sciupafemmine”.


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Giornalista, esperta di spettacoli, in particolare di televisione. È stata per dieci anni critico televisivo de Il Giornale d’Italia con la direzione di Luigi D’Amato. Dal 1997 si occupa per il quotidiano Il Tempo di spettacoli, soprattutto di tv. Si occupa di cultura per il sito di Panorama. Ha collaborato in passato con le maggiori testate nazionali, tra cui Il Sole 24 ore, Il Mattino, Il Giornale. Ha ricoperto il ruolo di docente di Teorie e tecniche della critica televisiva nel master per laureati in Scienze della Comunicazione, organizzato dall’Università La Sapienza di Roma. Ha vinto il dattero d’argento al Salone Internazionale dell’umorismo di Bordighera. É stata titolare per tre anni della rubrica “Dietro le quinte” su Il Giornale d’Italia, analizzando, ogni settimana, un evento di cronaca, di politica o di spettacolo sotto la lente dell’umorismo.

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