Fuoriclasse 2, la recensione


Riflessioni sul sequel della fiction interpretata da Luciana Littizzetto


 Il fine è catturare ogni target di pubblico possibile. Al centro di tutto, novello Atlante al femminile, Luciana Littizzetto sembra reggere sulle sue spalle tutto il peso delle problematiche esistenziali. Questa la sensazione che si è fatta strada nel telespettatore dopo la prima puntata di Fuoriclasse 2 andata in onda lunedì 10 marzo, in prima serata su Rai1. Il sequel della serie è ancor più pretenzioso della prima stagione. Certo, la Littizzetto sfoggia tutta la sua capacità interpretativa, modella la voce stridula che sfoggia sulla scrivania di Che tempo che fa,  si cala nel ruolo di una docente che ha tutte le migliori qualità del mondo: è comprensiva con gli allievi, è “umana”, sa essere un’amica e una insegnante allo stesso tempo. Peccato che il tutto si scontri con una approssimazione della sceneggiatura appena sufficiente nel tentativo di documentare la realtà a 360 gradi. Ne scaturisce che la fiction appare come un concentrato di casi umani.

Insomma, possibile che nella classe della professoressa Ida Passamaglia non ci sia uno studente “normale”. Tutti hanno problemi di natura varia.  La pretesa è di rappresentare in maniera esaustiva la realtà giovanile nella complessità più ampia.  Si ha la sensazione che ad posto di una fiction si stia assistendo ad un programma di approfondimento giovanilistico.

Poichè i casi sono tanti, la sceneggiatura ricorre a flash che accendono i riflettori sui particolari problemi dei ragazzi ma li spengono subito. In questo senso vengono solo sfiorati incomprensioni generazionali, contrasti tra padri e figli, ragazzi penalizzati dai  dissidi esistenti tra i genitori: il tutto condito con il ricorso ai soliti buoni sentimenti, soprattutto quando viene affrontato l’aspetto sentimentale dei ragazzi alla loro prima esperienza. Insomma, per dirla in breve, si respirava un’atmosfera alla Federico Moccia. Peccato che la serie si svolge a Torino e non a Roma: i lucchetti di Ponte Milvio avrebbero fatto la differenza.

Naturalmente sono scelte autorali che si potrebbero anche accettare ma che in ogni caso non possono avere, come sostiene la Littizzetto, la pretesa di rappresentare l’universo degli under venti. I ragazzi si trovano a vivere esperienze molto più drammatiche come riporta, purtroppo, la cronaca riferendo di episodi terribili di sesso e violenza.

Meglio riuscito è l’affresco della classe docente rappresentata nella routine quotidiana con meschinità e frustrazioni. La vita scolastica, in questa stagione, ha trovato un punto di riferimento nel nuovo preside interpretato da Giulio Scarpati. Una interpretazione che è risultata poco credibile.  Forse perchè passare dal ruolo del dottor Lele Martini a quello del capo di un istituto scolastico in poco tempo, spiazza gli spettatori.

Infine: si è preteso troppo dalla Littizzetto nel ruolo di Ida Passamaglia: infatti non è non solo docente ma anche dirigente scolastica, quasi missionaria nei suoi rapporti umani con gli studenti, donna con problemi di coppia e con l’angoscia della maternità in età matura. Senza trascurare i difficili rapporti con il figlio.



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