Le mani dentro la città, la recensione


Riflessioni sulla serie in onda su Canale 5


 E c’è anche qualche ingrediente che fa pensare a Il padrino. Insomma un pout pourri di elementi racimolati dal variegato mondo della fiction con un occhio attento anche al grande schermo e all’attualità. Con queste premesse, la serie, Le mani dentro città, ha esordito venerdì 14 marzo in prima serata su Canale 5.

La violenza non è mancata, le “sparatorie” ci sono state in abbondanza, il sangue scorreva copioso. E questi elementi erano chiramante ispirati a Il clan dei camorristi serie nella quale Giuseppe Zeno interpretava il personaggio negativo ‘O Malese. In Le mani sulla città è un poliziotto sui generis che ha un conto aperto con i Marruso, la principale famiglia della ‘ndrangheta infiltrata nella Milano borghese.Una figura differente dallo stereotipo dei poliziotti per fiction, un personaggio ansiogeno che divide la responsabilità delle indagini con una Simona Cavallari troppo simile alla Claudia Mares di Squadra antimafia. Non la si riesce a guardare senza pensare al suo ruolo nella serie con Marco Bocci. Michele Benevento, il personaggio  di Giuseppe Zeno, appare anche troppo costruito a tavolino contribuendo ad accrescere la poca credibilità della trama e persino della vicenda sentimentale che è alla base della storia.

 Riteniamo che il ruolo di Simona Cavallari  doveva essere interpretato da un’attrice diversa. Non si comprende il motivo per il quale Pietro Valsecchi, produttore anche di Squadra antimafia e Il clan dei camorristi, faccia recitare gli stessi attori in fiction che avrebbero bisogno di volti meno riconoscibili. In Le mani dentro la città erano riconoscibili anche altri interpreti provenienti dalle due serie citate.

Il richiamo al film del ’63, Le mani sulla città, inoltre, è evidente nel tentativo di corruzione del sindaco da parte della ‘ndrangheta: i criminali gli mettono in mano un bel gruzzolo di soldi e gli dicono di utilizzarlo bene rispettando “i desiderata” della famiglia.Ovvero modificare il piano regolatore.

Concludendo: tutto appare abbastanza scontato e prevedibile, nessun guizzo di novità. Neppure nei rapporti tra padri (mafiosi) e figli più o meno consapevoli delle attività dei padri:  anche in questo campo tutto ispirato a canoni già visti. E la città di Milano protagonista della serie, resta sullo sfondo.



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