Anno Uno, la recensione

considerazioni sul programma all'esordio su la7


 L’esordio è avvenuto giovedì sera. Anno Uno su La7 ha la medesima collocazione oraria di Servizio pubblico e nasce sotto l’ala protettrice di Santoro che ha cercato di “allevare” professionalmente alla sua scuola la trentenne rampante e piena di presunzione.

Giulia Innocenzi ha ricreato tutte le atmosfere santoriane svecchiate di alcuni decenni. In studio un gruppo di giovani che intervenivano e porgevano domande agli ospiti e addirittura davano del “tu” al Premier Matteo Renzi intervenuto in un lunghissimo spazio centrale della trasmissione. Sembrava che il Presidente del Consiglio fosse in visita in una delle scuole elementari nelle quali si reca sempre accompagnato dai riflettori. La discussione, sotto questo punto di vista evocava un altro programma con pretese giovanilistiche “La guerra dei mondi” andato in onda lo scorso giugno su Rai3 con la conduzione di Davide Parenzo. Li erano due generazioni a confronto, gli over 60 e gli under 30. Qui apparentemente c’erano solo giovani. Ma la vecchia guardia aleggiava nello studio, faceva sentire la propria presenza come un fantasma pronto a materializzarsi ad una determinata ora. E l’ora X è finalmente scoccata: poco prima di mezzanotte ecco arrivare Vauro e Michele Santoro che si sono riappropriati delle loro cose e, senza tanti riguardi hanno allontanato i giovani.

La sensazione era: “fin qui avete giocato, adesso si fa sul serio”. E sul serio ha fatto Vauro che ha sfornato il suo bel mucchio di vignette.

L’operazione “Innocenzi” non ha chance: la conduttrice ha ripetuto, non si sa quanto consciamente, tutti i gesti del suo “maestro”. Si è voluta accreditare come una santoriana della prima ora, ma non ha avuto alcuna capacità nel gestire un programma che appariva fin dalle prime immagini una brutta parodia di Servizio pubblico o di Samarcanda o di tutti gli altri programmi con il marchio “Michele Santoro”. Infatti a intervallare il talk show ci sono state inchieste sullo stile santoriano e la presenza di Marco Travaglio con i suoi monologhi sui massimi sistemi politici.

Alla fine resta ben poco nel telespettatore di quanto è andato in onda se ha avuto il coraggio di restare su La7 fino alla conclusione.  Devono avere ben poca considerazione delle new generation a La7 se propongono programmi di tal genere.



One Reply to “Anno Uno, la recensione”
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    AMOS

    Allucinante la selva continua di applausi durante la trasmissione di ” DI MARTEDI’ ”
    Disturbano, disturbano, disturbano !!!

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