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The Voice of Italy 5 | recensione

The Voice of Italy 5 | recensione. Appunti e riflessioni critiche sulla puntata d'esordio del talent show che torna su Rai 2 dopo un anno di pausa. Dalla conduzione di Costantino della Gherardesca alla valutazione del comportamento dei giudici.
Marida Caterini

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The Voice of Italy 5 recensione
The Voice of Italy 5 | recensione. Appunti e riflessioni critiche sulla puntata d'esordio del talent show che torna su Rai 2 dopo un anno di pausa. Dalla conduzione di Costantino della Gherardesca alla valutazione del comportamento dei giudici.
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Invece lo ha involgarito perché si è rivelato inadatto e persino all’insegna della maleducazione. Verso metà programma un video ironicamente provocatorio nei confronti dei coach mostrava il conduttore che inveiva contro ognuno di loro senza risparmiare parole anche scurrili e un linguaggio incredibilmente sboccato.

Espedienti non degni di una tv pubblica che, forse, miravano allo svecchiamento dello show, nelle intenzioni sia del conduttore che degli autori. A volte si è avuta la sensazione che Costantino considerasse The Voice una succursale dei suoi programmi precedenti (Le Spose di Costantino, Pechino Express).

La giuria composta da Al Bano, Francesco Renga, J-Ax e Cristina Scabbia ha riservato qualche sorpresa. In primis Al Bano, è riuscito a dare un’impronta personale alla sua partecipazione, mostrando di sapersi inserire nel contesto del talent. J-Ax si è lasciato alle spalle la tracotanza delle edizioni precedenti. Il rapper ha perso l’alterigia che lo aveva spinto a criticare aspramente The Voice nel programma “Sorci verdi” da lui condotto su Rai 2 subito dopo la conclusione dell’edizione del talent del 2015. Con la sua presenza adesso ha dimostrato un ripensamento.

Francesco Renga e Cristina Scabbia, la frontwoman dei Lacuna Coil non hanno ancora ingranato il meccanismo.

Si è cercato di velocizzare la formula con un montaggio veloce, ma il risultato è stato azzerato da lungaggini inutili finalizzate solo a coprire la seconda serata.  Si è incrementato l’aspetto familiare delle storie, puntando molto di più sul privato dei partecipanti. Si è cercato insomma di trasformare i giovani artisti in “casi umani” inciampando spesso nella solita retorica televisiva. Il rischio che possa ripetersi una simile operazione, esiste e se non si interviene, potrebbe aumentare nelle puntate successive.

Come accade in ogni edizione, nella prima puntata si concentrano i giovani artisti migliori, creando l’atmosfera di suspence che porta gli interpreti a scegliere il loro coach di riferimento.

Inoltre si è voluta veicolare, attraverso i giovani concorrenti, l’immagine di una società multirazziale dove la diversità doveva apparire perfettamente integrata, e l’italianità rispecchiata in un arcobaleno di colori. Il tutto affrontato con superficialità quasi imbarazzante, laddove si poteva lanciare un messaggio più incisivo.

Non basta mettere insieme la drag queen pugliese, la diciottenne afroitaliana, la giovane filippina e il nipote del cantante napoletano Aurelio Fierro. L’integrazione è ben altro.

C’è ancora molto da migliorare nello schema del talent show. Speriamo sia possibile un aggiustamento per le puntate ancora in via di registrazione. Speriamo soprattutto che l’eleganza e la sobrietà di parola e di atmosfere possano sostituire la grossolanità dell’esordio.


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Giornalista, esperta di spettacoli, in particolare di televisione. È stata per dieci anni critico televisivo de Il Giornale d’Italia con la direzione di Luigi D’Amato. Dal 1997 si occupa per il quotidiano Il Tempo di spettacoli, soprattutto di tv. Si occupa di cultura per il sito di Panorama. Ha collaborato in passato con le maggiori testate nazionali, tra cui Il Sole 24 ore, Il Mattino, Il Giornale. Ha ricoperto il ruolo di docente di Teorie e tecniche della critica televisiva nel master per laureati in Scienze della Comunicazione, organizzato dall’Università La Sapienza di Roma. Ha vinto il dattero d’argento al Salone Internazionale dell’umorismo di Bordighera. É stata titolare per tre anni della rubrica “Dietro le quinte” su Il Giornale d’Italia, analizzando, ogni settimana, un evento di cronaca, di politica o di spettacolo sotto la lente dell’umorismo.

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La fuggitiva recensione della serie tv con Vittoria Puccini

Analisi e riflessioni critiche sulla serie tv interpretata nel ruolo della protagonista Arianna, da Vittoria Puccini.
Marida Caterini

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La fuggitiva recensione
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Rai 1 sta mandando in onda La fuggitiva serie tv di cui vi proponiamo la recensione. La fiction è interpretata da Vittoria Puccini nel ruolo della protagonista Arianna Comano accusata ingiustamente di aver ucciso il marito, assessore all’urbanistica di un piccolo centro nei pressi di Torino.

La fuggitiva critica

La fuggitiva recensione della serie tv

La fuggitiva è un prodotto che vuole coniugare atmosfere drammatiche e thriller ma con la pretesa di essere una serie d’azione. Misteri, segreti, un passato tragico alle spalle dei protagonisti, mai totalmente elaborato e superato, sono alcuni degli elementi caratteristici della serie.

La prima puntata inizia con flash back che si susseguono ininterrottamente fino alla conclusione. Sono sprazzi della vita della protagonista rapita in tenera età dopo che i genitori erano stati uccisi in seguito ad una rapina. Vi si aggiungano sullo sfondo le atmosfere del conflitto bosniaco e l’addestramento, forse più che militare, a cui la protagonista è stata sottoposta per sopravvivere.

Insomma una vita, quella di Arianna, piena di drammi come solo una serie tv può ricreare. Drammi che ricominciano quando viene accusata dell’omicidio del marito. La sceneggiatura tenta di imprimere allo scorrere degli eventi un ritmo estremamente veloce, più che ansiogeno. Costringendo il telespettatore a non avere un minimo di sosta tra una fuga e l’altra, tra un appostamento ed una aggressione. Ma il tentativo non è riuscito.

Non mancano anche le ingenuità nella costruzione di una trama che, per la maggior parte, si svolge on the road con una dovizia di esterni tra Torino e località limitrofe. Sono, infatti gli esterni urbanistici ad essere sempre in primo piano, fotografati con cura. La pulizia della fotografia, fa troppo spesso da contraltare agli sporchi affari che stanno dietro la morte del marito della protagonista. E ad una vicenda che, più va avanti, più mostra lati oscuri, intrighi, ossessioni mai superate, non solo dalla protagonista. Insomma un guazzabuglio infernale.

In questa mescolanza di ingredienti riesce difficile dare credibilità ad una storia che sembra essere stata costruita, sia pur con le dovute differenze, sul film cult Il fuggitivo con Harrison Ford. Una copia mal riuscita, talvolta anche maldestra nella gestione.

La fuggitiva ascolti

Analisi dei personaggi

Vittoria Puccini non ha ancora lasciato alle spalle la sua Elisa di Rivombrosa nella staticità delle espressioni. Sono trascorsi anni dal personaggio da soap. Ma, ad uno sguardo attento, la credibilità della recitazione resta la medesima. Per tutta la durata del film è una fuggitiva incompresa che spesso non riesce ad esprimere i suoi sentimenti ed a comunicarli al pubblico perché ingabbiata in un limitato schema recitativo. Naturalmente la sceneggiatura procede, soprattutto nei suoi confronti, in maniera fin troppo lineare. Alla fine, si sa, la sua innocenza verrà dimostrata con la scoperta di una rete di loschi affari. Una rete che ha già seminato, fin dall’inizio, molti cadaveri.

Medesima scarsa credibilità per Pina Turco, l’agente Michela che nasconde a sua volta un passato poco chiaro.

Infine: neanche ai cattivi riesce dimostrare fino in fondo la propria malvagità. E il pubblico si accorge che poco o nulla riesce convincente all’interno della serie.


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Un passo dal cielo 6: i guardiani la recensione della serie con protagonista Daniele Liotti

Analisi e riflessioni critiche sulla serie interpretata nel ruolo del protagonista da Daniele Liotti.
Marida Caterini

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Un passo dal cielo 6 recensione
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Rai 1 sta trasmettendo Un passo dal cielo 6: i guardiani di cui vi proponiamo la recensione.

La sesta stagione della serie ha confermato i personaggi principali tra i quali il protagonista Francesco Neri interpretato da Daniele Liotti. L’attore è alla sua terza esperienza nella serie che prevede molte new entry tra cui Giusy Buscemi. Inoltre la fiction ha cambiato location.

Un passo dal cielo 6 critica

Un passo dal cielo 6 – recensione

Francesco Neri è di nuovo protagonista di una storia che coniuga atmosfere da commedia con ingredienti misteriosi e una trama che si sviluppa orizzontalmente sugli eventi personali dello stesso comandante della Forestale.

La serie si è trasferita dall’Alto Adige al Veneto. Punto forte ancora una volta è la bellezza mozzafiato dei paesaggi. Il fascino spettacolare dell’ambiente circostante e delle montagne rappresentano il vero e proprio coprotagonista degli eventi raccontati.

Eventi il più delle volte drammatici all’interno dei quali si mescola una vena di sano buonismo. La trama in queste puntate rappresenta un vero e proprio spartiacque con il passato. Ma anche questa volta si fa affidamento su eventi di cronaca nera e di misteri come già era accaduto precedentemente.

La novità rispetto alle serie andate in onda è una sensazione di minore tormento nel quale si dibatte il protagonista. Demoni e rimorsi che lo hanno tenuto prigioniero dalla quarta serie in poi sembrano, solo momentaneamente, stemperati in una atmosfera che aggiunge agli altri ingredienti anche la pura commedia.

È proprio la bellezza straripante dei paesaggi a fare da contraltare alla drammaticità delle situazioni. Più il cielo è splendente, più il dramma incombe sui personaggi. La linea orizzontale del racconto è caratterizzata anche da una vicenda che ha un inizio con la prima puntata ed una fine con l’ultima. All’interno altri casi di cronaca di cui Francesco Neri si occupa insieme al suo assistente Vincenzo Nappi. Ed è proprio da questo personaggio che vengono i principali elementi da commedia e i toni più leggeri che caratterizzano le varie situazioni.

Certo Daniele Liotti parla più con il suo fisico che con la recitazione. Ed è questo un elemento di sicuro appeal per il pubblico trasversale della rete.

Un passo dal cielo 6 ascolti

Regia e recitazione

Per ovviare ad una recitazione sicuramente non ottimale, la regia punta soprattutto sul paesaggio. Le più suggestive località delle Dolomiti fanno da cornice alle vicende del comandante della Forestale Francesco Neri e riescono ad impressionare in maniera così favorevole il telespettatore da incentivarlo a non cambiare canale.

Tutto si regge dunque su una regia attenta ed oculata che riesce a salvare la mediocrità della fiction. Ci riferiamo in particolare alla recitazione ed anche alla sceneggiatura che, tra l’altro, ripropone quasi pedissequamente gli schemi del passato. Tutto questo nonostante Rai Fiction abbia voluto dare alla serie una ventata di nuova vitalità cambiandone il titolo ne Un passo dal cielo 6: I guardiani.

Infine non è secondario, oltre l’aspetto paesaggistico, quello ambientale. La salvaguardia dell’ambiente infatti è uno dei pilastri della serie fin dagli esordi.


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Game of Games – Gioco loco recensione dello show con Simona Ventura

Analisi e riflessioni critiche sullo show condotto da Simona Ventura in prima serata su Rai 2.
Marida Caterini

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Game of Games recensione
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Rai 2 ha mandato in onda la prima puntata di Game of Games – gioco loco di cui vi proponiamo la recensione.

C’era molta attesa per il ritorno in prima serata di Simona Ventura che ha proposto la versione italiana dello show portato al successo oltreoceano da Ellen DeGeneres.

Una versione adattata al pubblico italiano e con la presenza di personaggi noti, non contemplati invece nel format originale.

Game of Games critica

Game of Games – recensione

La prima impressione ricevuta da Game of Games è una riproposizione delle atmosfere leggere già viste in programmi come Stasera tutto è possibile e soprattutto Ciao Darwin. L’unica differenza è che i giochi si svolgono in una sorta di grande Luna Park.

Il programma, definito come divertimento fine a sé stesso, procede a ritmi serrati e incalzanti senza lasciare al telespettatore la possibilità di fermarsi. Si viene completamente assorbiti da un ritmo travolgente che spesso diventa anche ossessivo.

Tutto insomma è modellato su uno schema sopra le righe e il telespettatore non riesce ad avere un attimo di respiro, sopraffatto dalla verve fin troppo goliardica e insistente dei concorrenti, sia vip che gente comune.

I giochi si susseguono a ritmo continuo e molti presentano difficoltà che hanno ricordato chiaramente Ciao Darwin. Ma Simona Ventura non è Paolo Bonolis. La conduttrice non ha insomma il linguaggio dissacrante, aulico e forbito, di un Bonolis tradizionalmente vicino alla gente comune che diventa inconsapevolmente sua vittima.

Mentre Bonolis manipola i personaggi, Simona Ventura si limita a presentarli e ad interagire con loro in una maniera mai volgare e sopra le righe. Anche se, bisogna dirlo, nel corso del programma non sono mancate alcune battutine a doppio senso pronunciate da alcuni vip tra i quali Elettra Lamborghini.

Il programma è chiaramente un vero disimpegno per i telespettatori. Puro intrattenimento. Ma la goliardia finisce per assumere contorni poco credibili. Ed è proprio la credibilità una delle pecche di Game of Games – gioco loco.

Game of Games ascolti

La conduttrice

Simona Ventura ha cercato di imprimere al programma la sua verve personale. Ha tentato di essere sé stessa ma spesso l’euforia è andata al di là del consentito. Ha gestito i concorrenti noti e la gente comune con un approccio elegante, ma anche cameratesco. Particolare attenzione ha avuto per le persone comuni, mentre con i colleghi del mondo dello spettacolo si è permessa qualche battuta e qualche goliardia in più.

Naturalmente tutti si sono adattati alle atmosfere predominanti ed hanno cercato fin troppo chiassosamente di intrattenere un pubblico, che in questo periodo, ha problemi molto più gravi a cui pensare. Nonostante i giochi e la goliardia ci si attendeva qualche sobrietà in più.

Infine come sempre il programma ha messo in evidenza lo scarso grado di cultura generale che caratterizza molti personaggi del mondo dello spettacolo. È stato evidente soprattutto nella prima parte quando le risposte di alcuni vip alle domande di Simona Ventura sembravano talmente esilaranti da risultare false e studiate a tavolino.

Un’ultima osservazione: il pubblico italiano è diverso dalla platea televisiva americana, al quale Game of Games è più adatto.

 


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