Il mestiere di vivere è l’intenso film documentario in onda su Rai 3. Diretto dalla regista Giovanna Gagliardo, la pellicola ricostruisce con estrema sensibilità l’ultimo, frenetico giorno di vita di Cesare Pavese, uno dei più grandi intellettuali del Novecento italiano. Attraverso un sapiente montaggio di materiali d’archivio, testimonianze inedite e letture tratte dai suoi diari e romanzi, il film delinea un ritratto umano, intellettuale e artistico di rara profondità. Per chi non riuscisse a seguire la messa in onda, il documentario è disponibile anche in streaming su RaiPlay nella sezione dedicata di Rai 3.
L’opera non si limita a celebrare il mito letterario, ma scava nel tormento di un uomo che ha fatto della scrittura lo strumento per interpretare il mondo, finendo però schiacciato dalla sua stessa “difficoltà di vivere”. È un viaggio emozionante che restituisce la complessità di una figura centrale della nostra cultura, sospesa tra l’impegno civile e una solitudine esistenziale invalicabile.
Regia, produzione e protagonisti del film Il mestiere di vivere
La regia è affidata a Giovanna Gagliardo, autrice esperta nel documentario storico e biografico. La produzione è interamente italiana e si caratterizza per un taglio narrativo che intreccia armoniosamente la biografia personale con la grande storia del secolo scorso. Il film non si avvale di un cast tradizionale, ma di un mosaico di voci: tra i protagonisti troviamo accademici, studiosi della letteratura italiana, attori che prestano la voce alle parole di Pavese e figure storiche che hanno condiviso con lui l’esperienza editoriale e politica.
Il valore documentale dell’opera è arricchito dall’accesso a documenti privati e alla vasta produzione di saggi e poesie dell’autore, trasformando la visione in un’esperienza multimediale di alto profilo educativo e culturale.
Location: dove è stato girato?
Le riprese si sono concentrate principalmente a Torino, la città che Pavese amava e odiava con pari intensità. La cinepresa attraversa i portici deserti, i caffè storici e i luoghi simbolo della casa editrice Einaudi. Altre location toccano le Langhe, terra d’origine e di ispirazione mitica per lo scrittore. Il fascino visivo del film è garantito dall’integrazione di materiali storici provenienti dagli archivi di Luce Cinecittà e dalle Teche Rai, che restituiscono la grana e l’atmosfera dell’Italia del dopoguerra.
Trama del film Il mestiere di vivere
La narrazione si focalizza sul weekend del 26 e 27 agosto 1950, le ultime 48 ore di vita di Cesare Pavese. Il film lo segue mentre attraversa una Torino spopolata dalle vacanze estive, in un’atmosfera sospesa e quasi irreale. Lo vediamo cercare rifugio negli amici, tentare telefonate che restano senza risposta e affrontare un dialogo serrato con se stesso, che emerge attraverso le citazioni tratte dal suo diario, Il mestiere di vivere.
Parallelamente agli ultimi passi dello scrittore, il documentario ripercorre i momenti fondamentali della sua carriera: dagli anni del confino politico durante il regime fascista all’instancabile lavoro culturale del dopoguerra. Vengono analizzati i suoi amori tormentati, spesso non corrisposti, e quella vocazione letteraria che, se da un lato lo rese celebre, dall’altro lo isolò in un mondo di carta e inchiostro.
Spoiler finale: l’ultima stanza
Attenzione spoiler: Nelle sequenze conclusive, il documentario accompagna Pavese verso l’albergo Roma, situato nei pressi della stazione di Porta Nuova a Torino. È qui che, nella sera del 27 agosto 1950, lo scrittore compì l’atto finale, decidendo di togliersi la vita. Il film tratta il momento con estremo pudore e rispetto, evitando sensazionalismi e concentrandosi sul testamento morale lasciato dall’autore: l’ultima frase scritta sulla prima pagina dei Dialoghi con Leucò. La conclusione è un tributo alla fragilità dell’uomo dietro il genio, lasciando lo spettatore con una riflessione amara sulla solitudine e sull’impossibilità di trovare un senso ultimo all’esistenza.


