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Report 25 gennaio, piano pandemico, vaccini, e i misteri della Lega

Le anticipazioni sulle inchieste e i reportage proposti da Sigfrido Ranucci nella puntata in onda questa sera su Rai 3.

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Report 25 gennaio Sigfrido Ranucci
Le anticipazioni sulle inchieste e i reportage proposti da Sigfrido Ranucci nella puntata in onda questa sera su Rai 3.
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Report torna su Rai 3 con la puntata del 25 gennaio. Sigfrido Ranucci, il conduttore, propone veri argomenti tra inchieste e reportage tutti di stretta attualità. L’appuntamento è alle 21.20 Ecco le anticipazioni.

Report 25 gennaio sottovalutato il virus

Le indagini della procura di Bergamo hanno portato la Guardia di Finanza a indagare nelle stanze del ministero della Salute e dell’Iss. I funzionari che hanno gestito la prima ondata della pandemia devono spiegare perché non hanno risposto immediatamente alla nota dell’Oms che il 5 gennaio dell’anno scorso diceva: “Prendete in mano i piani pandemici”.

Report è in grado di rivelare che per diverse settimane il nuovo virus fu sottovalutato. E, ancora a inizio febbraio un verbale della task force che faceva capo al ministro Speranza lo assimilava a una influenza. Nel frattempo la difesa dell’Oms alle richieste di trasparenza fa sempre più acqua, al punto da usare documenti confidenziali pubblicati proprio da Report, ma cambiandone la data.

Report 25 gennaio Ranucci

Nelle mani del vaccino 

Il vaccino porterà definitivamente fuori dalla pandemia? Dai test svolti dalle case farmaceutiche emerge un’elevata sicurezza ed efficacia, ma non è chiaro se potrà interrompere la trasmissione del virus. Infatti, nonostante ogni giorno nel mondo vengano effettuati milioni di tamponi, proprio per intercettare gli asintomatici, i volontari dei trial clinici sono stati testati solo in caso di sintomi. La conseguenza? Non sappiamo se il vaccino ci protegga solo dalla malattia o anche dall’infezione e quindi se potremo raggiungere l’immunità di gregge. Report, inoltre, svela in esclusiva i cosiddetti “EmaLeaks”, mail e documenti interni da cui emergono le pressioni politiche sull’Agenzia europea del farmaco per accelerare il processo di autorizzazione. Pressioni avvenute proprio mentre i commissari dell’Ema riscontravano alcuni problemi nella produzione del vaccino Pfizer.

Il Mago di Helbiz

I monopattini sono al centro della mobilità urbana anche in Italia. E la Helbiz è stata la prima azienda ad aver portato lo sharing nel nostro paese. La società ha ottenuto concessioni per la condivisione dei suoi mezzi in oltre venti città italiane, a partire da Roma e Milano. Ma chi c’è dietro la Helbiz? La storia della Helbiz si intreccia con quella di tanti personaggi del jet set e dello sport italiano, da Alessandro Del Piero che offre il suo volto per uno spot, a Marco Borriello, tirato in ballo nella lista dei possibili investitori. Alla luce di questo e molto altro, chi c’è realmente dietro la Helbiz?

Il vecchio e il nuovo

Ogni volta che viene trasmesso un film o una fiction in televisione o un brano alla radio gli attori, i musicisti e i cantanti che hanno interpretato quell’opera maturano dei diritti. Sono diritti connessi al diritto d’autore e vengono pagati da canali televisivi, network radiofonici o piattaforme streaming. Non vengono versati direttamente ai loro proprietari, cioè agli artisti, ma a soggetti intermediari che devono provvedere a ripartirli con precisione e a distribuirli. Fino al 2009 il soggetto intermediario era unico e si chiamava IMAIE (Istituto per la tutela degli artisti, interpreti ed esecutori). Dopo 30 anni di attività è stato estinto. Chiudendolo la prefettura di Roma ha stabilito che l’Imaie non è stato in grado di svolgere il compito per cui era stato creato. Al momento della chiusura aveva nel cassetto 100 milioni di euro di diritti incassati e mai versati agli artisti legittimi proprietari. Estinto l’Imaie nel 2010 è stato costituito il Nuovo Imaie, stesso direttore generale e stessi dipendenti. Come sta andando la sua gestione e quanti diritti riesce davvero a distribuire ai legittimi proprietari?

Report 25 gennaio L’accordo

Il 26 febbraio 2014 viene siglato un patto tra Umberto Bossi e il nuovo segretario della Lega Nord, Matteo Salvini. Un accordo che nessuno ha mai potuto leggere e nasce due anni dopo l’inchiesta sui fondi pubblici in cui è coinvolto il partito. Dopo Bossi, arriva Maroni, poi Salvini nel 2013 eletto segretario federale. L’anno dopo si decide del futuro politico del senatur. Salvini promette 450 mila euro all’anno per mantenere lo staff composto dagli autisti e dalla segreteria del presidente della Lega.

In cambio l’ex avvocato di Bossi, Matteo Brigandì, rinuncia a 6 milioni di euro di mancati pagamenti proprio dalla Lega Nord. Soldi che già nel 2014 sono fondamentali per le casse del partito, che rischia, come poi è successo, di vedersi sequestrare ben 49 milioni. Report ha ricostruito la storia dell’accordo grazie all’intervista esclusiva a Francesco Belsito, l’ex tesoriere del partito travolto dallo scandalo, unico condannato per appropriazione indebita a causa di quell’accordo.


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