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Interviste

Cesare Bocci: “Su Tv2000 con Segreti, i misteri della storia, poi di nuovo con Montalbano”.

Intervista all'attore marchigiano da sabato 2 dicembre su Tv2000 con storie di politici, santi, artisti, re, regine, condottieri.

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Intervista all'attore marchigiano da sabato 2 dicembre su Tv2000 con storie di politici, santi, artisti, re, regine, condottieri.
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Che vedremo in questa nuova trasmissione?

Il pubblico scoprirà le vicende più nascoste di tante personalità che conosciamo un po’ tutti e che hanno fatto la storia: politici, santi, artisti, re, regine, condottieri. Sarà narrato ciò che spesso non si trova nei libri: crediamo che raccontare la storia di personaggi svelando dei particolari “più intimi” renda loro più vicini ai telespettatori.

Quale sarà il suo ruolo nel programma? Per la conduzione si è ispirato a qualcuno in particolare?

Sarò un narratore, l’intermediario tra il documentario e il pubblico. Anch’io mi porrò domande su quanto visto, cercando di dare delle risposte o anticipare quello che si vedrà di lì a poco. È un valido strumento per aiutare chi ci guarderà da casa. Per me non si tratta di un’esperienza nuova, poiché anni fa ho presentato su Rai 3 “Il giallo e il nero” e anche a teatro ho ricoperto spesso il ruolo di narratore. Per la conduzione non mi sono ispirato a nessuno in particolare, anche ci sono molti programmi di divulgazione che mi piace guardare in tv.

Ad esempio?

Mi interessano molto i format condotti da Piero ed Alberto Angela.

Qual è il personaggio storico che più l’ha affascinata tra quelli protagonisti del format di Tv2000?

Sono rimasto molto sorpreso dalla storia di Cavour, un uomo dai tanti pregi ma anche con molti difetti, proprio come noi. Era un giocatore d’azzardo, molto goloso e pronto ad utilizzare ogni mezzo per centrare gli obiettivi che si prefissava. Mi ha emozionato anche la storia di Santa Rita. Non sapevo che fosse molto amata dalle donne e che prima di entrare in convento fosse stata sposata e avesse avuto anche due figli. Tra i condottieri, la storia di Giovanni dalle Bande Nere è molto affascinante: avrebbe potuto salvare l’Italia dalla discesa dei Lanzichenecchi e dal sacco di Roma, ma forse dava fastidio ai piani dei principi di Ferrara e Mantova che si erano alleati proprio con il nemico. Morì a 28 anni per una ferita non grave e che si poteva curare. Non solo personaggi, però, anche fatti storici: sono rimasto colpito dalla ricostruzione del disastro di Balvano, avvenuto nella Seconda Guerra Mondiale, in cui circa 600 persone morirono in un treno intrappolato in una galleria a causa del sovraccarico del convoglio.

Cesare Bocci – Fonte foto Tv2000

Com’è nata questa opportunità lavorativa con la rete della Cei?

Per un programma di questo tipo era necessaria la figura di un narratore. Non so se il direttore Ruffini mi aveva già visto in passato su Rai 3 con “Il giallo e il nero” o in altri contesti simili. Ad ogni modo, sono contento della scelta fatta dall’emittente: per me sarà un’esperienza molto interessante.

Questa nuova avventura potrebbe rappresentare l’inizio di una fase diversa della sua carriera, in cui alternare con più frequenza il ruolo di attore e la conduzione?

Non so ancora dirlo con precisione. Nella mia vita non mi sono mai imposto di fare una cosa piuttosto che un’altra. Di solito ho scelto di fare quello che mi interessava o che in un determinato momento mi serviva, per pagare le bollette (sorride, ndr)! Ho svolto tanti lavori per continuare a fare quello che mi piaceva davvero. La conduzione mi intriga e quindi, se ci saranno altre opportunità in futuro, mi metterò sicuramente alla prova.

Cosa ne pensa della programmazione di Tv2000?

Credo che sia un’alternativa valida a tante altre emittenti, con una linea editoriale che soddisfa una grande fetta di pubblico, con molti format interessanti. Penso che sia una tv che ha un suo mercato e che vuole continuare a crescere.

L’abbiamo vista ultimamente nel cast de L’isola di Pietro su Canale 5, una serie che ha avuto un grande successo di pubblico. Come spiega questo boom di ascolti?

Ha influito senz’altro la presenza nel cast di Gianni Morandi, un grande professionista tornato a fare l’attore dopo tantissimi anni. Questo ha incuriosito molto la gente. Inoltre, le storie dei protagonisti e l’ambientazione hanno fatto il resto, contribuendo a confezionare un prodotto molto gradito.

In queste settimane è in onda un ciclo di repliche de “Il commissario Montalbano” dedicato al tema della violenza sulle donne. Quando saranno trasmessi i nuovi episodi?

Credo all’inizio del 2018, a febbraio o marzo: ne abbiamo girati due la scorsa primavera.

Ci sarà qualche novità per il suo Mimì Augello?

Avrà un anno in più (sorride, ndr)! Nel 2018 festeggeremo il ventesimo anniversario dal primo ciak. I protagonisti della serie sono maturati, non solo anagraficamente: ad evolversi sono stati anche i loro pregi, difetti e le rispettive fissazioni. Credo sia proprio questo il motivo che spinge la gente a seguirci con passione e a volerci ancora molto bene.

Lei è marchigiano: com’è stato calarsi nella cultura e nella lingua siciliana?

Vent’anni fa chiesi alla produzione di andare in Sicilia dieci giorni prima dell’inizio delle riprese e di poter stare in un commissariato. Una volta avuto l’ok, andai a Trapani per capire quali fossero le dinamiche che caratterizzavano la giornata tipo all’interno di un commissariato. Ho conosciuto molti poliziotti, che oltre a dare la caccia ai delinquenti dovevano far fronte a situazioni comuni: le bollette da pagare, le difficoltà familiari. In più, dovevano fronteggiare anche i problemi creati dalla scarsità di risorse date alle forze di polizia. Questo mi ha aiutato molto, perché quanto vedevo nella realtà corrispondeva a quanto scritto da Andrea Camilleri. Anche i tanti agenti di Polizia che abbiamo incontrato si sono rispecchiati nelle nostre storie e più di uno ci ha detto: “Lo sapete che abbiamo anche noi il Mimì o il Catarella della situazione?”. Per imparare il dialetto abbiamo dovuto studiare, aiutandoci anche tra colleghi.

Prossimi progetti?

Oltre “Segreti, i misteri della storia” e “Il commissario Montalbano”, sto aspettando di iniziare un nuovo progetto cinematografico ma ancora non ne ho la certezza, perciò non ne parlo!


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Nasco a Napoli nel 1989, ma la mia città è San Giorgio a Cremano, la stessa di uno dei miei miti: Massimo Troisi. Gli studi mi hanno portato a Roma, dove mi sono laureato in Editoria multimediale e nuove professioni dell’informazione alla Sapienza. Sono giornalista pubblicista. Il varietà è il mio genere preferito, sia in tv che in radio. A ruota seguono serie tv e quiz. La mia passione è il Festival di Sanremo: da piccolo fantasticavo di cantare sul palco dell'Ariston, ora mi limito a sognare di condurlo!

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Interviste

Pino Rinaldi: «con Detectives inauguro un nuovo linguaggio televisivo su casi risolti e cold case»

Intervista a Pino Rinaldi che racconta il nuovo programma Detectives in onda su Rai 2.

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Pino Rinaldi Detectives
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Pino Rinaldi, regista, autore e, in passato, una delle firme principali nel programma Chi l’ha visto arriva su Rai 2. I telespettatori lo ricordano per le sue inchieste nel programma degli scomparsi attualmente condotto da Federica Sciarelli. Si è occupato per Chi l’ha visto? dei casi più sconvolgenti di cronaca nera come quello di Ferdinando Carretta che svelò proprio a lui di aver sterminato la sua famiglia. Ma è stato autore di tanti altri programmi tra cui Vertigo e Commissari.

Adesso Rinaldi su Rai 2 conduce dal prossimo 12 giugno il programma dal titolo Detectives. Si tratta di un appuntamento in sei puntate settimanali in seconda serata. Ognuna delle puntate ha la durata di un’ora.

Abbiamo incontrato lo storico giornalista che ci ha raccontato il programma di cui è stato ideatore ed è conduttore.

Pino Rinaldi Detectives intervista

Pino Rinaldi Rai 2 – intervista

Quali sono le caratteristiche specifiche di Detectives?

«Innanzitutto la grande novità è rappresentata dalla collaborazione tra la Rai e la Polizia di Stato, un evento mai accaduto in passato soprattutto perché questa volta in maniera ufficiale si affrontano dei casi irrisolti, ovvero dei cold case».

Significa che affronterete casi non ancora risolti?

«Sì. Vogliamo dimostrare che non è mai troppo tardi per cercare la verità. Inoltre, alla fine di ogni puntata, quando ci si occupa di cold case viene fatto un appello ai telespettatori in questi termini: chi sa parli».

C’è accanto a lei qualcuno che la aiuta?

«Per i casi irrisolti viene coinvolta una figura particolare, ovvero un profiler americano oggi in pensione. Si tratta di colui che ha inventato Criminal Minds. Il fine è di tracciare un profilo dell’assassino dando spazio anche all’importanza della criminologia».

Pino Rinaldi Detectives puntate

Che cosa succede invece per i casi risolti?

«Affronteremo un doppio percorso. Parleremo innanzitutto con chi ha diretto l’indagine chiedendo di ricostruire il caso, poi io stesso mi chiederò e volgerò la domanda ai telespettatori: perché l’ha fatto? Apriamo a questo punto uno scenario in cui i protagonisti sono psichiatri e neuropsichiatri che hanno stilato delle perizie che io rendo pubbliche. Se in passato invece non ci fossero state perizie verranno realizzate».

Può anticiparci qualcuno dei casi irrisolti?

«Tra questi ci occuperemo del delitto di Flavio Simmi, ucciso a Roma nel quartiere Prati in un agguato mortale nel 2011. Ci occuperemo poi di Eleonora Scroppo, un altro delitto avvenuto nella Capitale molti anni fa. Era infatti l’ottobre 1998. L’assassinio della donna è uno dei tanti delitti della capitale finito nel voluminoso faldone presso la Procura di Roma intitolato: delitti insoluti. E poi il delitto della Barbuta, una donna uccisa in un parco di Milano».

Pino Rinaldi Detectives Rai 3

Qualche caso invece risolto?

«Parleremo ad esempio del caso Isabella Noventa e del caso di Maurizio Minghella, criminale e serial killer italiano condannato all’ergastolo. Per il caso Noventa sono state realizzate delle perizie dalle quali sono emersi lati inediti affrontati in trasmissione».

Esiste qualche precedente per un programma come il suo?

«Sì si tratta di Crime watch, un precedente illustre nato dalla collaborazione tra la BBC e Scotland Yard. Voglio sottolineare che, per la realizzazione di Detectives, sono stati necessari mesi di lavoro di preparazione e di studio. È un programma che pone sotto un’ottica diversa e con un linguaggio completamente differente i principali casi di cronaca nera, analizzati senza voyeurismo ma con rigore».

ph foto: Danilo D’Auria


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Interviste

Martina Crocchia «un futuro in tv, ma a determinate condizioni».

Intervista alla campionessa de L'Eredità che si confessa tra rivelazioni professionali e personali.

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Martina Crocchia quando torna
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Martina Crocchia super campionessa de L’Eredità, con all’attivo una vincita di 158.000 euro, ha rilasciato la seguente intervista al sito www.maridacaterini.it.

La campionessa è presente da oltre un mese nel game show di Rai 1 condotto da Flavio Insinna nella fascia preserale. Vi anticipiamo che tornerà lunedì 5 aprile a conclusione delle puntate L’Eredità per l’Italia.

Abbiamo raggiunto telefonicamente Martina Crocchia che ci ha svelato molti lati della sua personalità e della sua esperienza a L’Eredità.

Martina Crocchia intervista progetti futuri

Martina Crocchia – intervista

Come ha vissuto la sua lunga permanenza nel game di Rai 1?

«Sinceramente mi è sembrato un sogno. Non credevo di andare al di là della prima puntata. L’esperienza è stata ancora più gratificante, grazie alla grande famiglia de L’Eredità e all’atmosfera familiare ed amichevole nella quale sono stata accolta».

Perché, a suo parere, è una campionessa così longeva?

«Io sono una persona fondamentalmente curiosa. Non mi sono sentita mai colta. Accanto agli studi che ho fatto mi informo quotidianamente attraverso ogni mezzo, compresa naturalmente la lettura. Sono però una lettrice abbastanza lenta e discontinua, ma mi piace imparare da qualunque fonte provenga il sapere umano. Sono molto legata ai particolari che mi colpiscono, e sui quali mi soffermo. Proprio per questa caratteristica sono molte le persone che non riescono a reggere una conversazione con me».

Che tipo di studi ha fatto?

«Ho frequentato inizialmente una scuola americana, successivamente il liceo classico e all’università Scienze della Comunicazione che considero il perfetto prosieguo degli studi classici. Inoltre ho colto sempre le occasioni per apprendere nuove nozioni, non solo dal punto di vista classico ma anche scientifico».

Martina Crocchia intervista

Un aggettivo con il quale si definirebbe?

«Sono non etichettabile. Mi considero un essere umano strano. Ho consapevolezza della mia personalità e ciò mi porta a pensare che non ci siano persone uguali a me in giro. Ma non sono però un’incompresa. Posso dire che questo lato del mio carattere genera paura, forse anche solitudine. Io infatti sono single e la consapevolezza di chi sono mi gratifica giorno dopo giorno».

Come vede il suo futuro dopo l’esperienza de L’Eredità? Diventerà anche lei una Cannoletta in gonnella?

«Innanzitutto ho apprezzato moltissimo Massimo Cannoletta. Ho seguito il suo excursus e posso dire che il suo risvolto televisivo lo comprendo, lo condivido e lo appoggio. Certo non accetterei mai di essere protagonista di un reality perché non amo la promiscuità. Ma se ci fosse la possibilità di qualche altro programma del pomeriggio o della sera non mi tirerei indietro. Mi piacerebbe innanzitutto realizzare un programma seguito dai giovani con i quali riesco a relazionarmi molto bene».

Martina Crocchia Pole Dance

I suoi programmi televisivi preferiti?

«Amo molto canali come Focus, ma i documentari scientifici un po’ meno. Sono appassionata inoltre di serie televisive fantastiche e legal drama. Mi piacerebbe ad esempio rivedere programmi cult come Il trono di spade».

Ci parla della sua scuola e delle allieve?

«Io sono la proprietaria della scuola di pole dance Phoenix che si trova in via Baldo degli Ubaldi a Roma. Sono impegnata praticamente tutti i giorni. Attualmente la scuola è chiusa e se non ci fosse stata la pandemia non avrei potuto partecipare a L’Eredità. Le ragazze si esercitano da casa e hanno sostenuto moltissimo sui profili social la mia partecipazione».

A proposito di social. Come risponde agli haters che si sono scagliati contro di lei?

«La maggior parte era rappresentata da donne tra i 50 e i 60 anni. Posso solo rispondere che sono giovane, avvenente e fortunatamente intelligente».

La riconoscono per strada?

«Sì, iniziano a riconoscermi e posso dire che mi fa immensamente piacere».

Infine Martina Crocchia manda un saluto a tutti i lettori di www.maridacaterini.it che la seguono e simpatizzano per lei.


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Interviste

Mihaela Gavrila intervista alla docente sulla difesa dei minori dalla tv

Intervista alla professoressa universitari italiana sulla difesa dei minori dalle insidie della tv e degli altri devices.

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Mihaela Gavrila comitato media e tv
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Mihaela Gavrila è professore associato con abilitazione di professore ordinario presso l’Università La Sapienza di Roma. Inoltre fa parte del collegio di docenti del dottorato di ricerca in Comunicazione, ricerca sociale e marketing.

Insegna Entertainment e Television studies e teorie e tecniche della televisione. In particolare dal dicembre 2017 è componente effettivo in rappresentanza delle istituzioni italiane del Comitato Media e Minori.

Alla docente abbiamo chiesto un parere sul rapporto tra minori e televisione in un momento particolare in cui l’infanzia ha maggiore bisogno di essere tutelata.

Abbiamo raggiunto telefonicamente Mihaela Gavrila. Questa è l’intervista rilasciata a www.maridacaterini.it.

Mihaela Gavrila intervista

Mihaela Gavrila – intervista

Qual è il ruolo del Comitato Minori e Tv?

«Innanzitutto l’immedesimazione degli adulti e degli educatori nel mondo dei bambini. Tutti siamo stati bimbi, ma pochi se ne ricordano. Il mondo dell’infanzia non è semplice da esplorare. Soprattutto oggi l’infanzia è complicata e molto spesso viene completamente affidata alla tv con le tante problematiche che ne derivano. Ricordiamoci che anche l’infanzia sta cambiando e noi la conosciamo sempre meno. Il ruolo del comitato è di difendere il più possibile i minori dai pericoli del piccolo schermo e non solo».

Il periodo attuale è più complicato rispetto al passato?

«Certamente. C’è una sovraesposizione da parte dei minori alla tv e ad altri devices. Abbiamo notato che la platea televisiva, basata su circa 25 milioni di telespettatori, nel periodo della pandemia da Covid, ha raggiunto 31 milioni in tutte le fasce orarie, soprattutto nel daytime».

Ma i bimbi vengono tutelati dal punto di vista televisivo?

«Da una parte possiamo dire che ci sono più tutele perché i programmi per bambini sono spalmati su vari canali ed app dedicate. Ce ne sono però talmente tanti che la scelta diventa estremamente complicata. Bisogna chiedersi: “verso quali indirizzi televisivi orientare la fruizione dei minori?”. Ci sono offerte disponibili a tutti, ma ci sono anche le offerte pay che non tutti possono permettersi. E qui il campo si allarga ancora di più».

A che punto è il Codice di regolamentazione dei media e minori?

«È fermo al 2002, quando si chiamava ancora Tv e minori. La nuova bozza è stata presentata nel 2019, ma è stata successivamente bloccata per la nuova direttiva europea sui media audiovisivi».

Qual è il vostro compito in particolare?

«Il nostro non è un lavoro semplice. Proviamo a concentrarci sulle fasce più critiche e cerchiamo di riconoscere i contenuti adatti a questo determinato pubblico. Per essere aiutati in tale compito ci siamo rivolti ai genitori e alla scuola. C’è un atteggiamento particolare che caratterizza l’infanzia è l’adolescenza di oggi».

Ci spiega qual è?

«In realtà i bimbi restano vulnerabili nonostante la crescita adolescenziale, anche se simulano capacità di adattamento alle varie situazioni. Non vogliono permettersi di dimostrarsi fragili. E spesso rivolgersi a loro come ad adulti, non fa che aumentare le fragilità insite in ognuno. Ogni singolo minore recepisce un messaggio in maniera differente. E incidono su questa capacità di comprensione anche le diversità degli ambienti da cui provengono. Ci sono bambini più pronti a determinate situazioni, altri invece no. Noi controlliamo anche i contenuti della fiction e dell’animazione, compresi i cartoni animati. Ma abbiamo una particolare attenzione sull’infotainment».

Mihaela Gavrila docente sapienza

Che succede quando viene sporta una denuncia al comitato minori e tv?

«Si mette in moto un determinato meccanismo. Certo ci rendiamo conto che talvolta può esserci un eccessivo moralismo. Spesso il codice sceglie l’archiviazione di alcuni casi. Ma ce ne sono altri in cui interviene con una lettera di raccomandazione alle varie emittenti. È una usanza molto utile per svolgere una funzione educativa per le reti televisive. Bisogna valutare dove posizionare specifici programmi ed anche la pubblicità. Un esempio infatti è lo spot della Nuvenia, così giustamente contestato. Bisogna evitare sempre l’utilizzo di immagini volgari e scene di violenza e sesso su tutte le reti, ma in particolare sulle generaliste».

C’è il caso di Cielo che propone film in prima serata non adatti ai minori. Come vi comportate?

«Questa è una questione importante. Abbiamo svolto una vera e propria battaglia per ottenere alcuni risultati. Ad esempio un ciclo di film, assolutamente improponibile per i minori, andava in onda nella fascia pomeridiana. Vi erano contenuti addirittura di pedofilia e pornografia. Abbiamo avviato un’istruttoria. Ma l’unico risultato è stato che la programmazione si è spostata in fasce non protette. Inoltre Cielo per un altro problema simile, non ci ha più considerato e non ci ha risposto. Il canale cioè non aderisce al Codice di regolamentazione. Noi non possiamo far altro che affidarci al rispetto che si deve al telespettatore. C’è inoltre da considerare che una tale programmazione abbassa anche la qualità del brand».


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