Chiara Lubich la recensione del film tv con Cristiana Capotondi


Analisi e riflessioni critiche sul film tv, visto in anteprima, con protagonista Cristiana Capotondi nel ruolo di Chiara Lubich.


Vi proponiamo la recensione del film tv Chiara Lubich, in onda domenica 3 gennaio 2021 in prima serata su Rai 1. La rete leader di viale Mazzini ha voluto rendere omaggio alla fondatrice del Movimento dei Focolari in occasione del ventesimo anniversario della nascita avvenuta nel 1920.

Chiara Lubich recensione commenti

Chiara Lubich la recensione

Nel ruolo della protagonista c’è Cristiana Capotondi affiancata tra le altre attrici da Aurora Ruffino, la nota Chris di Braccialetti rossi. Molti gli attori di contorno per la rivisitazione della biografia della Lubich, all’anagrafe Silvia.

La vicenda televisiva comincia dal 1943, quanto l’Italia è in pieno conflitto mondiale e quando inizia a crescere, nella protagonista la decisa volontà di dedicarsi a Dio. In particolare alla causa della fratellanza e della solidarietà tra popoli e religioni.

Il racconto, diretto da Giacomo Campiotti in maniera lineare, è finalizzato a non trasformare la protagonista in un santino. Purtroppo, il tentativo è riuscito solo in parte. La trappola della facile retorica di mestiere è sempre in agguato. In ogni mossa della protagonista, in ogni passaggio. La sceneggiatura, ripulita da ogni ovvietà semplicistica, scorre veloce ma senza incidere in profondità nella storia raccontata. La vicenda biografica è riadattata alle esigenze primarie della serialità made in viale Mazzini nella quale i buoni sentimenti sono funzionali al servizio pubblico.

La storia della Lubich si presta a tali obiettivi. E’ una storia di amore universale nel nome del Vangelo, portata avanti da una donna per di più giovane e piacente. Questa è la prima profonda accusa, nei suoi confronti, della Chiesa Cattolica. E del Sant’Uffizio che ha sottoposto la Lubich a due lunghi anni di interrogatorio per scoprire se davvero c’era un sentimento religioso nel Movimento dei Focolari. Una sorta in Inquisizione che fa urlare contro gli antichi, perenni, indistruttibili, pregiudizi sulle donne, Una Chiesa che ha dovuto attendere il 1967 e Paolo VI per la completa rivalutazione della figura femminile di Chiara Lubich e del suo operato.

Non è positiva l’immagine della Chiesa cattolica nel film tv. Che contiene, in questo senso un vero e proprio messaggio politico, incisivo e potente. L’accusa contro i suoi errori e i metodi, spesso fuorvianti. Questo è un grande merito del film tv.

Chiara Lubich recensione critica

Analisi dei personaggi

Cominciamo con la protagonista Cristiana Capotondi. Non le si può negare il merito di aver fatto di tutto per essere credibile. Ma spesso, si è spinta al di là delle sue possibilità recitative. Con il risultato di dare alla sua interpretazione l’immagine di un santino, prima disprezzato e vilipeso, solo successivamente riabilitato. In alcune parti è apparsa troppo forzata, soprattutto nelle esternazioni della propria aderenza al Vangelo.

Ma c’è un altro messaggio, ancora più importante di cui il film tv si rende promotore: la solidarietà, la coesione, l’afflato generale tra i popoli. Niente distinzioni di fede, di appartenenza, di humus sociale. In aderenza al pensiero di Albert Einstein che, proprio, in quel periodo, ribadiva con forza che “lui apparteneva ad una sola razza, quella umana”. Un messaggio più valido che mai nell’attuale società.

Intorno alla Capotondi una credibile Aurora Ruffino. Altrettanto credibili sono apparse le altre compagne del gruppo. Alcuni segmenti biografici, invece, sono stati solo accennati e in maniera frettolosa. Come la richiesta di aiuto del gerarca fascista salvato, dopo la liberazione, da un partigiano pietoso: il fratello di Chiara.



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