Il ritorno di “Crozza nel paese del meraviglie”, la recensione


Riflessioni sulla nuova serie del programma de La7,


 Intanto l’imitazione dell’ex sindaco di Firenze non convince fino in fondo. Colpa forse, del proliferare delle parodie sul personaggio, per cui riesce difficile trovare originalità sia nella rappresentazione fisica, sia negli stessi testi e nelle battute. L’imitazione, inoltre, non deve prolungarsi molto perchè rischia di abbassare l’attenzione degli spettatori.

La parte migliore di Crozza è nei monologhi, soprattutto quando non sono troppo lunghi. Appaiono così un concentrato di verve comica e di battute incisive e dissacranti attraverso le quali il comico fotografa la realtà e gli inquilini dei palazzi della politica. Quando l’ironia non è fine a se stessa ma è costruita su elementi reali, diventa vera e propria fustigazione dei costumi e mette alla berlina aspetti assurdi e sconcertanti in ogni settore. In particolare nella prima puntata si sono affrontati gli sprechi documentati al Senato.

Maurizio Crozza si avvale di un’equipe autorale di altissimo livello. Spesso, però, mancano idee nuove e si ripropongono gli stessi personaggi.  Un esempio: la presenza di Antonio Razzi anche in questa edizione. La parodia del personaggio politico abruzzese è divenuta una sorta di tormentone. C’è da sottolineare che la somiglianza fisica e la gestualità sono perfette. Come anche è perfetta la capacità di esprimersi con la tipica cadenza lenta di Razzi. Crozza ne mette in evidenza la povertà di linguaggio e la scarsa capacità di comprensione delle domande che gli vengono poste. Inoltre viene sottolineato anche l’aspetto tipico di una personalità molto “accomodante”.  Ne scaturisce un umorismo quasi involontario perchè nasce dallo spiazzamento del pubblico.

E’ piaciuta invece, la parodia di Beppe Grillo. In atmosfere medievali, Crozza– Grillo diventa Lord Blog che, contornato dai giovani seguaci in costume, li blandisce lodandoli e invitandoli a esprimere le proprie opinioni. Salvo poi, appena pronunciano una parola, espellerli categoricamente e catturati con una rete che non è quella telematica, ma una vera e propria rete da pesca.

Queste mini- rappresentazioni in costume, realizzate in maniera migliore potrebbero ravvivare l’elemento spettacolare  e costituire anche una variante rispetto ai monologhi quando rischiano di diventare troppo lunghi.

 Più riuscita la parodia di alcune scene de La grande bellezza in cui si rievocavano le mega feste del film Premio Oscar di Paolo Sorrentino.

Infine: la preparazione e l’intuito di Crozza, per esprimersi, possono fare a meno di doppi sensi e di un linguaggio a volte troppo grossolano.



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