Dall’uso (discutibile) dell’intelligenza artificiale all’effetto nostalgia. La prima serata di Sanremo 2026 si è contraddistinta anche per le pubblicità. Esse hanno seguito stili decisamente differenti fra loro.
Sanremo 2026 pubblicità, l’effetto nostalgia della TIM
Grande protagonista della pubblicità di Sanremo 2026 è senza dubbio la TIM. Il noto gestore telefonico ha avviato, in concomitanza con la kermesse, un’interessante operazione nostalgia, partita domenica 22 febbraio.
Su quasi tutte le reti televisive principali italiane è apparso, a sorpresa, lo spot che la SIP (di cui TIM è un erede universale), fece negli anni ’90. Il testimonial era Massimo Lopez ed il titolo della campagna era La telefonata che allunga la vita. L’attore interpretava un condannato a morte che, come ultimo desiderio prima dell’esecuzione, chiedeva di poter fare una telefonata con un amico. Tale colloquio durava un’infinità di tempo, rimandando, di fatto a tempo indeterminato, l’uccisione.
Durante la prima serata del Festival la versione 2.0
La riproposizione tale e quale della pubblicità della SIP era parte di una strategia comunicativa che si è completata durante la prima serata di Sanremo 2026. Durante una delle prime pause pubblicitarie, infatti, il pubblico ha assistito allo spot La telefonata che allunga la vita 2.0. Il protagonista è di nuovo Massimo Lopez, impegnato nella telefonata iniziata 30 anni prima. Lo smartphone e le cuffiette, però, hanno sostituito la cornetta. Il plotone d’esecuzione è ancora in attesa che il testimonial finisca la conversazione. La comunicazione, tuttavia, è alimentata da videochiamate e film di TIM Vision.
L’operazione nostalgia messa in campo dalla TIM in occasione di Sanremo 2026 è perfetta. Unisce la memoria del paese all’innovazione, generando curiosità ed attenzione. Se TIM ha sfruttato nel migliore dei modi la vetrina pubblicitaria messa a disposizione dal Festival, lo stesso non si può dire per il contributo dato nel bel mezzo della kermesse.
Il Momento TIM denominato Tutti cantano Sanremo si basa interamente sull’uso dell’intelligenza artificiale. Tale sistema trasforma, a seconda della canzone prescelta, gli spettatori ed il conduttore. Essi, nel debutto, sono divenuti papaveri e papere. Un segmento poco riuscito, estraneo al contesto e che ha dato un risultato finale straniante, poco elegante. Un netto passo indietro rispetto allo scorso anno, quando i protagonisti erano esclusivamente i brani, cantanti a squarciagola dalla platea. La dimostrazione perfetta del fatto che, spesso, la semplicità sia lo strumento migliore.
Sanremo 2026 pubblicità, la comunicazione (esemplare) di Netflix
Fra le pubblicità che hanno accompagnato il debutto di Sanremo 2026 c’è quella esemplare di Netflix. Lo spot inizia con l’apparizione del logo ed il celebre suono che accompagna gli utenti ad ogni loro ingresso sulla piattaforma. Subito dopo, il pubblico, in un’esperienza immersiva, osserva a tutto schermo il menù dell’applicazione. Di lato appare il fumetto di Zerocalcare (protagonista prossimamente della nuova serie Due Spicci) che se la prende con la mamma per aver attivato, per sbaglio con il telecomando, Netflix. “Come si toglie che fra un po’ canta ‘coso“, dice la madre contestualizzando così lo spot, riferendosi indirettamente al Festival.
Nel tentativo di ricollegarsi con l’Ariston è attivato, ancora per sbaglio, il trailer di Berlino e la Dama con l’Ermellino, altra produzione prossimamente rilasciata dalla piattaforma. Appare, allora, Pedro Alonso, attore che presta il volto all’omonimo protagonista della serie, che afferma: “Ma no, ora tocca al mio cantante preferito! Che fretta c’era, Berlino torna in primavera“.
In trenta secondi c’è tutto: l’aver messo in vetrina la propria offerta, il coinvolgimento del pubblico a casa ed il contesto nel quale è immerso lo spot, ovvero il Festival di Sanremo. Una campagna pressoché perfetta, che trasforma una pubblicità in un vero e proprio spettacolo nello spettacolo.

