Rai1: la programmazione per le giornate FAI di primavera


l'impegno delle reti rai per valorizzare le bellezze italiane


Ottimista e allegra, la pubblicità, in cartone animato, mostra in sequenza colline verdi punteggiate di cipressi, sagrati di chiese, anfiteatri antichi. Una serie di scenari come colorati dalla matita di un bambino, che poi ci mette dentro, personaggini, animali, ma pure una grande mano che raccoglie un mozzicone di sigaro per gettarlo fuori dal prato o una scopetta che pulisce lo spiazzo nobilitato da quei monumenti che soltanto l’Italia possiede.
Antonio Marano, vice direttore generale della Rai, ha mostrato in anteprima lo spot a Palazzo Chigi, nella mattinata di presentazione dell’appuntamento Fai. Sedeva accanto ad Andrea Carandini, presidente del Fondo Ambiente Italiano, al suo vice Marco Magnifico, al sottosegretario del Mibact Ilaria Borletti Buitoni, già al vertice del Fai, e ai rappresentanti delle aziende private che sostengono le Giornate di Primavera, Ferrarelle, Banca Generali, Dhl.

Ha sottolineato, Marano, l’eccezionalità dell’impegno di viale Mazzini, che sosterrà per la prima volta con una maratona televisiva, dal 16 al 22 marzo, la campagna di raccolta fondi “Ricordiamoci di salvare l’Italia”. Nei programmi di punta delle tre reti e in quelli radiofonici – da Unomattina a Porta a Porta, da L’eredità a La vita in diretta, da Easy Driver a Passaggio a Nord Ovest e a Linea Verde, L’Arena, Affari tuoi, La prova del cuoco, Domenica in, Che tempo che fa, Virus, e perfino 90 minuto, perché il Bel Paese fa spesso da sfondo allo sport – la Rai racconterà storie e mostrerà luoghi che testimoniano la varietà, la bellezza e l’unicità del patrimonio artistico e paesaggistico italiano. Quello, insomma, che tutto il mondo ci invidia, che gli stranieri visitano e che invece molti italiani snobbano, per non dire della politica, che destina ai Beni Culturali un’inezia del Pil, uno 0,1 per cento, meno di Grecia e Malta.

Via Asiago 10 sede della Radio
Ma l’impegno di Mamma Rai non finisce qui: tra i 780 luoghi aperti eccezionalmente al pubblico sabato e domenica prossimi ci sono cinque sue storiche sedi: quelle di via Asiago 10 a Roma, da dove nel 1931 partirono le prime trasmissioni radiofoniche, di Corso Sempione 27 a Milano, di via Verdi 16 a Torino, che racchiude il Museo della Radio e della Televisione e, ancora nel capoluogo piemontese, l’Auditorium Arturo Toscanini che ospita stabilmente l’Orchestra Nazionale Sinfonica della Rai.

A Palermo apre i battenti la sede regionale di Viale Strasburgo che ha sostituito alla fine degli anni Ottanta quella di via Cerda, nella parte ottocentesca della città. A Napoli, dove le aperture slittano al 28 e 29 marzo a causa della visita del Papa alla città, si potrà accedere al Centro di Produzione inaugurato nel 1963 che ospita tra l’altro l’Archivio storico della canzone napoletana nel quale sono state trasferite su cataloghi multimediali 40 mila incisioni dei motivi classici partenopei.

“La Rai è servizio pubblico – ha sottolineato Marano – e promuovere i beni culturali è promuovere insieme l’industria, l’economia, lo spettacolo. Una missione che va estesa ai cittadini, alla loro sensibilità: tutelare il proprio giardino, pulire il proprio marciapiede significa difendere nel modo più incisivo possibile il Bel Paese”.
E ce ne sono davvero di beni da salvare, come il Fai negli anni ha dimostrato, per esempio con la villa Gregoriana di Tivoli, dove domenica 22, dalle 15 alle 19, oltre alla visita (a contributo libero in favore della Fondazione) si potranno degustare prelibatezze della zona.

Centro di Produzione Rai di Napoli

Ecco allora la Certosa di Trisulti, a Collepardo (Frosinone) fondata nel 1204 per volontà di papa Innocenzo III nei boschi dei Monti Ernici, affidata ai monaci certosini e, dal 1947, ai cistercensi dell’Abbazia di Casamari, che però temono di non riuscire più a rimanerci. Allora chi si prenderà cura della biblioteca che assembla 37 mila preziosi volumi, della farmacia settecentesca, della chiesa abbellita da pitture del Seicento?

E chi riuscirà a far riaprire stabilmente al pubblico parchi archeologici come quello di Baia, a Bacoli (Napoli), voluto dall’imperatore Augusto il quale fece convogliare in un grande complesso termale le sorgenti naturali di acqua calda? “Una meraviglia che neanche io ho mai visitato” ha rivelato Carandini, decano degli archeologi italiani.
Altri luoghi non hanno bisogno di restauri, ma sono ugualmente inediti per il grande pubblico. Come sedi di attività industriali, politiche e bancarie. Tra queste, a Roma, Palazzo Chigi, Palazzo Koch, che è sede della Banca d’Italia, e il Palazzo Bnl in via Veneto, uno dei più monumentali esempi dell’architettura fascista degli anni Trenta.
Lungo è l’elenco delle altre meraviglie che lo scrigno del Fai mostra. Tra queste 75 castelli e torri, 4 mulini, 25 edifici di archeologia industriale, una distilleria, un birrificio artigianale. 

Si può consultare nel sito www.giornatefai.it. Mentre un sms solidale di 2 euro al numero 45507 permetterà di sostenere la benemerita Fondazione. Allora, ricordiamoci di salvare l’Italia.



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