Rai, Mediaset, La7 | Quel che resta dell’estate 2018


Rai, Mediaset, La7 | Quel che resta dell'estate 2018. Analisi della stagione televisiva nei mesi estivi e bilancio della programmazione. Unici vincitori: The Good Doctor e i Mondiali di calcio su Canale 5.


I mesi estivi del 2018 sono stati caratterizzati da pochi eventi degni di nota. Come al solito hanno imperversato le repliche su tutte le reti generaliste. Dalla Rai a La7, passando per le reti Mediaset, la programmazione è stata un continuo riproporre programmi e fiction già andati in onda.

L’evento che ha colto di sorpresa persino i responsabili di Rai 1 è stato il gradimento di pubblico di The Good Doctor. Il dottor Shaun Murphy (Freddie Highmore) è riuscito a catalizzare l’attenzione dei telespettatori regalando alla prima rete diretta da Angelo Teodoli share superiori al 25%. Cifre che non sono raggiungibili neppure in pieno periodo di garanzia e con fiction inedite di produzione propria.

Eppure il dottorino affetto dalla Sindrome del savant non era assolutamente rassicurante. Infatti i casi di cui si è occupato sono stati molto gravi e non sempre a lieto fine. Ciononostante il pubblico ha mostrato il medesimo gradimento che ha sempre accompagnato le serie televisive con protagonisti medici.

Un’altra sorpresa è stata l’alta fedeltà mostrata dal pubblico più anziano di Rai 1 verso TecheTecheTè. Quest’anno la striscia di amarcord ha puntato di più sulla musica e su ricordi che hanno catturato soprattutto la fascia over 60. La costruzione di TecheTecheTè è stata effettuata proprio per questi telespettatori meno giovani che, attraverso le immagini d’epoca, hanno rivissuto episodi della propria giovinezza.

Era talmente evidente che le Teche Rai si rivolgevano ad un pubblico anziano che personaggi giovani, quando erano presenti, venivano relegati negli ultimi minuti dello show. Quest’anno TecheTecheTè ha raggiunto persino il 23% di share, talvolta superandolo anche.

Inutile insistere ancora una volta sulle repliche. Rai, Mediaset e La7 ne hanno fatto un uso smodato. La prima rete ha tirato fuori dai conventi tutti i personaggi possibili: da Don Matteo a suor Angela protagonista della quarta stagione di Che Dio ci aiuti. Il prete in bicicletta ha presidiato i palinsesti sia mattutini con repliche quotidiane, sia di prima serata con la riproposizione della decima stagione nella serata preposta del giovedì.

Canale 5 ha replicato tutto il possibile: da Rimbocchiamoci le maniche, alla prima stagione di Rosy Abate, da L’isola di Pietro a Solo con Marco Bocci. La riproposizione della prima stagione di Solo potrebbe avere anche un senso in quanto funge da “riassunto” in vista della seconda che arriverà tra poco.

Stesso discorso per Non dirlo al mio capo di cui Rai 1 trasmette la seconda stagione a partire dal 13 settembre come vi abbiamo anticipato.

Altra grande sorpresa sono stati i Mondiali di calcio di Russia 2018. Infatti Canale 5, Italia 1, Mediaset Extra e 20 Mediaset hanno raggiunto ascolti da capogiro superando in alcuni casi anche il 40% di share. Si è distinto in negativo però l’approfondimento Balalaika dalla Russia col pallone che solo nelle ultimissime puntate ha raggiunto share ragguardevoli. Conclusi i mondiali, Mediaset è tornata nell’aurea mediocritas della programmazione.

In un mare di repliche si sono distinti film e serie prima visione. Parliamo di film TV di produzione soprattutto tedesca che hanno letteralmente invaso il palinsesto Rai e Mediaset. Non è scampata al trend neanche la terza rete che ha proposto, per il mese di agosto, quattro miniserie TV di coproduzione internazionale.

Il risultato di film e serie in prima visione ha assicurato alle reti che li hanno trasmessi share superiori a prodotti di produzione e con costi notevolmente superiori. Ad esempio qualche film di Rai 2 in prima visione è giunto anche all’8% di share. Lo show milionario di Mika andato in onda lo scorso anno aveva ottenuto le medesime cifre.

Non ha fatto eccezione neanche La7 che ha mostrato una enorme défaillance in occasione della caduta del Ponte Morandi a Genova. La rete dedicata all’informazione ha preparato pochissimi spazi di approfondimento. Sono mancate le maratone di Mentana e i lunghi speciali che hanno sempre caratterizzato la programmazione della rete di Urbano Cairo. Si dimostra ancora una volta che anche la tragedia ha bisogno di determinati tempi televisivi.



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