Sembra quasi una maledizione di cui Alessio Boni non vuole o non può liberarsi. Un destino già scritto perseguita l’attore e lo costringe ad accettare ruoli da padre padrone che si sentono investiti del potere di gestire le vite dei familiari e di coloro che li circondano.
Un amore spezzato che fa male al cuore. Un sodalizio rotto, dopo decenni, per colpe non proprie. Un amante abbandonato che si ritrova a soffrire in maniera angosciante. In quest’ottica va inserita la straziante dichiarazione d’amore fatta da Massimo Giletti alla Rai all’inizio della puntata di Non è L’Arena andata in onda domenica 12 novembre su La7.
Non è cambiata l’impostazione di Colorado rispetto al passato. Sempre la medesima concessione alla volgarità della battuta ed alla grossolanità dei monologhi. La trivialità fa parte integrante del Dna dello show comico targato Italia 1. Ne abbiamo avuto una ulteriore dimostrazione nella prima puntata della nuova edizione andata in onda sulla giovane rete di Cologno Monzese mercoledì 2 novembre.
Grandi e pretenziose atmosfere. Uno show che ha potuto contare su un notevole investimento economico ed ha voluto subito riconfermare il conduttore Mika artista di valenza internazionale. E poichè mamma Rai da qualche tempo ha inserito il genere fantastico nella sua programmazione, anche CasaMika non ha fatto eccezione. E’ bastata l’illusione di una porta girevole per realizzare salti temporali nel passato e tornare indietro di 50 anni. E questa è stata una delle parti più deboli del programma.
Un cast di attori anche dignitosi, impegnati nella rappresentazione di una favoletta per bambini poco credibile e recitata senza alcuna convinzione. Sirene, la nuova serie di Rai 1 di cui è andata in onda, giovedì sera, la prima puntata, è apparsa ai telespettatori sotto un duplice e ambivalente aspetto. Da una parte evocava le atmosfere di un semplicistico fantasy alla Fantaghirò osando persino qualche timido e rudimentale effetto speciale, dall’altra si ispirava chiaramente alla napoletanità di Un posto al sole essendo stata girata nella città partenopea.
Una gran confusione, una miscellanea di argomenti posti alla rinfusa, il ritorno della cronaca. E poi atmosfere che evocano La vita in diretta, personaggi che non hanno ancora una collocazione e vagano all’interno del programma in cerca di qualche autore in grado di dare un senso alla loro presenza. La rinuncia al salotto per spostarsi in cucina dove, tra una polpetta ed un ciambellone, arrivano ospiti come Rocio Munoz Morales e dimostrano la propria incapacità ai fornelli.
Uno show che poteva essere costruito meglio assemblando le varie parti in un unico contesto rappresentativo. Due conduttori. Serena Rossi e Neri Marcorè, che, nonostante non abbiano mai lavorato insieme, hanno trovato la giusta sintonia sul palcoscenico. Celebration all’esordio sabato 14 ottobre in prima time su Rai1 ha avuto momenti di dignitoso livello spettacolare soprattutto nelle esibizioni canore degli ospiti musicali.
Un’edizione decisamente inferiore come qualità rispetto al passato. Un linguaggio scurrile amplificato all’ennesima potenza.Una violenza brutale per gli innumerevoli pestaggi di cui resta vittima Coliandro ma che, ad un certo punto compromette la credibilità del racconto e trasforma il protagonista in una sorta di macchietta televisiva con spiccati connotati comici. Così l’ispettore appare quasi come la parodia di sè stesso. Un poliziotto talmente mal visto dai superiori che, alla fine, non gli vengono attribuiti neppure i meriti dovuti per la risoluzione dei casi di puntata.
Era molto atteso l’esordio di Bebe Vio come conduttrice di un programma che rappresenta la seconda parte della nuova edizione di Domenica in. La vita è una figata! è un docu-reality pieno di luce, di ottimismo, di speranza e di coraggio: emozioni e sensazioni che vengono trasmesse dall’energia travolgente della giovane campionessa paralimpica impegnata a raccontare vicende umane.
Salvo pochissime eccezioni, Propaganda live è il proseguimento di Gazebo su La7. Diego Bianchi, il conduttore, ha portato sulla rete di Urbano Cairo la sua squadra e lo stesso format dilatato, per coprire lo spazio della prima e seconda serata. Un programma che vuole coniugare satira e intrattenimento, prendendo le distanze dall’informazione tradizionale ingessata in schemi obsoleti, deve avere molta attenzione per i tempi di durata. E deve prendere consapevolezza che, neppure su La7, può permettersi determinate libertà come piazzarsi per oltre tre ore in video.