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Marzo 2017, il mese del Commissario Montalbano

Il mese di marzo in tv all'insegna del Commissario Montalbano

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Il mese di marzo in tv all'insegna del Commissario Montalbano
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Persino le repliche delle vecchie puntate – in onda ogni lunedì fino all’ 1 maggio – stanno ottenendo risultati paragonabili a quelli della loro prima messa in onda. {module Pubblicità dentro articolo 2}Il commissario Montalbano

Oltre agli ascolti, la notizia positiva per Rai 1 e per gli appassionati del Commissario interpretato da Luca Zingaretti è che la serie ha mostrato ancora una volta la sua capacità di rinnovarsi e appassionare il pubblico. Le trasposizioni sul piccolo schermo dei romanzi di Andrea Camilleri possono contare su uno zoccolo duro di telespettatori, ma questa può diventare un’arma a doppio taglio quando vanno in onda le nuove stagioni. A giudicare dai risultati, Il Commissario Montalbano, oltre a convincere i fan della prima ora, è riuscito anche a conquistare un’ulteriore fetta di pubblico. Il merito sta nell’aver puntato su una formula consolidata arricchita da pochi ed efficaci elementi nuovi. {module Pubblicità dentro articolo 2}

Il commissario Montalbano 2
Dopo quasi venti anni dall’esordio sugli schermi Rai, la fanno ancora da padroni gli splendidi scenari della Sicilia meridionale, la personalità inconfondibile di Montalbano, gli attori e i personaggi così caratteristici e familiari al grande pubblico. Eppure, i casi presentati nei nuovi episodi sono apparsi diversi dai precedenti: più cupi, più intricati e sorretti da una sceneggiatura congegnata ancora meglio per tenere viva l’attenzione dei telespettatori ed accompagnarli negli sviluppi delle storie. Tra le evoluzioni meno riuscite, invece, va registrata l’eccessiva resa quasi caricaturale di alcuni personaggi. L’agente Catarella, il Medico Legale Pasquano, il Questore Burlando sono da sempre caratterizzati da tratti particolari, ma la loro esasperazione nella serie del 2017 rischia di svilirne i ruoli. Tuttavia, è indubbio che la scelta li renda più simpatici e contribuisca alla godibilità delle puntate. {module Pubblicità dentro articolo 2}
Un altro elemento che ha generato qualche malumore tra gli appassionati delle vicende del Commissariato di Vigata è stata la brevità della serie: solamente due nuovi episodi. Per una produzione che va avanti quasi ininterrotamente dal ’98, per di più tratta da una serie di romanzi, è complicato e rischioso osare da questo punto di vista, ma forse i fan si aspettavano qualcosa in più. Possono stare tranquilli, comunque, visto che in questi giorni si stanno girando le puntate della nuova serie.

Il commissario Montalbano 3

Resta la conferma per la fiction di Rai1 e la grande popolarità del personaggio Montabano. Una personalità forte, particolare, eccezionale per la sua intelligenza e perizia, eppure così vicina ai suoi ammiratori nella quotidianità, persino nelle sue debolezze. Un Commissario rispettoso delle legge che a volte fa di testa propria, spesso burbero e austero ma capace di mostrare tutta la sua umanità, pur senza mai sbandierarla. Il suo fascino è tale che lo stesso Luca Zingaretti sembra rimasto un po’ imbrigliato nei panni dell’investigatore siciliano a cui viene sempre associato. Visti anche gli ascolti, non si può certo dire che sia un problema per il pubblico e per la buona riuscita della fiction.


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Luglio 2017 è la fine dei talk show?

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L’ultima stagione televisiva è stata quella che, forse, ancor più delle precedenti, ne ha mostrato i molti segni di stanchezza.
Inaugurata a settembre con Politics-Tutto è politica, che nelle intenzioni avrebbe dovuto rinnovare il genere, si è invece conclusa non solo con la chiusura dello stesso Politics, ma anche de La Gabbia Open e L’Arena. Dopo mesi di confronti serrati, spesso litigi, sono caduti sul campo Gianluca Semprini, Gianluigi Paragone e Massimo Giletti: nessuno di loro tornerà alla conduzione dei propri programmi.
Una moria trasversale alle reti, alle declinazioni del genere, e persino ai risultati d’audience. A tal proposito infatti, va sottolineato che se lo share di Politics e La Gabbia languivano, quello de L’Arena insidiava e teneva testa alla domenica di Barbara D’Urso.

giletti

Negli anni i talk show si sono moltiplicati, spaziando attraverso politica, cronaca, attualità, intrattenimento. Grazie ai loro costi bassi sono state coperte prime e seconde serate, pensati i palinsesti: politici e ospiti in promozione, in studio senza compenso, hanno consentito di realizzare prodotti televisivi a budget ridotto. Ne è conseguita una pluralità di programmi presidiati a turno dagli stessi esponenti politici, opinionisti, giornalisti.
La stagione 2016-2017 ha inoltre segnato, definitivamente, il consolidamento di un nuovo trend. I segnali si erano già avuti in precedenza, ma è nei mesi scorsi che è divenuto realtà effettiva: si tratta dell’arrivo dell’intrattenimento nei talk politici. Perché se è vero che per le reti è conveniente produrli, è altrettanto vero che i risultati elettorali dimostrano quanto la contemporaneità sia caratterizzata da una forte sfiducia nei confronti dei nostri rappresentanti.

politics

In un periodo in cui i partiti, o meglio la politica in generale, hanno perso credibilità, non si può certo contare sul loro appeal per tenere i telespettatori incollati davanti allo schermo. Per ovviare al problema perciò, si è cercato di puntare sui personaggi dello spettacolo: invitandoli a dare la propria opinione, oppure riservando loro un apposito segmento per sponsorizzare i lavori in uscita.
Matrix ha persino affidato una serata a Piero Chiambretti, che si è alternato a Nicola Porro. E Bianca Berlinguer con #Cartabianca ha ottenuto il picco di ascolti con Flavio Insinna, quando il volto di Rai 1 è arrivato nello studio di Rai 3 per difendere la propria immagine dagli attacchi di Striscia la notizia. Un dato indicativo, questo.

cartabianca insinna foto2

Data la loro convenienza economica, i talk show torneranno anche nella stagione al via a settembre. Inflazionati, ne sarebbe opportuno un ripensamento: la ridefinizione dovrebbe interessare sia i contenuti che il format, per evitare l’impressione di programmi uno fotocopia dell’altro.
In questo senso va citato come virtuoso l’esempio di Nemo-Nessuno escluso. Nato come programma di approfondimento, Nemo è riuscito gradualmente a conquistare telespettatori e guadagnarsi la riconferma: pur non essendolo in senso classico, gli autori vi hanno inserito alcuni elementi del talk, grazie alla presenza di ospiti e interventi mirati.
Di certo la soluzione non può essere quella attuale, che consiste nel prolungamento a notte inoltrata per racimolare briciole di share.

 

 


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