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Stasera Casa Mika la recensione

Riflessioni sullo show in onda su Rai2 con la conduzione di Mika e la partecipazione di Virginia Raffaele.
Marida Caterini

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Riflessioni sullo show in onda su Rai2 con la conduzione di Mika e la partecipazione di Virginia Raffaele.
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 Fin dalle prime immagini si è intuito il notevolissimo dispendio economico sostenuto da Rai 1… pardon Rai2, per “celebrare” l’arrivo di Mika a viale Mazzini. (Lo show, infatti, sarebbe stato idoneo alla prima rete). Facile immaginare l’ansia da prestazione che ha coinvolto il direttore di rete Ilaria Dallatana e gli autori, tra i quali il poliedrico Ivan Cotroneo che oramai è ovunque e passa disinvoltamente dalla fiction allo show.

Si son toccate tutte le corde e le sfaccettature dell’intrattenimento in una cornice nella quale sono state collocate, con sapiente furbizia, gli ingredienti cari al pubblico nazional popolare che, difficilmente, si ritrova nella programmazione di Rai2.

Si sono invitati, per la prima puntata, gli artisti più rappresentativi del panorama della musica e dello show non solo italiano. Da Renzo Arbore, con il quale si è cercato, invano, di ricreare le atmosfere di Indietro tutta fino a Virginia Raffaele che ha proposto la parodia di Paola, vicina di casa ideale di Mika. Tutti insieme appassionatamente per soddisfare gli innumerevoli desiderata dell’artista che ha ottenuto tutto ciò che voleva e anche molto di più. Perchè non si può rischiare una brutta figura con un volto Sky. Non gli si può negare la presenza di Sting. Sono dettagli che fanno la differenza. Neppure i più blasonati programmi di Rai 1 sono riusciti ad ottenere simili ospiti.

Ciononostante tutta la struttura di Stasera casa Mika non ha convinto. Sopra un’impalcatura fragile una costruzione mastodontica destinata a crollare.

Lui, il padrone di casa, ingabbiato in improbabili abiti che lo facevano assomigliare ad una sorta di clown o ad un personaggio uscito da un cartone animato. Con un comportamento falsamente minimalista da piccolo grande bravo ragazzo, Mika ha preteso di dominare su tutto. Il suo comportamento esprimeva la soddisfazione del bambino che, finalmente, ha ottenuto dalla mamma il giocattolino tanto desiderato. E questo giocattolino glielo ha offerto su un piatto di platino la Rai, non certo Sky che, graziosamente, gli ha concesso un anno lontano da X Factor. 

Non ha avuto limiti Mika: si è persino messo a cantare in napoletano. Si è recato nella città partenopea per scoprire alcune giovani realtà musicali, accantonado la grandeur e tentando di suscitare emozioni con la retorica di mestiere che ha ben imparato dalla tv italiana. Poi si è messo alla guida di un taxi a Roma, in un segmento spettacolare già sfruttato infinite volte.

E, per non farsi mancare nulla, si concede anche un linguaggio grossolano con il vice questiore Rocco Schiavone (ovvero Marco Giallini, l’attore che lo interpreta nella serie omonima). Per restare in tema con la trasgressività del personaggio.

Last but not least, la presenza di un’altra “vicina di casa”: Sara Felberbaum che, abbandonato il set de I Medici si è data anche lei all’intrattenimento. 

 

 


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Giornalista, esperta di spettacoli, in particolare di televisione. È stata per dieci anni critico televisivo de Il Giornale d’Italia con la direzione di Luigi D’Amato. Dal 1997 si occupa per il quotidiano Il Tempo di spettacoli, soprattutto di tv. Si occupa di cultura per il sito di Panorama. Ha collaborato in passato con le maggiori testate nazionali, tra cui Il Sole 24 ore, Il Mattino, Il Giornale. Ha ricoperto il ruolo di docente di Teorie e tecniche della critica televisiva nel master per laureati in Scienze della Comunicazione, organizzato dall’Università La Sapienza di Roma. Ha vinto il dattero d’argento al Salone Internazionale dell’umorismo di Bordighera. É stata titolare per tre anni della rubrica “Dietro le quinte” su Il Giornale d’Italia, analizzando, ogni settimana, un evento di cronaca, di politica o di spettacolo sotto la lente dell’umorismo.

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7 Comments

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  1. Avatar

    Romina

    16 Novembre 2016 at 9:46

    Buongiorno giusto per puntualizzare il programma è andato in onda il 15 novembre. Se mi permette dalla sua critica si capisce che prima di tutto lei non conosce il personaggio Mika, che tra l’altro è un cantante che ha fatto anche il giudice di X factor per tre anni, ma mi dispiace dirle che non appartiene a Sky, in quanto ha una sua carriera. Il programma puo’ piacere oppure no. bisogna però ricordarsi che Mika non è italiano ma Libanese e non possiamo paragonarlo a nessuno dei nostri showman. E’ un cantante che sta provando a dare vita ad un bello spettacolo. comunque le posso assicurare che a me è piaciuto tanto lui ma sopratutto i suoi ospiti, visti sinceramente in una veste di ospiti diversi da quello che ho sempre visto. Questo è il mio parere, perchè non dire ogni tanto E’ stato un bello spettacolo, anzichè fare sempre critica !!!!!

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    emanuela galasso

    17 Novembre 2016 at 21:17

    Leggo la sua recensione e resto senza parole. Aldilà della dispendiosità o meno del programma(e se lei si fosse presa il disturbo di vedere la conferenza stampa preceduta alla prima puntata avrebbe saputo che lo show è stato in parte prodotto da un’azienda privata e quindi non solo dalla rai) è evidente che lei non conosce affatto l’artista nè l’uomo. La sua stravaganza estetica,chiamiamola così,su cui la maison Valentino gioca molto ,enfatizzandola, è un marchio di fabbrica del cantante,da sempre. Sembra un clawn del circo? Ce ne vorrebbero di uomini che riescono a portare abiti con stelle e cuoricini con la sua classe. Ma con un sacco della spazzatura sarebbe comunque lo stesso.Non fosse altro che per l’altezza e la sua bella faccia,quasi disarmante. E per quel ”comportamento falsamente minimalista da piccolo grande bravo ragazzo” si vada a leggere e guardare le infinite interviste in italiano,inglese,francese che ha dato negli anni raccontando di sè e forse riuscirà a capire meglio e scrivere meno baggianate. La sua grande umanità,la sensibilità viscerale ,quel suo schierarsi sempre a favore dei più deboli,l’autoironia , sono il motivo preciso per cui è finito a condurre uno show sulla rai. E sono anche il risultato di una vita piena di ostacoli ,vissuta fino a pochi anni fa ai margini di una società distratta e cattiva che non dà scampo ai diversi. Diverso perchè immigrato in un paese straniero,diverso perchè dislessico ,diverso perchè omosessuale. Lui è il simbolo della diversità. Del dolore di essere sempre all’angolo .Ma anche della capacità e forza di trovare una via d’uscita e di riscatto. Nessuna furbizia ,nessun artificio. Lei sa cos’è la dislessia? bè ,se c’è una cosa da cui un dislessico deve fuggire è imparare una lingua straniera…. e perciò,quando l’ho sentito cantare in dialetto napoletano addirittura, avevo le lacrime agli occhi. Ecco tutto questo è Mika e molto di più. E quindi io non ho visto un bambino viziato da mamma rai, ma un uomo che lotta per rivendicare il suo valore umano e artistico e grato all’Italia che lo ha accolto con calore e adottato ,ha voluto farci questo regalo celebrando la nostra cultura. Tutto qui

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    Lucia Di Maro

    18 Novembre 2016 at 13:51

    Più di tre milioni e duecentomila persone non si sono messi davanti agli schermi di RAI 2 il 15 novembre per vedere personaggi che tutto sommato, ad eccezione forse di Sting (ma ricordo che domenica 13 da Fazio c’erano i Coldplay),sono abbastanza assidui sui canali televisivi.E non ci si sarebbero messi se ci fosse stato un altro conduttore. Perchè quelle persone erano lì soprattutto per Mika ,perchè è stato lui il valore aggiunto del programma. Per la sua biografia che come si dice in certi casi sembra un romanzo, per la sua poliedricità di artista a 360°, per la sua cultura da vero cittadino del mondo ,per la curiosità che lo guida verso gli altri ,per la capacità di emozionare emozionandosi.

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    caterina ferraresi

    20 Novembre 2016 at 17:02

    come dire: oddio che noia essere bella. Spettacolo allegro, divertente, emozionante. Ma, volendo, si può parlare male anche della Gioconda.

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    Simone

    30 Novembre 2016 at 0:22

    Questo è il classico articolo che parla all’italiano medio, scritto di pancia, di parte, ignorante; nel senso che ignora. Ignora alcuni dettagli di stile che hanno contraddistinto in modo forte lo show a partire dal guardaroba da clown firmato Valentino, alla scenografia agli ospiti ai temi trattati. Il punto cara signora Caterini è che questo paese ha bisogno di respiro, ha bisogno di charm, di qualcuno che esca dai soliti schemi boriosi relegati ai vecchi incartapecoriti della TV. Un programma oggi deve SMUOVERE tutte le generazioni, madri padri nonni figli. Personalmente erano anni che non vedevo uno show così volentieri in TV; Qualcosa che mi facesse sognare o che staccasse un attimo dalle solite facce e dalle tematiche, se vogliamo, a volte scontate della Rai. Non si può limitare il lavoro di un artista a commenti sterili e sminuirlo in questo modo freddo senza analizzarne le tematiche ed i contenuti. Purtroppo in Italia siamo bravissimi a criticare ciò che è bello e leggero e ad osannare ciò che è scontato e pesante. piace tutto quello che è audience ma quando l’audience merita tutto lo share non va bene, bisogna criticare. Non trova noiosa tutta questa critica del nulla? a me sinceramente ha stancato è roba da vecchi (vecchi dentro). In quanto alla spettacolarizzazione, non è il ruolo principale della TV? Ci sono programmi che spettacolarizzano peggio!
    ST

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    Cinzia Barillaro

    1 Dicembre 2016 at 22:06

    Mika è un artista vero, colto, appassionato e il suo programma “Stasera Casa Mika” ne rispecchia le qualità umane, empatiche, artistiche e l’impegno sociale, che è genuino.
    Io ne seguo le proposte artistiche dal 2007 e, chiunque potrebbe documentarsi, scoprendo che l’impegno profuso da Mika a cantare in Italiano, in napoletano, in spagnolo è il suo omaggio all’integrazione razziale.
    Avrebbe potuto serenamente godersi la sua componente anglosassone ricca e viziata, mentre non perde occasione per ricordare le sue radici libanesi e siriane, come delicata, forte solidarietà a tutte le persone vessate.
    Mika nacque in tempi di guerra, i suoi genitori nella buona e nella cattiva sorte, hanno sempre coltivato la danza e il canto come inno alla Vita. Sebbene Mika abbia avuto un successo internazionale notevole, anche operando scelte pericolose, si è preservato come persona, portando con tenace perseveranza, sotto a vestiti pop e mantelli da varietà, i temi connessi alla diversità: di religione, di nazionalità, di modalità di apprendere, di esprimersi, di innamorarsi, di essere… L’Amore è ciò che anima questo straordinario ragazzo coraggioso.
    Coraggioso e fin troppo consapevole di quanto le sue “stranezze” possano costare. Ha vissuto sulla sua pelle i commenti e le azioni crudeli di chi ha il cuore incenerito dalla routine, di chi affossa i sentimenti.
    Non ha rinunciato ad esprimersi con tenerezza, a credere nella dolcezza e nelle persone. Io sono davvero grata a Mika per i colori che porta nella sua bandiera di gioia, vivendoli e offrendoli.

  7. Avatar

    Anna Boccardo

    14 Dicembre 2016 at 19:19

    È evidente che lei è pagata da sky , la sua recensione si commenta da sola: frutto di risentimento verso Mika , gran bella persona e artista di fama mondiale, non certamente targato sky ! Lo show è piaciuto a tutti tranne a lei e a sky che ha perso un personaggio che ha dato moltissimo nei tre anni che ha accettato il ruolo di giudice a xfattor. Ovviamente secondo lei Ilaria Dallatana, la Maison Valentino, Ivan Cotroneo e gli innumerevoli ospiti della trasmissione sono degli sciocchi che hanno permesso a Mika tutti i suoi capricci! Avrebbe fatto bene a rileggere cosa è riuscita a vomitare su questo show prima di postarlo in rete!
    P.s. non sono una fan di Mika.

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Recensioni

Chiamami ancora amore serie tv la recensione

Riflessioni e analisi critica della serie di Rai 1 con protagonisti Greta Scarano e Simone Liberati.
Marida Caterini

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Chiamami ancora amore recensione
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Rai 1 sta trasmettendo la serie tv Chiamami ancora amore di cui di proponiamo la recensione. Il racconto televisivo è basato sulla grave crisi coniugale che ha colpito i coniugi Anna Santi e Enrico Tagliaferri, interpretati rispettivamente da Greta Scarano e Simone Liberati. Tre le puntate previste, per la regia di Gianluca Maria Tavarelli.

Chiamami ancora amore critica

Chiamami ancora amore serie tv la recensione

La storia raccontata è una vera e propria introspezione psicologica all’interno della vita della coppia protagonista. Ci si può odiare tanto dopo essersi amati in maniera totale e incondizionata? Questo il dilemma al quale cerca di dare una risposta la sceneggiatura che procede lenta e martellante sempre sullo stesso tema. Vengono poi alternati momenti in cui la coppia era felice ad altri nei quali la rottura tra di loro si era già consumata.

Il tutto nel tentativo di rendere chiaro il passaggio tra le due fasi in cui si trova la coppia: quella della pienezza sentimentale e la successiva caratterizzata da odio, rancori, risentimenti. Tutto è incentrato quasi didascalicamente su questa dicotomia: la gioia di un tempo e la sofferenza odierna. Sentimenti ai quali si cerca di dare una risposta perché sono necessariamente coinvolti anche i figli minori della coppia. E qui si apre il capitolo di una difficile infanzia e di una pre adolescenza segnata da come i bambini vedono e sopportano la situazione dei genitori.

Ingredienti ai quali si è cercato di dare il massimo risalto, con l’introduzione della figura di una psicologa (Claudia Pandolfi) a cui è delegato il difficile compito di seguire i ragazzini figli oramai di una famiglia disgregata.

La sceneggiatura si sofferma in particolare su queste tematiche ben consapevole che sono universali e di grandissima attualità. Si punta soprattutto alla immedesimazione nei personaggi, nei due coniugi che si affrontano con ira, quasi con ferocia, ma che ad un certo punto si chiedono le motivazioni di un tale inesorabile cambiamento tra di loro. Motivi che, tra l’altro, conoscono bene ma che si cerca di tenere celati al grande pubblico nell’interminabile spazio temporale di tre puntate.

Chiamami ancora amore ascolti

Analisi dei personaggi

Greta Scarano, dopo essere stata l’amante di Salvo Montalbano, si cala nel ruolo di una madre impreparata alla tormenta dei sentimenti che si è abbattuta su di lei. Cerca di essere credibile, si sforza di fornire una sufficiente prova d’attrice. Ma il risultato è al di sotto delle aspettative.

Nel corso della vicenda raccontata tenta di porsi dinanzi a se stessa ed alla fine del suo matrimonio, con una scarsa credibilità recitativa. Poco duttile nel personaggio che avrebbe avuto bisogno di una carica emotiva differente. Ma soprattutto di meno lungaggini che appesantiscono la parte finale.

Anche Simone Liberati fa del suo meglio con analoghi risultati. I due, quasi sempre in primo piano e occupando tutta la scena, appaiono come colpiti da un fato ineluttabile dinanzi al quale c’è solo da soccombere. E non per volontà di entrambi. Sotto questo punto di vista la storia appare ambigua.
Manca quel guizzo emotivo che doveva rendere meno penosa la storia arricchendola di un sentimento di speranza che, almeno nella prima puntata, è del tutto assente.


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Recensioni

Buongiorno mamma recensione della serie con Raoul Bova

Analisi e riflessioni critiche sulla serie tv interpretata nel ruolo del protagonista da Raoul Bova.
Marida Caterini

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Buongiorno mamma recensione
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Canale 5 sta trasmettendo la serie Buongiorno mamma di cui vi proponiamo la recensione. Protagonisti della storia raccontata sono Guido e Anna Borghi interpretati rispettivamente da Raoul Bova e Maria Chiara Giannetta.

Tutto ruota intorno allo stato di coma profondo in cui è caduta Anna da sette anni.

Buongiorno mamma critica

Buongiorno mamma recensione

La serie è basata su una sceneggiatura che alterna momenti vissuti nel presente a flashback. Tutto per giustificare lo stato di coma profondo nel quale si trova la protagonista, madre di quattro figli. La donna, moglie di Guido Borghi, è stata vittima di una emorragia cerebrale che ha lasciato intatte le funzioni vitali, ma ha compromesso l’attività cerebrale.

Anna Borghi si trova in uno stato di terapia assistita che ricorda molto da vicino casi di cronaca reale. Tra questi l’esempio più calzante sembra essere riferito alla vicenda di Eluana Englaro, che aveva appassionato all’epoca l’opinione pubblica italiana dividendola in due fazioni.

È quello che accade anche nella fiction di Canale 5 in cui la situazione di Anna Borghi viene vista e analizzata secondo l’ottica personale ed individuale di ognuno dei componenti della famiglia. Il marito desidera tenerla ancora a casa dopo sette anni di coma profondo. La madre invece vuole porre fine ad una situazione che ritiene straziante, liberando la figlia dal corpo nel quale è ingabbiata, trasferendola in una clinica per malati terminali.

E poi ci sono le opinioni dei quattro figli di età differente che reagiscono in maniera diversa dinanzi alla madre in coma profondo.

Accanto alla disgrazia viene raccontata anche l’esuberanza giovanile e tutti i problemi dei quattro figli che vivono la loro età e le loro problematiche.

La sceneggiatura è stata difficile da inquadrare ed ha proceduto attraverso troppi flashback, tra l’altro estremamente veloci, soprattutto all’inizio. Ne hanno compromesso la comprensione immediata. Il telespettatore non aveva neppure il tempo di assuefarsi al passato che già si vedeva proiettato nel presente.

Rapidità di immagini, di contenuti e di situazioni si sono alternate senza un lasso temporale che potesse definirle in maniera univoca.

Buongiorno mamma ascolti

Ulteriori considerazioni

La colonna sonora tra l’altro è sottolineata da una musica molto triste e spesso monotona. E contribuisce a dar luogo ad una serie di tempi morti e di lungaggini, incrementati ancora di più da uno scorrere estremamente ritmato e rallentato degli eventi.

La pretesa della serie è di voler coniugare troppi ingredienti. Alla malattia ed alle tematiche giovanili, si unisce anche la linea mystery. A rappresentarla è soprattutto l’infermiera Agata, apparsa misteriosamente nella vita della famiglia Borghi. Intorno alla nuova venuta si sta delineando il solito mix di suspense e thriller che rimanda comunque ad una sorta di soap opera in stile moderno.

Solo sufficiente la prova di recitazione di Raoul Bova. Ovviamente, molto poco può dirsi di Maria Chiara Giannetta. Mentre i quattro figli e i personaggi più anziani, sembrano vivere staccati l’uno dall’altro senza aver mai raggiunto la coralità interpretativa che è alla base della riuscita di ogni racconto televisivo.


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Recensioni

La Compagnia del Cigno 2 recensione della serie con Alessio Boni e Anna Valle

Analisi e riflessioni critiche sulla serie tv interpretata nel ruolo dei protagonisti da Anna Valle e Alessio Boni.
Marida Caterini

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La Compagnia del Cigno 2 recensione
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Rai 1 sta trasmettendo La Compagnia del Cigno 2 di cui vi proponiamo la recensione. La serie è interpretata tra gli altri, da Alessio Boni nel ruolo del maestro Luca Marioni e da Anna Valle che si cala nel ruolo di Irene Valeri. Ci sono poi i sette giovani studenti che, adesso stanno per diventare adulti e devono affrontare i problemi della loro esistenza quotidiana.

La Compagnia del Cigno 2 critica

La Compagnia del Cigno 2 recensione

Ideata da Ivan Controneo che ne ha curato la sceneggiatura con Monica Rametta, la seconda stagione della serie pone l’accento in particolare sull’amicizia dei sette studenti. Allievi del conservatorio che adesso hanno raggiunto la maggiore età ma si portano dietro ancora i complessi dell’età adolescenziale.

Sono in una fase di transizione umana e artistica nel corso della quale non riescono a discernere i vari aspetti della loro personalità. Sette storie differenti di vita vissuta e di sacrifici per portare avanti il sogno di diventare musicisti. Setti differenti modi di approccio alle tematiche dell’età giovanile nelle quali Cotroneo è un grande esperto. Il telespettatore under 20 tende a riconoscersi nelle problematiche studentesche, nei primi amori, nelle delusioni, nella malinconia, ma anche nell’euforia che Cotroneo ha dipinto molto bene in ognuno dei sette protagonisti.

Ad inquinare questa atmosfera che, solo apparentemente sembra idilliaca, appare, nella seconda stagione l’elemento di disturbo rappresentato dal direttore e maestro d’orchestra Teomar Kayà. E’ questo il personaggio chiave destinato a modificare l’andamento della sceneggiatura ed a cambiare radicalmente il corso degli eventi. Ed è qui che la serie cade nel patetico e, in qualche modo, nella soap opera. Il nuovo venuto è l’intruso che porta con se rabbia, rancore e vendetta provenienti da un passato che non è stato mai dimenticato. E si riaffaccia dopo 25 anni con tutta la forza di una vendetta tanto attesa.

Il nuovo maestro è il male che attacca il bene e lo inquina. Mandando a rotoli ogni buona intenzione della serie.

La Compagnia del Cigno 2 ascolti

Analisi dei personaggi

Certo, la sceneggiatura vuole puntare, per quanto riguarda i personaggi, soprattutto gli studenti, sul concetto dell’amicizia, una sorta di “Uno per tutti, Tutti per uno” che si concretizza in varie situazioni. Ma non tutte sono credibili. Alcune appaiono troppo spettacolarizzate solo per fini di audience e per catturare il telespettatore.

Al centro della serie c’è la musica colta e questo è sicuramente un pregio del racconto. C’è un percorso artistico che viene ben delineato nelle sue linee essenziali. Ma c’è anche troppa approssimazione nella schematicità delle tante vicende raccontate.

Alessio Boni, il Bastardo maestro Luca Marioni, riesce meno credibile rispetto al passato. Forse la serie poteva concludersi con la prima stagione. La seconda già appare una forzatura per la necessità di pescare nel torbido dei sentimenti umani a fini spettacolari.

Anna Valle non cambia. Cambiano le fiction da lei interpretate, ma resta rinchiusa nel suo schema di immobilismo recitativo. Molti i personaggi di contorno ad ognuno dei quali è affidato il ruolo di rendere al meglio la coralità recitativa. Sono i giovani protagonisti ad aver contribuito maggiormente al tentativo, non sempre riuscito.


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