Andrea Lolli è Don Saverio
Don Saverio è un punto di riferimento per molti personaggi. Quanto è importante interpretare una figura capace di ascoltare e consigliare?
«È importante come attore, anche perché a volte nella vita pochi parrocchiani ascoltano Don Saverio, quindi è un po’ una rivalsa anche mia: almeno qualcuno mi dà retta. No, è bello. In qualche modo il carattere di Don Saverio un po’ mi assomiglia, perché anch’io dispenso consigli nella vita. Solo che Don Saverio lo ascoltano, me no. Questa è la bellezza di fare questo mestiere.»
C’è un momento che ricorda con particolare emozione?
«Un momento umano è la scomparsa di Armando, la scomparsa di Pietro Genuardi, e quella la ricordo con grande emozione. Io e Pietro non eravamo amici nella vita, cioè non ci frequentavamo nella vita, però qui sul set c’era un bel feeling. Abbiamo lavorato tantissimo insieme e quello lo ricordo con grande emozione, proprio da uomo, da persona.»
«Come personaggio, Don Saverio si è trovato in una situazione particolare con la famiglia Amato e ha tirato fuori anche le unghie. Quello mi è piaciuto del personaggio. Quando è arrivato il marito della signora Amato, che era tornato ma aveva un’altra moglie, Don Saverio scopre tutto questo. Lui aveva sempre caldeggiato il ritorno del marito e aveva sempre, in qualche modo, osteggiato la storia d’amore fra lei e Armando. A un certo punto, quando si rende conto che il marito è un mascalzone, ha tirato fuori le unghie e questa cosa mi è piaciuta.»
Quale messaggio spera che Don Saverio continui a trasmettere?
«Il messaggio di Don Saverio? Soprattutto non tanto un messaggio da prete, ma da uomo, perché fondamentalmente lui è un uomo. Un uomo che sbaglia, non sempre dice le cose giuste, non sempre riesce a fare quello che vuole fare. Però è questo: dietro una tonaca, dietro un aspetto istituzionale, c’è veramente un essere umano. Un essere umano che è molto appassionato.»
Un aggettivo per descrivere la stagione?
«Intrigante.»