Mauro Negrini è Italo
Italo lascia il segno anche con poche parole. Quanto è importante questa caratteristica?
«All’inizio era parecchio difficile, anche perché sono riuscito ad aggrapparmi alle espressioni. A volte le poche battute erano quasi dei telegrammi. Attraverso gli sguardi, il modo in cui guardava e soprattutto non giudicava, riusciva comunque a esprimersi. Secondo me, il bello di questo personaggio, e per questo devo ringraziare gli autori, è che sembra non giudicare mai nessuno.»
«Quando arrivano le persone, lui le accoglie. Vive queste scene e queste situazioni con gli altri personaggi e poi, a un certo punto, riesce a uscire fuori a modo suo, con delle battute a volte anche futuriste.»
Dopo tanti anni nella soap, quale momento ricorda con maggiore affetto?
«Il momento che ricordo con particolare affetto è la prima scena parlata che ho fatto nella seconda serie con Riccardo Guarnieri, interpretato da Enrico Oetiker. È una scena che si vede anche sui social: quando lui va via dalla serie con i passaporti, che sono il viatico per partire, e dà una busta al maggiordomo.»
«Italo gli dice che avrebbe potuto ringraziarlo anche senza quella busta, nella quale poi c’erano dei soldi. Tra loro c’era un rapporto tale che Riccardo non voleva fargli sapere che sarebbe andato via. Quella scena la ricordo particolarmente. Mi sembra di sentire nell’aria che forse quest’anno Enrico Oetiker, il personaggio, potrebbe ritornare nella serie.»
Cosa vedremo di Italo nella nuova stagione?
«In questa nuova stagione Italo sarà molto impegnato perché, oltre ai personaggi tradizionali della villa, ci saranno anche dei bambini che verranno ospitati a Villa Guarnieri. Questo lo posso dire senza fare troppi spoiler. La giocosità di questi bambini renderà Italo nuovamente un bambino, nonostante la sua veneranda età.»
«Giocare con questi bambini creerà, secondo me, un bel rapporto. Gli spettatori proveranno empatia soprattutto nei confronti di questi bambini sfortunati che verranno ospitati nella villa. Volevo anche ricordare che il nome Italo veniva spesso dato, nel dopoguerra, agli orfani. Non so se anche lui fosse un orfano, ma dimostrerà un grande affetto nei confronti dei bambini.»
Con quale aggettivo descriverebbe la stagione?
«Soprattutto all’inizio, nelle prime cinquanta o sessanta puntate, sarà molto dinamica. Senza fare spoiler, creerà veramente una grande curiosità. Nelle soap così dilatate, non soltanto nel Paradiso, all’inizio gli spettatori possono faticare a comprendere i personaggi. Qui, invece, c’è un’immediatezza: riesci a capirli con poche parole.»
«È difficile far comprendere i personaggi con poche parole e devo dire che gli autori sono molto bravi. Sono ragazzi giovani e spero che facciano la fortuna non soltanto della serie, perché abbiamo bisogno di scrittura italiana. Abbiamo soprattutto bisogno di sperare che i giovani abbiano la possibilità di lavorare. Vedere questi ragazzi che si cimentano quindici ore al giorno a scrivere e correggere i dialoghi è importante. Il 1968 e il 1969 saranno inoltre argomenti capaci di incuriosire anche i giovani di venti o venticinque anni, che potranno vedere quello che hanno vissuto i loro genitori.»